Farmaco, “amore mio”!



Non so se vi sia già capitato di recarvi dal medico per farvi prescrivere una ricetta di farmaci, di cui siete accaniti consumatori.
Perché, diciamocelo con franchezza, tutti noi, anche chi come me detesta assumere una pastiglia alla prima avvisaglia d’emicrania, abbiamo dei farmaci preferiti, di cui abbiamo sperimentato l’efficacia anche con una certa immediatezza negli effetti.
Per l’emicrania è miracoloso l’efferalgan, per la diarrea bimixin e normix, per stanare una febbre da cavallo la tachipirina e così via.
Non è detto che gli stessi farmaci, assunti da un altro, facciano lo stesso effetto in termini di tempi e reazioni.
Per esempio, tra gli antibiotici mal tollero lo zimox, mentre con il clavulin va meglio.
E gli esempi possono moltiplicarsi sulla base dell’esperienza di ciascuno.
Ne segue che nella coscienza del malato medio i nomi dei farmaci non corrispondono alle griffe delle case farmaceutiche, di cui i medici di base, secondo la mentalità contorta della norma, sarebbero gli sponsor ufficiali.
Il paziente, che richiede questo e non quel farmaco, sa già di averne sperimentato gli effetti, anche e soprattutto quelli indesiderati; a sua volta, il medico di base, coscienzioso e responsabile, possedendo un quadro anamnestico quasi completo del suo paziente, gli prescrive questo e non quel farmaco, perché conosce le conseguenze, anche gravi, che una certa medicina può avere incrociandone un’altra nella sintesi meravigliosa che mette in atto il corpo umano.
Secondo, invece, la revisione della spesa, varata dal nostro attuale esecutivo, i medici, a parte i casi di patologie croniche e acclarate da tempo, devono limitarsi a indicare sulla ricetta il principio attivo, in modo tale che il paziente/consumatore possa avere la facoltà di scegliere tra molti il farmaco più concorrenziale, rendendo in tal modo meno leggera la propria tasca e favorendo più case farmaceutiche.
In linea teorica la norma è razionale, in termini pratici e psicologici non lo è del tutto.
In termini pratici per l’ignoranza da parte del paziente dei principi attivi contenuti nei farmaci, in termini psicologici per i motivi esposti sopra.
Il paziente intrattiene, ripeto, una relazione immaginaria d’amore con i farmaci che è abituato a consumare, anzi più avanza l’età, più l’indissolubilità patologia-farmaco diviene per lui più cogente.
Di fatto, i pazienti continuano a richiedere al medico gli stessi farmaci ante revisione della spesa.
L’ho fatto io, pochi giorni fa, indicando all’infermiera del mio medico di base quali farmaci prescrivermi. Prontamente l’infermiera ha scritto sulla ricetta il principio attivo, ma in farmacia, ancora una volta, non me lo sono neanche sognato di farmi sciorinare dal farmacista tutte le medicine con il medesimo principio attivo.
E gli eccipienti?
Sono sempre gli stessi?
Come sempre, ho pronunciato il nome del farmaco che conosco e che ho sempre sperimentato sulla mia pelle.
S’è comportata allo stesso modo la massa di anziani presenti, esibendo, sia all’infermiera, sia al farmacista, tanto di talloncino con la griffe nota.
In barba al principio attivo e alla ricetta.

22 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. rosenuovomondo
    Ago 26, 2012 @ 10:41:43

    ma si i farmaci, scusami a volte hanno anche un effetto paradossalmente placebo. se siamo convinti che un certo farmaco di solito ci fa molto bene, è sicuro che ci farà sicuramente meglio di un altro di cui non siamo convinti… Secondo me non risolveremo nulla con questa cosa.

    Mi piace

    Rispondi

  2. 'povna
    Ago 26, 2012 @ 18:23:22

    Secondo me è sacrosanto. Nella mia regione fu introdotto molto tempo fa dall’allora assessore della sanità, un politico di vaglia come pochi ce ne sono, non come norma prescrittiva ma come consiglio per i medici, unita a una campagna per educare al consumo parsimonioso e consapevole di farmaci i cittadini.
    E ha avuto un discreto effetto, soprattutto nelle generazioni medie e giovani.
    Per quanto mi riguarda, per quel poco che vado dal medico e prendo farmaci, non esprimo preferenze come la marca dello yogurt, il professionista è lui.
    L’effetto placebo è risaputo, ma allora tanto vale usarlo riempiendo le compresse di analgesico con gelatina e crusca, secondo me – un effetto placebo su farmaci reali non è tale, è automedicazione giocando con il fegato proprio.

    Mi piace

    Rispondi

  3. melchisedec
    Ago 26, 2012 @ 19:01:12

    @La penso come te, Rosenuovomondo.

    @Povna, l’effetto placebo sa già di patologico a livello mentale. Non ho parlato di ciò, ma della consapevolezza del malato che un farmaco gli è più adatto di un altro.
    Anch’io non scelgo i miei farmaci, scelgo quelli che di solito mi ha proposto il medico, a cui spetta la prima parola.
    Per le nuove generazioni sortirà qualche effetto, ma per gli anziani(e l’Italia è un paese di vecchi)la norma è un po’ ostica.

    Mi piace

    Rispondi

  4. Ilaria
    Ago 26, 2012 @ 20:12:16

    Sai che non ho capito? Cioè, ho capito che il medico adesso deve scrivere sulla ricetta il principio attivo, ok. Però poi tu vai in farmacia e puoi avere il farmaco con quel principio attivo della marca che vuoi tu, giusto? Spero ardentemente di sì… perché non è solo questione di affezione, né di effetto placebo dovuto alla fiducia in quel farmaco; il fatto è che a parità di principio attivo ma con eccipienti diversi, la reazione del nostro fisico può cambiare. Io per es. prendo un farmaco abitualmente. Quando ho provato a prendere il corrispettivo generico mi ha dato un sacco di fastidi; questo perché appunto il principio attivo è lo stesso ma gli eccipienti diversi. Non potrei fare a meno di quel farmaco di quella specifica marca.

    Mi piace

    Rispondi

  5. melchisedec
    Ago 26, 2012 @ 21:26:32

    @Ilaria, hai compreso benissimo; mi auguro di non essere stato oscuro. 🙂

    Mi piace

    Rispondi

    • Ilaria
      Ago 26, 2012 @ 22:07:17

      Ah, bene! Leggendoti mi era venuto il dubbio che non potessimo scegliere la marca. Sarà che ormai sono così abituata alle “suppostone” di Monti (per dirla con la Lucianina) da temere perfino che lui voglia scegliere i farmaci al posto mio 😉

      Mi piace

      Rispondi

  6. Anonimo SQ
    Ago 26, 2012 @ 23:21:01

    Caro Mel,

    non esiste alcun motivo razionale e scientifico per cui il medesimo principio attivo, allo stesso dosaggio, e con la medesima biodisponibilità, non debba sortire effetti analoghi sul medesimo soggetto.
    Allora tanto vale mettere in discussione il principio di causa, cosa che tu, da filosofo, saprai far benissimo, ma non è cosa da Sistema Sanitario Nazionale di un paese civile. Concordo con ‘povna su tutta la linea.

    Ragion per cui, se sai di non avere intolleranze particolari per un eccipente/coadiuvante non hai alcun motivo di spendere (o far spendere) di più del minimo. Ma, si sa, l’Italia è un paese irrazionale, uterino, ed ognuno preferisce avere le proprie opinioni anche nell’irrazionalià e, spesso, nell’autolesionismo.

    Ricordo una collega (babypensionata da molti anni) col figlio orribilmente allergico, che ogni anno si informava da me di tutte le novità sulle terapie delle allergie da pollini, salvo poi concludere “che suo marito era per le terapie naturali, al massimo omeopatia o ayurvedfica”. Intanto il figlio (sarà trentacinquenne ormai) viveva sempre sulla lama del rasoio della crisi asmatica. Spero si sia reso indipendente presto da genitori scriteriati del genere…

    Anonimo SQ

    Mi piace

    Rispondi

  7. ornella
    Ago 27, 2012 @ 07:15:38

    Condivido con Melchisedec l’allergia allo Zimox e la diffidenza nei confronti del farmaco generico. Anche se gli eccipienti non dovrebbero influire, teoricamente, sull’efficacia del principio attivo, guarda caso a volte provocano intolleranze o effetti spiacevoli.
    Per cui…. ascolto il mio medico, ma con prudenza!!!

    Mi piace

    Rispondi

  8. 'povna
    Ago 27, 2012 @ 09:04:14

    Io non definirei l’effetto placebo “patologico”, fa parte di elementi di cura studiati nella medicina (attraverso per esempio il doppio cieco e altre metodologie sperimentali). Detto questo, come ricordava anche AnonimoSQ, io credo che in Italia – paese europeo dove si trova il maggior numero di auto-prescrizioni e ricorso a farmaci in maniera davvero leggera (sia chiaro: non sto proponendo medicine alternative, sia mai, concordo con AnonimoSQ, però la tendenza a prendere una pasticchina al minimo ‘sintomo’ attraverso forme di auto-prescrizione è davvero alta) – una legge che riporta la spesa per la sanità pubblica ai suoi fondamentali (principio attivo) e non alla fiducia dilettantesca nella medicina che prendiamo da sempre autoprescritta sia cosa buona. Vero, gli eccipienti possono cambiare. Dunque nel caso uno va dal proprio medico e dice che il generico X (ce ne sono svariati, di generici dello stesso farmaco, spesso) gli ha fatto poco bene (quando è cosa conclamata, sia chiaro, non dopo una volta che si prende per mezza dose!). E magari si fa spiegare che cosa succede. In modo che la propria esperienza possa anche – portata doverosamente dallo specialista – farsi eventualmente di pubblica utilità.

    Mi piace

    Rispondi

    • Anonimo SQ
      Ago 27, 2012 @ 09:21:17

      Sai ‘povna, nella mia esperienza di “allergico almondo intero” ne ho viste di belle. Spesso il medico in realtà non conosce bene quello che prescrive: io ebbi una reazione allergica grave ad un farmaco, ed il medico me ne prescrisse, la volta successiva, uno di diverso nome, ma di identica composizione (principio attivo). Da (allora) studente di chimica mi misi a ricostruire le formule dai nomi (allora erano scritti nel “bugiardino”) e glielo feci notare. Cascò praticamente dalle nuvole.
      Speriamo che con questo nuovo sistema i medici si sentano in dovere di conoscere qualcosa in più di quanto prescrivono!

      Anonimo SQ

      Mi piace

      Rispondi

      • ornella
        Ago 27, 2012 @ 10:15:00

        Ma infatti il timore è quello!!! Oramai i medici di base sono semplici impiegati, non conoscono né malati né malattie , né tanto meno farmaci.
        Me la vedo la medichessa di nostro padre battere al computer con un dito solo “acido acetilsalicilico “, “Ibuprofene” , Fluocinolone acetonide”, Chetocaina cloridato” “betametasone ” e via così, tanto per prenderne di semplici!!!

        Una bella trovata questa , altroché. Invece di dare una bella strizzata alle industrie farmaceutiche che si arricchiscono di inutili vaccini influenzali, per non parlare degli integratori e dimagranti che acquistabili anche senza ricetta, mentre se sei afflitto da una tosse devastante che non ti fa dormire la notte due gocce di quella roba forte non te la danno perché potresti diventare un drogato dipendente dalla codeina per tutta la vita!

        Mi piace

        Rispondi

      • pensierini
        Ago 27, 2012 @ 10:15:21

        @ Anonimo SempreQuello: spero ardentemente che tu abbia cambiato medico, da allora. L’esame di farmacologia i medici dovrebbero averlo almeno passato, se si sono laureati. Il principio attivo è il solo che conta, ed è loro preciso dovere conoscerlo. Il nome commerciale può essere influenzato dalle pressioni delle case farmaceutiche…

        Mi piace

        Rispondi

        • Anonimo SQ
          Ago 27, 2012 @ 11:13:02

          @pensierini

          La vicenda risale a una trentina di anni fa; da allora ho cambiato due medici, sempre però con l’occhio vigile.
          Spero che al giorno d’oggi i nuovi medici siano + preparati. di fatto, sono dei prescrittori di visite specialistiche, e di scatole colorate, suggerite dai rappresentanti. Su come viene fatta la acelta tra i vari farmaci, le statistiche parlano da sole. Per esempio, al Sud la prescrizione di antibiotici di ultima generazione (quelli da parecchie decine di euro a dose, per capirci) raggiunge il massimo in Italia; i medici, che vanno poi ai convegni ed ai viaggi premio organizzati dalle case farmaceutiche, ringraziano.
          Al mio medico, un giorno un rappresentante sciorinò i suoi dati di prescrizione ai suoi pazienti, chiedendogli ragione della mancanza di prodotti della sua casa, e manifestando la sua “disponibilità ad motivarlo” a cambiare prescrizioni…

          Anonimo SQ

          PS I vaccini antiinfluenzali, normalmente, mi sono serviti ad evitare botte di febbroni. L’importante, nella mia esperienza, è aspettare la seconda metà di novembre, sennò ci si trova “scoperti” a febbraio. La volta che lo feci ad ottobre, mi beccai alla fine di febbraio una influ epica.

          Mi piace

          Rispondi

    • melchisedec
      Ago 27, 2012 @ 10:57:10

      @Povna, il tuo discorso tiene conto di un target di pazienti consapevoli, il cui numero in Italia è ancora assai esiguo. A piccoli passi arriveremo anche a questo, mi auguro.

      @Un po’ come le case editrici sui docenti, Pensierini.

      Mi piace

      Rispondi

  9. kappadue72
    Ago 27, 2012 @ 15:14:48

    Non so in che modo, aspettare per vedere, ma sono sicuro che prima o poi questa novità finirà per crearci molti più problemi di quanti vorrebbe risolverne.

    Mi piace

    Rispondi

  10. melchisedec
    Ago 27, 2012 @ 17:21:57

    @Aspettiamo, Kappadue. Prima o poi diventeranno familiari i nomi dei principi attivi. Ma gli ignoranti? Gli anziani? Boh.

    Mi piace

    Rispondi

  11. simonnne@hotmail.com
    Ago 28, 2012 @ 22:46:38

    Vorrei considerare che c’è da mettere in conto varie fasce d’utenza alle quali il mercato del farmaco fino ad ora s’è rivolto. Gli occasionali, dove disinfettanti, antifebbrili e antinfiammatori da banco sono normalmente proposti come lo stesso spot che li pubblicizza. Poi ci sono i trattamenti cronici, e credo sia giusto avere possibilità di scelta sugli eccipienti, tenendo fermo il principio attivo. Ciò che mi sembra più complicato invece è il trattamento delle forme gravi acute, dove precise indicazioni del medico curante credo si debbano ritenere ancora indispensabili. Non so se sto complicando troppo la questione, ma a me il nuovo decreto sembra alquanto nebuloso.

    Mi piace

    Rispondi

  12. melchisedec
    Ago 29, 2012 @ 13:26:42

    Prova ne è, Ray, la sollevazione dei ministri per le ultime “uscite” di Balduzzi…

    Mi piace

    Rispondi

  13. Alidada
    Ago 30, 2012 @ 00:37:33

    caro Mel, ti dico la verità, lo scritto del tuo blog è un po’ piccolo per la mia vista e faccio fatica a leggere; a parte questo, mi viene fatto di chiedermi che razza di medico è quello che non conosce i principi attivi dei farmaci.. ci mancherebbe! Anch’io sono allergica e la so lunga specialmente sugli antibiotici, comunque sia i medici qui hanno un archivio digitale dove viene annotato tutto quanto e serve da riferimento per tutte le necessità. Questo, lo dico soprattutto dopo aver letto dei commenti..

    Mi piace

    Rispondi

  14. melchisedec
    Ago 30, 2012 @ 06:27:22

    Anche il mio medico ha un archivio digitale, Alidada. Il problema è un altro: gli anziani alle prese con i principi attivi!
    Mi spiace che il post non sia ben visibile, sarà una questione di browser. Hai fatto bene a dirmelo.

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...