L’incontro

L’incontro è il brevissimo romanzo, o forse sarebbe meglio definirlo racconto, che la scrittrice Michela Murgia ha pubblicato di recente con Einaudi. Semplice e piacevole la trama: sono descritte e narrate le estati trascorse a Cabras dal piccolo Maurizio, che annualmente attende la fine della scuola per lasciare la città, liberarsi dalle maglie troppe strette di padre e madre e scorazzare liberamente con i coetanei cabraresi lungo lo Stagno Mari Pontis e le viuzze del piccolo centro marinaro. Cronologicamente gli avvenimenti si svolgono durante gli anni ’80, spartiacque e confine di un mondo culturale non ancora del tutto evolutosi verso il selvaggio libero mercato di merci, idee, comportamenti massificanti e per certi versi paradossali di oggi, se consideriamo anche le mostruosità che gli anni ’00 sono stati in grado di produrre. Il riferimento cronologico è uno dei dati che permette al lettore di ravvisare nel racconto, seppure in filigrana, fole autobiografiche murgiane, che fortunatamente non divengono mai fuoco della narrazione, la Murgia, infatti, non è scrittrice abituata a contemplarsi egoicamente l’ombelico, anzi è abbastanza combattiva e rivolta all’analisi delle dinamiche socio-culturali del nostro tempo. Ma cos’è l’incontro? Non è certamente il confronto tra la cultura cittadina di Maurizio e il fervido e ricco immaginario di Cabras, nè si parla di una sua conversione al mondo selvaggio dei pescatori di múggini o dei pastori sardi.  L’incontro allude alla fase finale della processione religiosa cristiana, che si celebra in alcuni comuni a conclusione della Pasqua: solitamente dalla chiesa matrice sfilano due processioni di fedeli, una con in testa Maria addolorata, ammantata di nero, l’altra con il Cristo risorto con i primi tre diti in segno di vittoria. La specificità di questa tradizione popolare è che Maria addolorata, ignara della resurrezione del Figlio, appunto si trascina con il suo dolore lungo le strade, seguita dal corteo dei fedeli; ad un certo punto, di solito nella piazza principale, le statue si fronteggiano: Maria, scorto Gesù, in segno d’esultanza lascia scivolare il manto nero, allarga le braccia e gli va incontro. Chi partecipa  come fedele o soltanto come semplice spettatore all’evento non può che ammettere di provare un certo sommovimento del cuore nel momento cruciale dell’Incontro. Ma il racconto della Murgia non è neanche questo, anzi l’epilogo  della processione per il suo carattere paradossale e rocambolesco viene narrato con magistrale ironia nei confronti dell’ottusità dei preti che guidano la comunità e i cabraresi stessi che sembrano rinunciare, in nome di un campanilismo egoistico, ad essere comunità compatta e solidale. Il pomo della discordia, che divide ad un certo momento i cabraresi, è infatti la costituzione di una nuova parrocchia che mette in moto una guerra di protagonismo fra gli abitanti stessi di Cabras.  Abituati a vivere lo stare insieme come un “noi”, per la smania di potere essere “qualcuno” e contro ogni fondamento della fede che professano, i cabraresi della nuova parrocchia cominciano a pensarsi “separati” dalla comunità primitiva. Il “noi” cede il posto all’opposizione “noi/loro” e la celebrazione dei riti pasquali esacerba fino al paradosso il sentimento dell’esclusività della comunità ormai scissa. Saranno i piccoli, tra cui il protagonista  Maurizio, a ristabilire con un colpo di genio l’equilibrio civile e religioso nella comunità di Cabras. Da qui è possibile farsi un quadro dei temi che percorrono il racconto della Murgia: una storia di formazione, che vede protagonisti Maurizio e i suoi amici, il valore dell’amicizia, che supera barriere e pregiudizi di ogni tipo, la tendenza di chi esercita un qualsivoglia potere(religioso, politico, culturale)a creare divisioni e discordie  in una “comunità” con l’unico scopo di salvaguardare se stesso e la consorteria di cui fa parte. Sullo sfondo è possibile intravedere il mondo valoriale proposto dalla scrittrice: un cristianesimo di sorgente, il cui messaggio è affidato ai piccoli e alla loro spontaneità intelligente e creativa, poco disposto a compromettersi con l’istituzione storica della Chiesa e delle chiese di ogni tempo.

9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. 'povna
    Lug 25, 2012 @ 12:00:46

    Ricordo che con Michela Murgia ti eri già trovato bene. Io con lei sono sempre perplessa: le riconosco una bravura maggiore dell’italianità letteraria media, ma del tutto non mi convince (fino a farmi proprio arrabbiare in Ave Mary). La soluzione più semplice sarebbe, ovviamente, rinunciare a leggerla e basta. Però del tutto non riesco ad archiviarla. Quindi poi alla fine la prendo, un po’ mi piace, un po’ mi arrabbio e il ciclo ricomincia.

    Mi piace

    Rispondi

  2. Ilaria
    Lug 25, 2012 @ 13:24:28

    E’ un’autrice che non ho ancora trovato la voglia di leggere, tuttavia le tue recensioni mi incuriosiscono sempre. Sarà il mio pregiudizio “antiitaliano” e “antiscrittrici”; cercherò di rimediare. Il librino in effetti lo noto sempre quando vado in libreria (dico “librino” perché è piccolo).

    Mi piace

    Rispondi

  3. melchisedec
    Lug 25, 2012 @ 16:55:07

    @Povna, la Murgia ti lascia perplessa per lo stile? Il contenuto? O per entrambi?

    @Ilaria, è piccolissimo. Il contenuto è leggiadro, ma appartiene a un’epoca che non c’è più. Sembra di intravedere anche un po’ di tendenza al regionalismo.

    Mi piace

    Rispondi

  4. 'povna
    Lug 25, 2012 @ 17:19:45

    Direi che la risposta più corretta (e forse, anzi: sicuramente, ingenerosa) sarebbe ‘come intellettuale’. Nessuno dei libri che ho letto, così come dei suoi interventi, mi pare estraneo a quella che potrei definire una auto-fabbricazione, preventiva e consapevole, di aura (in senso proprio benjaminiano) e questo mi irrita nell’approccio alle sue parole.

    Mi piace

    Rispondi

    • melchisedec
      Lug 25, 2012 @ 19:00:13

      Se ho interpretato bene il tuo commento, si potrebbe dire che l’intellettuale Murgia prefabbrica i suoi libri secondo un’ideologia, tendenzialmente reazionaria, che fa perdere freschezza e autenticità a ciò che scrive.

      Mi piace

      Rispondi

      • 'povna
        Lug 25, 2012 @ 21:11:03

        Direi che così è autenticamente un po’ troppo crudo. Credo che Michela Murgia si senta più intellettuale (anche per la voce che le si è data) di quanto non sia (sicuramente non reazionaria, comunque, anzi – direi uno dei tanti rivoli del progressismo femminista, in senso più o meno lato) e che questo condizioni come scrive, non tanto nel senso che prefabbrica, quanto che si sente costretta a dire sempre la cosa definitiva, il pensiero impegnato, la chiave. E quindi i suoi prodotti sono fin troppo autentici (appunto, aura a tavolino), se mi passi il gioco di parole – come quelle persone talmente prigioniere del loro ruolo che non possono fare a meno di epater anche se si sta parlando di carta igienica o prodotti per pulire.

        Mi piace

        Rispondi

        • melchisedec
          Lug 26, 2012 @ 06:55:43

          Pensavo la credessi reazionaria. 🙂
          Hai ragione, Povna: la Murgia ha la tendenza a ritenersi depositaria della chiave di accesso alla “verità” o alla soluzione. A me però non dà fastidio.
          Grazie per le tue riflessioni, Povna!

          Mi piace

          Rispondi

  5. Alidada
    Lug 25, 2012 @ 23:30:38

    sempre interessantissime le tue recensioni mio caro Mel. Si leggono bene e con piacere. Ti mando un caro saluto e ti auguro un bel giovedì

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: