C’era una volta un sacrestano che credeva di andare in paradiso mangiando i moccoli di cera. Ogni moccolo che mangiava, cresceva di cinquanta centimetri.
In poco tempo diventò un sacrestano di cera e crebbe tanto che un giorno sbucò fuori dalla punta del campanile.
Il paradiso doveva trovarsi dritto sopra il campanile e il cielo gli sembrava una salita facile facile.
– È un giochetto da bambini andare in paradiso – disse il sacrestano di cera, e mandò giù un moccolo dopo l’altro.
Si allungava sopra il tetto del campanile, e più si allungava più dimagriva.
Com’ era bello salire con la testa e lasciarsi ai piedi il piccolo, basso mondo! Si alzò di qualche miliardo di chilometri, finché un giorno dette una zuccata contro qualcosa di duro: era il tetto del cielo. Finalmente!
– Dov’ è la porta del paradiso? – chiese a una stella cometa che era appiccicata al tetto del cielo.
Più giù.
– Come più giù?
È stata trasferita più in basso. Perchè la porta del paradiso era così stretta che ci passavano solo i santi … quelli magri, naturalmente.
La stella mosse la coda che mandò milioni di scintille. E una piccola scintilla andò a cadere sullo stoppino che il sacrestano aveva tra i capelli di cera.
Lo stoppino prese fuoco e il sacrestano cominciò a sciogliersi come una candela. La faccia sudava cera liquida che colava giù lungo tutto il lunghissimo sacrestano, e allagava la terra.
Crescere era stato un divertimento, una passeggiata. Ma ora ritornare piccolo, che faticaccia!
Ma se il sacrestano si abbassava continuamente, in compenso si allargava in tutte le direzioni.
– Dov’ è la porta del paradiso? – chiese il sacrestano a un disco volante.
– Più giù.
II sacrestano di cera continuò a sciogliersi, fino a diventare alto non più di venti centimetri. Ma era così largo, così grasso, così sparso dappertutto che toccava con una mano la città di Parigi e con 
l’ altra la città di Nuova York.
E aveva il piede destro in mezzo alla neve della Russia e il piede sinistro nel deserto africano. Riusciva a stringere il mondo tra le braccia.
E il suo cuore si era allargato tanto che lo sentivano battere da un capo all’altro della Terra: batteva di gioia per la gente che rideva e di tristezza per la gente che piangeva.
– Dov’ è la porta del paradiso? – domandò il sacrestano di cera a una stella cadente.
– La porta del paradiso – rispose la stella cadente – è la larghezza delle tue braccia e la grandezza del tuo cuore.
E allora il sacrestano di cera entrò in paradiso, tenendo il mondo tra le braccia.

Un grazie all’amica MariaNeve, che mi ha donato uno dei libri di lettura della scuola elementare. Che bei ricordi! Il sacrestano di cera era tra le mie letture preferite.