Saper attendere, prepararsi, impegnarsi

Ora che aveva superato la sorpresa si sentiva improvvisamente stanco. Si trascorre una vita intera preparan­dosi a qualcosa. Prima ci si sente offesi e si vuole ven­detta. Poi si attende. Da molto tempo, ormai, attende­va. Non sapeva più a che punto il risentimento e la sete di vendetta si fossero trasformati in attesa. Nel corso del tempo tutto si conserva, però si scolorisce come quelle fotografie di un passato ormai lontano che veni­vano fissate su una lastra di metallo. La luce e il tempo sfumano i tratti più nitidi e spiccati, che a poco a poco scompaiono dalla lastra. Bisogna rigirare l’immagine perché la luce cada da una certa angolazione, per poter individuare, su quella superficie confusa, la persona, i cui lineamenti erano riflessi un tempo dal suo specchio. Così sbiadiscono nel corso degli anni tutti i ricordi umani. Poi un bel giorno un raggio di luce piove da qualche parte e allora ritroviamo d’improvviso un volto.

(Sándor Márai, Le braci, 1942)

Con questo stralcio, tratto da uno dei miei classici preferiti, auguro a tutti gli amici blogger un anno sereno e costruttivo, fatto di impegno nel campo in cui  brillano di più i talenti di ciascuno. Come, in qualche modo, ci ha insegnato Rita Levi Montalcini.

“Abbatiando”

Campanile di San Martino con echi classici

Un dio “fuori posto” versa acque lustrali

Pesci con riflesso di cielo

Il chiostro 

San Benedetto indica la regola; ho notato che i santi benedettini non stanno mai con le mani ferme, infatti un dito indica sempre qualcosa o addita qualcuno.

Il bimbo sul tronco di Iesse

Quiete stefanina

Fino a qualche decennio fa il giorno di Santo Stefano costituiva il naturale proseguimento del Natale, ma i tempi sono mutati e di ciò sono contento. Fino agli anni ’80 si litigava tra parenti per stabilire in quali case si dovessero 220501trascorrere le varie festività. Oggi non si cucina nulla, ma si scaldano i rimasugli(e che rimasugli!)di Natale. E ammetto che, tranne qualcosa, è tutto ancora molto buono e gustoso. Santo Stefano è perciò il giorno del riposo e della sonnolenza, si sta in tuta a coccolarsi, ciascuno è a casa propria e ci si dedica ai passatempi e nel pomeriggio alle visite da amici e parenti(pochi). Anche le strade sono immerse nel silenzio e raramente passa qualche automobile. 

Pranzi epulonici

E ora si parla di pietanze natalizie, che hanno riempito, oltre alle pance, anche due intere mezze giornate, quelle del 24 e del 25, per via dei preparativi. Nella mia famiglia non siamo soliti farcirci come tacchini ripieni la sera della vigilia, mentre il giorno di Natale ci si toglie il freno. Perché ciò sia possibile, è necessario cucinare il 24 almeno le basi per il pranzo della festa, come lessare le verdure che poi vanno immerse in pastella e fritte in olio bollente, farcire di pangrattato, prosciutto cotto e pinoli enormi fette di manzo, che vanno poi arrotolate, ben legate con lo spago e cotte con cipolla e malvasia, riempire di sugo con tritato di carne i cannelloni, preparare la besciamella, ché quella in scatola è pesante da digerire, e la maionese, la prima per imbiancare i cannelloni, l’altra per l’insalata russa. La mattina del 25 si trascorre con più tranquillità, infatti si completa l’opera del giorno prima: tra le cose da fare, fondere la cioccolata a bagno maria e immergervi dei pezzi di frutta(arance, pere, banane), che si lasciano a riposo in frigo per almeno tre ore, così da creare dei dolcetti squisiti che deliziano per il contrasto tra la cioccolata indurita e la succulenza del frutto, e la pastella per le verdure(broccoli e cardi). La ricetta da me realizzata è la seguente: si tritano insieme aglio e prezzemolo, si aggiungono 200 di farina, due uova, 120 di birra, sale e pepe; poi vi si annegano i vegetali e si friggono in olio bollente. Per i dolci si presentano a tavola i buccellati cotti al forno qualche giorno prima, la cassata(acquistata)e dei bignè a forma di panierino ripieni di panna e frutta, mousse all’arancia e creme varie. Una bella oretta è da impiegare per imbandire la tavola. Tovaglia pervinca con tovaglioli bordeaux scuro, centrotavola di gypsophila, vischio e potos. Senza candela, però. Penso che tutto ciò sia sufficiente per sentirsi, dopo pranzo, un uovo con due torli. Anche per chi, come me, non è solito abbuffarsi.

Incetta di presepi

Innegabile. Ieri notte, nonostante la stanchezza(i preparativi per il pranzo di oggi)mi sono scatenato. Ecco una carrellata di presepi “catturati” dalla digitale.

L’angelo musicista

Plasticissimo

C’è chi, addirittura, è partito ab ovo, ossia dall’annunciazione!

E accanto all’angelo annunziante il presepe!

Molto napoletano

Particolare la capanna di stoffa

A grandezza naturale

Squarcio “immobile” di vita

Altro squarcio