Quaestio di lana caprina?



Con il post di oggi mi auguro possiate dare il vostro contributo a una quaestio scaturita in seno al dipartimento di lettere nella mia scuola.
Gli addetti ai lavori sanno che la tipologia A, relativa alla prova d’italiano e concernente l’analisi di un testo letterario in prosa o in poesia, consta di una batteria di quesiti suddivisi in tre aree(comprensione, analisi, interpretazione e approfondimenti)e marcati numericamente( area 1, 2 e 3 e a pioggia 2.1, 2.2, 2.3 e così via).
Si è posta la questione se gli allievi debbano formulare un discorso unico e organico usando come scaletta i quesiti o rispondere agli stessi in maniera secca, ma non per questo telegrafica e senza rigore argomentativo.
Nel mio liceo abbiamo vedute divergenti.
1- Affidare agli allievi la scelta della modalità di svolgimento dell’analisi.
2- Indirizzarli coartatamente a formulare un discorso unico e organico.
3- Indirizzarli coartatamente a rispondere ai singoli quesiti secondo quanto suggerirebbe la scaletta ministeriale.
La soluzione del cuore, per quanto mi riguarda, è la numero 2, ma essa collide con il rigore della scaletta numerica che, se non rispettata, non so quali risvolti potrebbe avere in sede di eventuale contenzioso/ricorso e inoltre, poiché è stato formulato un testo continuo senza riferimenti numerici, il docente corre il rischio di lasciarsi ammaliare dalla visione globale dell’elaborato e di trascurare la correzione puntuale delle risposte ai quesiti ministeriali.
Pertanto, fino a oggi, ho ritenuto scelta di buon senso insegnare ai ragazzi le modalità n. 2 e n.3: con la 2 si abituano a comporre un testo di ampio respiro formale e contenustico, con la 3 sviluppano l’abilità di sintesi.

E voi? E le vostre scuole?

6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. laGattaGennara
    Set 12, 2012 @ 14:13:22

    a livello di scuola vige il faccio quello che mi pare: io insisto per la modalità che hai messo al punto 2 ma insisto proprio. Poco m’importa il rigore della scaletta numerica, in sede di correzione e valutazione premio gli allievi che non hanno dato modo nemmeno di “sentire” che stavan rispondendo ai quesiti. Le domande preferisco le utilizzino come linee-guida e suggerimenti. Però, c’é un però. All’Esame di Stato la commissaria esterna di italiano ha penalizzato i miei studenti per questo: ha detto loro che alle analisi del testo si risponde quesito per quesito indicando il numero delle domande. Che potrebbe andar bene come passaggio dalla comprensione all’analisi nel biennio, volendo, fino alla terza, volendo. In quinta NO. Il mio è un NO categorico, cementato dal lavoro di preparazione alla tipologia. Certo, se non lo vuoi fare quel lavoro, allora la forma questionario deve andarti bene. Non so se mi spiego. Non mi sono in effetti posta il problema di un contenzioso e ora dovrei, visto l’esame. Sarò poco elastica ma modalità 2 e 3 si devono susseguire cronologicamente non in alternanza: ci ripenso e ti dico. Intanto grazie di questi post coi quali mi fai sempre rivedere posizioni. Bene, il confronto.

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  2. lanoisette
    Set 12, 2012 @ 15:08:29

    ah, questa interessa anche me, visto che quest’anno ho una terza.
    io sono per la modalità 1, cum juicio, nel senso che opterei anch’io per la modalità 2 tout court, seguendo quello che dice GG, ovvero un percorso di maturazione dal questionario al testo unica, tipo saggio breve di analisi, però, c’è un però:
    in indirizzi di studio non liceali spesso è proprio la produzione scritta in sé a costituire un problema, quindi la riposta “a questionario” piò essere una buona soluzione per chi ha ben compreso il testo proposto ma magari fatica ancora nell’organizzazione del proprio “testo critico”. credo che questo tipo di approccio possa adattarsi anche a qualche liceale un po’ scalcinato. voglio dire, se uno studente ha la possibilità di fare una buona analis del testo, sebbene in forma di questionario, perché obbligarlo ad escluderla, forzandolo così a scegliere un’altra tipologia, dove magari, proprio per quanto detto sopra, è maggiormente in difficoltà?. per il resto propenderei anch’io, come GG, a premiare coloro che riescono a costruire un testo fluido e coerente senza che si “percepiscano” le risposte alle domande.

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  3. melchisedec
    Set 12, 2012 @ 16:13:38

    Chiarissimi i vostri interventi, Lanoisette e LaGattaGennara, e ribadisco che il mio ideale è il testo unico e organico, che si serve della scaletta come strumento.
    La collega, che al collegio ha sollevato la questione, ritiene di essere quasi sicura che la formulazione di un testo unico e organico sia obbligatoria a livello ministeriale.
    Io, però, non ricordo pronunciamenti in tal senso.
    Ecco il punto dolens.
    Non so se “sono stato spiegato” abbastanza, direbbe una comica. 🙂

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  4. gipsy2011
    Set 12, 2012 @ 17:04:13

    Come sai, non insegno italiano, ma sono decisamente per la soluzione n. 2, che dimostra un’abilità in più: la capacità di coesione nel costruire un testo ben organizzato. Capisco il discorso di Lanoisette, ma per me lo studente che ha la capacità di fare una buona analisi del testo ma non di organizzare il testo stesso va valutato in maniera, sì, positiva, ma mai ottima o eccellente, come potrebbe accadere applicando la soluzione n. 3. A proposito dell’abilità di sintesi, secondo me è verificabile anche con la 2.

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  5. 'povna
    Set 12, 2012 @ 17:15:20

    Mentre da un lato ancora una volta plaudo all’intervento di Corto Maltese all’epoca del mai troppo evocato convegno (la libertà di insegnamento è tale – nella scuola pubblica – là dove non inficia la libertà dei ragazzi di sbagliare da un lato e di affrontare correttamente un percorso che termina con una serie di prove date dall’altro), dall’altro provo a dirti la mia, basata sull’esperienza dell’Onda di quest’estate.
    In sintesi: no, non c’è una normativa che prescriva una modalità o l’altra. Non c’è e basta. C’è da rispondere al meglio alle consegne della traccia – il come e il quanto viene stabilito dalle griglie di correzione che, pur nel rispetto della traccia, è ovvio che siano poi stabilite sulla base della specificità delle scuole. Cioè, in soldoni, riallacciandosi a quanto dice Noisette, è evidente che una o l’altra modalità dipendono dal tipo di scuola, così come è evidente che un 15/15 al professionale avrà lo stesso spessore ma potrebbe non avere lo stesso contenuto di un 15/15 al classico.
    In questo rispondi pure alla tua collega in serenità. Per il resto, posto che credo anche io che si debba tendere verso un testo unico e coeso, credo anche io con Noise che non si possa svalutare la 1), in nessun modo e che questa possa portare anche a risultati eccellenti. In generale, un’attenta analisi della classe e dell’istituto dovrebbe essere quella che porta a fare, di volta in volta, le scelte mirate (magari attraverso un adeguato ripasso dei connettivi: io ai miei, già al biennio, per esempio faccio spesso l’esercizio di legare le analisi di testo attraverso i connettivi, prima dati e poi da trovare. E sostanzialmente funziona).

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  6. melchisedec
    Set 12, 2012 @ 19:24:58

    @Sono d’accordo con te, Gipsy. Inaccettabili i telegrammi.

    @Povna, dai conferma alle mie perplessità. Non esiste alcun documento ministeriale, che dia indicazioni in un senso o nell’altro.

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