Sul riassunto

Quest’anno, è il terzo consecutivo che il DS mi assegna, tra le altre, una prima, mi sono incaponito a voler verificare a tutti i costi, con dati certi e inoppugnabili, l’abilità più difficile da sperimentare e coltivare per uno studente, e non solo, ossia riassumere un testo. In queste ore, ma già da ieri, sto seguitando con accanimento chirurgico la correzione dei riassunti prodotti dai miei nuovi studenti; è bene, però, spendere qualche parola su ciò che intendo per riassumere un testo narrativo di alta qualità letteraria. Innanzitutto, pur costringendo gli alunni, ma soltanto per aiutarli, a rinvenire nel testo le sequenze(ammesso che esistano), aborrisco dal più profondo la pratica di far riordinare cronologicamente il prima, il dopo e il durante di un intreccio, facendolo convertire in fabula. Lo devono saper fare e, se è il caso, imparare. Ma pretendo che il riassunto sia strutturato sulla base dell’intreccio, così come l’autore lo ha costruito. Ho troppo rispetto per gli Autori per consentire a degli adolescenti di straziare, che ne so, un racconto, una novella o il capitolo di un romanzo attraverso una ricostruzione meramente logico-temporale e poco letteraria. Per i ragazzi all’inizio è una bella gatta da pelare, poi s’abituano e comprendono il senso. La mania dello smontaggio di derivazione proppiana così com’è diventato nella pratica scolastica toglie all’immaginario letterario quell’alone di aura evocativa, che soltanto l’arte, nella sua articolata fenomenologia, possiede.

C’è poi  anche un aspetto per così dire ludico nella correzione dei riassunti. I ragazzi di primo pelo s’inventano di tutto, o ingigantendo particolari del tutto irrilevanti o rimpicciolendo invece quelli fondanti e specifici dell’intreccio letterario: specificare quanti minuti abbia applaudito il pubblico al teatro e quante volte l’attore sia stato costretto a uscire da dietro le quinte e al contempo trascurare il dramma interiore del regista-autore, che ottiene consensi per motivazioni opposte a quelle sperate; sottolineare l’arrivo di due guardie, che prelevano due litiganti, e dimenticarsi poi della scena al posto di polizia. Talvolta non si tratta di errori dovuti a incapacità o distrazione o disattenzione, ma di inciampi di natura esclusivamente soggettiva, per non dire psicologica. L’alunno si posiziona là dove non crede di essere.

Di errori comunque si tratta.

 

 

15 pensieri riguardo “Sul riassunto”

  1. Il riassunto in prima è sempre una bella gatta da pelare. Io di solito lo faccio ricostruire sulla base di un numero di parole date, alla britannica. E con a sostegno la struttura del cosiddetto riassunto schematico.

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  2. Di parole o di righe (prima il secondo del primo), all’inglese. No, schematico nel senso del “riassunto schematico” classico (quello che ci basa sulle 5 W: “Luogo, Tempo, Personaggi, Sintesi [non più di 6 righe, in quel caso], considerazioni”. Lo trovo un ottimo esercizio per educare in generale alla sintesi riassuntiva dei testi narrativi.

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  3. anch’io assegno un numero di parole a cui attenersi, di solito concedo un margine di eccesso o difetto del 5/10%.
    e poi, spesso, lavoro su diversi livelli di sinteticità: prima un riassunto di 250/200 parole, poi di 80/100.
    secondo me, un buon esercizio è anche quello di assegnare riassunti partendo da testi diversi, ad esempio fila A e fila B e poi far lor scambiare gli elaborati e correggerli: non conoscendo il testo di partenza, si rendono conto di moltissimi errori che generalmente fanno senza accorgersene perché danno per scontato il “filo” del discorso.

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  4. @Lanoisette, il riassunto, nella foggia in cui tu lo descrivi, viene riservato da me ai ragazzi del triennio. Al biennio il riassunto “prolissetto” mi permette di saggiare la capacità dei ragazzi di entrare nelle pieghe della storia proposta.

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  5. Ho una prima, dopo tanto tempo. Ma questa gatta da pelare me la ritrovo in terza, altroché. E vi leggo, mi date sempre ottimi spunti

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  6. Io nel riassunto, con le classi più deboli, riscontro due difficoltà: c’è chi semplicemente riscrive la storia togliendone dei pezzi. E c’è chi menziona dettagli irrilevanti trascurando quelli essenziali. Quasi tutti hanno problemi con la coesione. Ma io parlo di riassunti in inglese, quindi c’è la difficoltà linguistica che vi si aggiunge.

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  7. In ogni caso, Mel, apprezzo il rispetto che tu hai per l’opera così come l’autore l’ha scritta. Io non sopporto esercizi (proposti da molti testi) del tipo: cos’avresti fatto se fossi stato Amleto? Oppure: riscrivi l’opera dal punto di vista di Ofelia.

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