C’è posta d’agosto



Una delle mie caselle di posta elettronica improvvisamente s’è riempita di una serie di mail provenienti dalla mia scuola. In realtà di tratta di vere e proprie notifiche di circolari, che prescrivono le incombenze dei primi giorni di settembre: gli esami dei sospesi a giugno.
A una circolare, in particolare, è allegato un foglio excel, che riporta i nomi dei docenti impegnati, le materie d’esame e il numero degli alunni.
Detto foglio m’ha fatto ricordare che ho sospeso degli alunni anche in storia e geografia.
Possibile che in un liceo sia stato l’unico ad avere rimandato dei virgulti in storia e geografia?
Ho scorso per la seconda volta il foglio excel, temendo di avere letto male.
Proprio l’unico.
Evidentemente i colleghi sono più bravi di me nell’insegnare storia e geografia.

Farmaco, “amore mio”!



Non so se vi sia già capitato di recarvi dal medico per farvi prescrivere una ricetta di farmaci, di cui siete accaniti consumatori.
Perché, diciamocelo con franchezza, tutti noi, anche chi come me detesta assumere una pastiglia alla prima avvisaglia d’emicrania, abbiamo dei farmaci preferiti, di cui abbiamo sperimentato l’efficacia anche con una certa immediatezza negli effetti.
Per l’emicrania è miracoloso l’efferalgan, per la diarrea bimixin e normix, per stanare una febbre da cavallo la tachipirina e così via.
Non è detto che gli stessi farmaci, assunti da un altro, facciano lo stesso effetto in termini di tempi e reazioni.
Per esempio, tra gli antibiotici mal tollero lo zimox, mentre con il clavulin va meglio.
E gli esempi possono moltiplicarsi sulla base dell’esperienza di ciascuno.
Ne segue che nella coscienza del malato medio i nomi dei farmaci non corrispondono alle griffe delle case farmaceutiche, di cui i medici di base, secondo la mentalità contorta della norma, sarebbero gli sponsor ufficiali.
Il paziente, che richiede questo e non quel farmaco, sa già di averne sperimentato gli effetti, anche e soprattutto quelli indesiderati; a sua volta, il medico di base, coscienzioso e responsabile, possedendo un quadro anamnestico quasi completo del suo paziente, gli prescrive questo e non quel farmaco, perché conosce le conseguenze, anche gravi, che una certa medicina può avere incrociandone un’altra nella sintesi meravigliosa che mette in atto il corpo umano.
Secondo, invece, la revisione della spesa, varata dal nostro attuale esecutivo, i medici, a parte i casi di patologie croniche e acclarate da tempo, devono limitarsi a indicare sulla ricetta il principio attivo, in modo tale che il paziente/consumatore possa avere la facoltà di scegliere tra molti il farmaco più concorrenziale, rendendo in tal modo meno leggera la propria tasca e favorendo più case farmaceutiche.
In linea teorica la norma è razionale, in termini pratici e psicologici non lo è del tutto.
In termini pratici per l’ignoranza da parte del paziente dei principi attivi contenuti nei farmaci, in termini psicologici per i motivi esposti sopra.
Il paziente intrattiene, ripeto, una relazione immaginaria d’amore con i farmaci che è abituato a consumare, anzi più avanza l’età, più l’indissolubilità patologia-farmaco diviene per lui più cogente.
Di fatto, i pazienti continuano a richiedere al medico gli stessi farmaci ante revisione della spesa.
L’ho fatto io, pochi giorni fa, indicando all’infermiera del mio medico di base quali farmaci prescrivermi. Prontamente l’infermiera ha scritto sulla ricetta il principio attivo, ma in farmacia, ancora una volta, non me lo sono neanche sognato di farmi sciorinare dal farmacista tutte le medicine con il medesimo principio attivo.
E gli eccipienti?
Sono sempre gli stessi?
Come sempre, ho pronunciato il nome del farmaco che conosco e che ho sempre sperimentato sulla mia pelle.
S’è comportata allo stesso modo la massa di anziani presenti, esibendo, sia all’infermiera, sia al farmacista, tanto di talloncino con la griffe nota.
In barba al principio attivo e alla ricetta.

Pletoricamente


Diavolo!
C’è qualcosa che non torna.
21.112 unità di personale docente ed educativo da assumere per l’anno scolastico 2012/13.
11.892 cattedre da coprire attraverso il nuovo concorso a cattedra.
Si raggiunge un totale di 30.000 mila assunzioni.
E questa i media me la chiamano rivoluzione?
Come si spiega un numero così pletorico di assunzioni a fronte di colleghi che perdono il posto e che a fine agosto non sanno ancora in quale scuola presteranno servizio?
Come è possibile tutto ciò a fronte dei tagli operati dal governo precedente che, sommati all’epurazione del monte ore destinato alle materie d’insegnamento, sfrondano ulteriormente la selva dei posti disponibili?
E ancora, il congelamento nei posti di lavoro secondo le nuove regole quali posti potrà rendere disponibili?
E ancora.
E qui urge gridare ancora.
Diavolo!
Tale pletora di docenti quale prospettiva apre per chi da anni sgobba a scuola percependo uno stipendio ridicolo, destinato, per quanto riguarda la regione Sicilia, ad essere ulteriormente decurtato a causa dell’aumento dell’Irpef regionale(grazie al mangia-mangia dei governi che finora si sono succeduti)?
Questa si chiama rivoluzione?
Investimento sulla scuola, sul sapere, sulla ricerca?

Non apriamo, poi, l’altro capitolo.
L’effettivo funzionamento del Sistema Nazionale di Valutazione(SNV).
Il Sistema di valutazione si basa sull’attività di collaborazione di tre istituzioni: l’Invalsi (l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione), che assume il coordinamento funzionale dell’intera procedura di valutazione; l’Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), che sostiene le scuole nei piani di miglioramento; gli Ispettori, che collaborano nella fase di valutazione esterna delle scuole.
In base ai risultati del Rapporto, la scuola definirà un piano di miglioramento avvalendosi anche del sostegno dell’Indire, o della collaborazione con università, enti di ricerca, associazioni professionali e culturali. Gli esiti del procedimento di valutazione non hanno l’obiettivo di sanzionare o premiare ma intendono rendere pubblico il rendimento della scuola in termini di efficacia formativa. Lo scopo è attivare un processo di miglioramento sistematico e complessivo dell’efficienza e dell’efficacia del servizio, che deve essere mirato soprattutto a innalzare i livelli di apprendimento degli studenti e a dotarli di conoscenze e competenze essenziali per operare scelte consapevoli per il loro futuro. Il sistema permetterà anche di comprendere il valore dell’azione di coordinamento dei dirigenti scolastici
(Nota ministeriale).
In cosa consisterebbe il piano di miglioramento?
Nel dare a tutti la promozione?
Anche agli inetti volontari?
Perché, cari miei, io so già come andrà a finire.
Le scuole, già in sede di autovalutazione, metteranno in campo strategie finalizzate a ridurre il numero dei sospesi e dei bocciati.
Già lo viviamo sulle nostre spalle, durante i consigli di classe, dov’è possibile convertire il nero in bianco.
La ciliegina è costituita dal costo zero del processo di valutazione, infatti per l’attuazione dell’intervento normativo non sono previsti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Falso.
Assolutamente falso.
Tutti i docenti del mio liceo, interessati dall’Invalsi, hanno percepito quest’anno un somma per la tabulazione dei risultati.
Da dove si raschiò il barile?
Ma dal Fondo d’Istituto naturalmente!
Speriamo si apra davvero un percorso di consultazioni e confronto sul testo con gli operatori del mondo della scuola, con le realtà associative rappresentanti i genitori, gli studenti e la società civile, nonché con i sindacati del comparto e con le forze politiche.
Per ora posso dire “Diavolo!”.

“La messa è finita” di Moretti

E sempre a proposito di film provo a dire, ché già tanto è stato scritto e recensito, ciò che penso del film La messa è finita di Nanni Moretti, regista e attore verso il quale ho sempre nutrito un misto di attrazione(per la bravura) e di repulsione(noioso).
L’ho gustato proprio ieri sera.
Un’amara allegoria delle tendenze spirituali degli Italiani(e non solo)a metà degli anni ’80, quando si è quasi del tutto svelata l’epifania della crisi delle ideologie rosse e bianche: un’Italia spiritualmente smidollata, incapace di fare luce sui percorsi di vita del singolo e della collettività.
O, in altre parole, una tendenza al bozzolismo psicologico, figlio del capitalismo all’ultimo grido, che mina i fondamenti dell’istituzione-cardine dell’Italia, la Famiglia, e che riduce a larva qualsiasi tentativo di relazione autentica tra gli esseri umani.
Che sia quella tra genitori e figli, tra fratelli o tra seguaci dello stesso partito o della stessa parrocchia, poco importa.
Tutto il film è segnato dalla progressiva presa di coscienza da parte di Don Giulio che ogni tentativo di spiegare a se stessi e agli altri, attraverso gli strumenti della tradizione, il senso dell’esserci e del relazionarsi è destinato a un eclatante fallimento.
Ciascuno è destinato a restare solo, a muoversi entro un deserto di segni svuotati del significato che la cultura di appartenenza gli ha fornito.
A chiedere e a non avere risposte, se non quelle spicciole, offerte dai santoni del momento storico o dalle nuove impalcature di pensiero.
Poco credibile risulta anche l’appello finale di Don Giulio all’amore durante la celebrazione del matrimonio di Cesare.
La messa è finita, appunto la missione alla quale tutti i personaggi sembravano essere stati, in qualche modo, chiamati.
E con i personaggi anche tutti noi.
Film amaro.

Anna e il Re



Per l’ennesima volta mi sono sciroppato, ma lo dico in senso positivo, il film Anna and the King(1999) del regista Andy Tennant e con la magistrale interpretazione di Jodie Foster nel ruolo di Anna Leonowens.
Come è risaputo, la pellicola trae ispirazione dal romanzo Anna e il re del Siam di Margaret Landon, che insieme al marito fu missionaria presbiteriana presso una scuola in Thailandia tra il 1927-1937. Leggeva molto sul paese che la ospitava e in modo particolare sulla sua storia. Durante questo periodo scoprì i libri autobiografici di Anna Leonowens, una vedova gallese che era stata governante e segretaria alla corte di re Mongkut nel 1860.
Quando torno’ in America, nel 1937 iniziò a scrivere articoli sulla donna che l’aveva affascinata e a fare ricerche per raccogliere materiale per un libro. Diventò così una scrittrice ricordata soprattutto per Anna e il re del Siam, il suo best-seller del 1944, il suo romanzo sulla vita di Anna Leonowens che ha venduto oltre un milione di copie ed è stato tradotto in più di venti lingue.
Dalle mie ricerche in rete il libro risulta non disponibile per la vendita, ma conto ugualmente di recuperarlo.
Tanto fascino esercitato in me dalla visione del film mi conduce con forza a quelle pagine.
Sul versante cinematografico ho letto delle recensioni terrificanti sul conto di Jodie Foster come interprete della storia e non meno impietosi sono i critici verso il regista.
Al contrario trovo il film strepitoso, anzi dirò di più: Anna and the king può essere annoverato tra i classici del cinema, infatti ci sono la Storia e le microstorie (quella di Anna e quella di Dama Tuptim), la guerra, la pietà e la crudeltà, l’amore e l’odio, la vendetta e il perdono, e poi, nota assolutamente moderna, l’incontro/scontro fra due culture diversissime, il cui punto di sutura può consistere nel reciproco riconoscimento delle proprie alterità.
Ieri sera mi sono soffermato su una scena didattico-educativa: dopo una lite manesca fra l’erede al trono e Luis, suo figlio, Anna, madre e maestra, punisce con determinazione incrollabile e allo stesso modo i due bambini, non esitando tuttavia a consumare il pasto con l’erede ribaldo, dopo che questi ha eseguito la consegna prevista dalla punizione.
Quindi severità e magnanimità.
E tutto ciò sotto lo sguardo imparziale del Re, che non muove un dito per il figlio.
Inverosimile?
Oggi parrebbe così, ma è proprio anche a partire da ciò che possiamo definire classica un’opera:poter sperare di vedere un mondo migliore di quello che i fruitori stanno vivendo nella loro realtà quotidiana.
Senza per questo foderarsi gli occhi di prosciutto o gongolare beatamente in un immaginario idilliaco e romantico.