Ragazzate

Ieri e anche oggi una delle mie classi ha avuto il potere di farmi montare su tutte le furie e, se m’infurio, divento crudelmente inflessibile.
Il collega Tir sulla faccia, durante la sua ora di lezione, ha beccato due alunni che, con la complicità di due gentili e pietose donzellette, stavano copiando gli esercizi di latino.
Tir sulla faccia mi ha consegnato personalmente i quaderni.
L’ora successiva mi sono spolpato tutti e quattro come fossero polli allo spiedo offerti a un affamato gatto randagio, distribuendo voti dal 5 in giù.
Non contento ho assegnato 5 versioni di latino con analisi.
Un altro, stamani, ha portato a scuola un oggetto vietatissimo finito per caso nella sua tasca, brandendolo per finta contro una compagna.
Domani attendo i genitori, perché pretendo una spiegazione.

Stasera, silenziosa, mi è giunta un’email.
Mittenti i rappresentanti di classe, che a nome di tutti mi hanno porto le loro scuse.
S’impegneranno inoltre per ricondurre i compagni a più saggi propositi.
Sono ancora piccoli.
E monelli.

Ma ho apprezzato il gesto.

Domenica di pioggia e di urne


Mi è già capitato per le elezioni comunali, ossia votare non secondo le convinzioni politiche maturate nel corso del mio ventennio elettorale e che fanno parte dello specifico bagaglio di ogni cittadino consapevole, ma accordando la preferenza o alla persona, nel caso delle comunali, o al movimento di idee nel caso odierno delle regionali.
Il sindaco neo-eletto nel mio comune sta dimostrando di essere un uomo quasi all’altezza della situazione disastrosa ereditata dai politici precedenti(dissesto nel bilancio, nel territorio e nel tessuto civico valoriale); per tutto valga l’avvio della raccolta differenziata, i cui risultati non sono ancora sensibilmente visibili, sia per le difficoltà culturali della popolazione, forastica quanto mai, sia per la trappola dal sapore mafioseggiante, che un gruppo di politici del calibro di Catilina ha teso a lui e alla popolazione tutta.
Così per le regionali, scartando volti che portano impresso il peggiore sicilianismo non di rado concubino del ventennio caimanesco, ho optato per un voto di rottura estrema, che non guarda in faccia a nessuno.
O almeno così sembra.
Com’è mio costume, mi sono recato di buon mattino alle urne.
Il seggio elettorale, come già ho detto altre volte, è ubicato nella mia vecchia scuola elementare; stavolta non ho provato particolari emozioni.
Ho notato che sono scomparsi gli armadi a vetro che custodivano le guide didattiche della mia carissima maestra Francesca(Dio l’abbia in gloria!).
Le aule sono rimaste per lo più identiche a quelle di un tempo, ricchissime di disegni e cartelloni, chiaramente dal contenuto moderno.
Di tutto l’edificio soltanto un piano appartiene alla scuola, la cui sede centrale è stata confinata in periferia, mentre il resto è occupato dagli uffici comunali.
È quest’ibrido che la sfigura agli occhi e non me la fa riconoscere.

Rapida e “morbistente”

Domattina, ancora l’oracolo non si è espresso, quindi non so l’ora e il minuto in cui le trombe dell’Apocalisse squilleranno, sarà effettuata nella mia scuola la simulazione di un’evacuazione.
So che è adempimento obbligatorio, riconosco che, dopo l’esperienza del terremoto di mesi fa, è necessario tenere allenati alunni e personale tutto, però è operazione che mi urta non poco, soprattutto perché, a parte conoscere vie di fughe e percorsi, non disponiamo di una sicura preparazione sulla sicurezza; di solito l’evacuazione avviene a ridosso della ricreazione, ma le mefistofeliche menti degli organizzatori potrebbero puntare sull’effetto-sorpresa.
La novità, destante qualche perplessità di carattere semantico, è che nel testo della circolare viene associato l’aggettivo “rapida” al sostantivo “evacuazione”.
Si tace, invece, il nome della purga.
Essendo un’evacuazione rapida, si sarebbe potuto consigliare di uscire dalla scuola con un rotolo di carta igienica a testa.

Narror

Solitamente la parola formazione evoca per i lavoratori un rosario di ore noiose da sgranare per obbligo contrattuale o per imposizione legislativa. I docenti, tutti, portiamo sulle spalle esperienze devastanti sia sul piano della formazione, sia su quello dell’aggiornamento; rare sono le esperienze formative degne di rilievo. Tra le più tragiche s’impone quella legata all’immissione in ruolo, gestita dall’istituto Indire.
Vuoto assoluto dei formatori in presenza, schermo algido per le ore on line.
Pertanto, con il passare degli anni, mi sono sempre più chiuso a riccio per difendermi dagli attacchi dei predatori a pagamento, mentre ho curato, seppure disordinatamente, l’autoformazione, pescando talvolta nel mare magnum delle proposte qualche bella perla.
Oggi pomeriggio, per la prima volta, ho partecipato a un laboratorio di narrazione per docenti.
Molti i pregiudizi iniziali, tant’è che, per tutta la mattinata, mentre ero a scuola, cercavo di autoconvincermi che in fondo tre ore sarebbero trascorse velocemente tra preliminari e pausa-caffe-sigaretta.
Come preconizzato, il laboratorio è decollato con mezz’ora di ritardo, ma, contrariamente alle mie ipotesi, si è rivelato sorprendentemente piacevole e rilassante.
Il merito, almeno gran parte, va riconosciuto alle due conduttrici, una psicoterapeuta e un’insegnante di matematica in pensione(Tanto per cambiare ero l’unica presenza maschile).
Però devo ammettere che anche i formandi si sono rivelati ricchi di storie interessanti da ascoltare; è forse del tutto casuale, ma nessuno di noi ha parlato di scuola e di sé come docente eccezionale, unico, bravissimo, che meglio di lui non c’è nessun altro.
Sono state narrate storie di vita personale, che m’hanno entusiasmato e in qualche momento intristito.
Come la storia della bambina che viene dimenticata dalla madre a casa della maestra di pianoforte e che, imbarazzata, trascorre anche la cena in quella casa di arte e bellezza.
O come la storia della figlia che, a distanza di anni, recupera il monito severo della madre, “Guarda e impara, io non ti spiegherò nulla”, e riesce a fare proprio quello che non le è stato mai spiegato a parole.
Ma con il silenzio e l’accudimento.

Piedi “cutulini”

È appena trascorso un mese dall’inizio delle lezioni, eppure le forze centrifughe, operanti all’esterno e all’interno della scuola, rischiano di polverizzare l’attività didattica per eccellenza, ossia quella svolta in classe dai docenti insieme agli alunni.
Proliferano come erbe infestanti circolari interne che sponsorizzano iniziative culturali e formative di diverso tipo e a vario titolo: dalle proiezioni cinematografiche agli spettacoli teatrali, dagli incontri con professionisti delle ASL agli operatori delle industrie dell’orientamento universitario, che già a partire dal terzo anno bombardano gli studenti di informazioni e saggi consigli allo scopo precipuo di spillare loro migliaia di euro in vista della chimera del test universitario.
Sia chiaro! Non ho bandito alcuna crociata contro le proposte delle agenzie extrascolastiche, che in alcuni casi possono offrire un valido sostegno alla formazione dei nostri giovani.
Quello che mi urta, e allora diventa crociata personale, è che la partecipazione degli studenti alle varie attività passi attraverso il declassamento dell’organo didattico sovrano, il Consiglio di classe.
Qualche anno fa, su mia proposta, il collegio dei docenti ha approvato una scheda di partecipazione(e di monitoraggio)degli studenti alle attività “esterne”, che è servita da freno alla proliferazione di uscite estemporanee.
Un semplice foglio A4, che evita di fare riunire il Consiglio di classe ogni settimana e da cui è possibile desumere tipo di attività, il dove, il quando, il proponente e l’accompagnatore e soprattutto l’approvazione di un terzo dei docenti.
Chiaramente i piedi cutulini* mi detestarono dal profondo, ma ebbi comunque l’approvazione, non dico unanime, del Collegio.
L’anno successivo la scheda repressiva cadde nel dimenticatoio.
Quest’anno è resuscitata, senza che io mi sia mosso in tal direzione.
Ha provveduto il DS stesso a rimetterla in circolazione.
Grazie alla scheda sono riuscito a limitare le uscite almeno nelle mie due classi del cuore, giovandomi anche della ragionevolezza degli allievi.
Quindi niente film di grido, né teatro sperimentale.
Valuteremo di volta in volta il valore culturale delle iniziative.
*Espressione dialettale che indica per sineddoche/metonimia coloro che generalmente amano trascorrere la maggior parte del tempo libero in attività ricreative.