A minchionè

Dopo un giorno e mezzo di chiusura stamani le aule erano sepolcri infuocati.
La pioggerella di stanotte si è limitata a imbrattare di sabbia africana i vetri delle automobili, mentre la temperatura è scesa di pochissimo. Anzi, dopo la pioggia, si è levato un venticello caldo.
A mezzogiorno le aule erano ancora più torride.
Malori frequenti(perdita di sensi, epistassi e altro…) tra i ragazzi, per alcuni dei quali s’è dato da fare il 118.
Uno, in particolare, ha dato filo da torcere a noi collaboratori, ai ragazzi stessi e al personale della scuola.
Giunti i soccorritori e poco dopo i genitori, il mio sospetto sulle cause di un malore perdurante di una ragazza ha avuto conferma medica: un attacco isterico di panico.
A un certo punto, quando la giovane dava già qualche segno di rinsavimento, una tipa del 118 le ha chiesto chi dei professori le avesse causato l’attacco, attribuito da lei all’ansia da prestazione scolastica.
Io e l’altra collaboratrice ci siamo trattenuti dal parlare, ignorando l’inopportuno interrogatorio, a cui neanche i genitori della giovane hanno prestato peraltro attenzione.

Dai dati in mio possesso(conosco la ragazza, i genitori e qualche compagno)la crisi ha radici e cause ben diverse, che per nulla riguardano la scuola.
Si dà inoltre il caso che la collega che al momento dell’attacco era presente in aula, a causa della quale la ragazza sarebbe dovuta entrare in fibrillazione, non solo non spiega, ma neanche interroga.
Fa i cazzi propri da mane a sera.

Quindi, cara soccorritrice del 118, la prossima volta, limitati a svolgere il tuo servizio, che non è certamente quello di piegare i malesseri dei ragazzi alle tue tesi formulate a minchionè.

13 pensieri su “A minchionè

  1. Io segnalerei però la cosa. Non so come né se possa servire. Ma non mi piace niente questa tesi “a minchioné”.
    Sulla descrizione lampo della collega, sei stato uno spasso fulmineo.

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  2. Agghiacciante. E oltre tutto due volte sbagliato, perché gli attacchi di panico, per definizione, non hanno una vera e propria causa scatenante (è questa la loro difficoltà, altrimenti sarebbe ben facile prevenirli senza problemi!).

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  3. Grazie ‘povna: sacrosanta verità.
    Quindi, già da qui la tesi a cazzo crolla.
    Vero che aumenta notevolmente il numero delle persone che soffrono di attacchi di panico, vero che aumenta il numero delle persone che combattono l’ansia, ma ho l’impressione che tutti ormai si spieghi solo così.
    Non è un po’ troppo facile?
    O comunque. Sarà pure ansia, ma se ce ne è così tanta, non sarà il caso di farsi un esamino di coscienza, come singoli e come collettività?

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  4. A me le crisi di claustrofobia vengono in autobus o in treno. Mi spiegano che dipende dal tasso di CO2 nell’aria, se c’è un buon ricambio (come nel modernissimo tram della mia città) non fa problema l’affollamento o le porte sigillate.
    Vero.
    Poi però mi vengono alle 4 del mattino d’estate, nel mio letto, con le finestre spalancate. Che bello !

    Anonimo SQ

    Amedeo : come diceva il Ginetto Nazionale, “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”.

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  5. Per rispetto e riservatezza non mi è stato possibile intervenire, non potevo spiattellare ai quattro venti la realtà; lascio la tipa nel suo brodo.
    E ho cazziato la collega ritardataria, mostrandole il mio polso con la cassa dell’orologio.

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  6. Certo che … c’è da rimanere allibiti ! Gli attacchi di panico si presentano per variegati motivi, la casistica contempla ragioni di ogni tipo da valutare, naturalmente nella maniera più accurata e veloce possibile, ma così non è né serio né corretto. Ho capito che la tipa del 118 la passerà liscia, ma almeno in privato, una risposta per le rime se la meritava. Insaporita al veleno.

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