Una fra le tante tradizioni natalizie cristiane è quella di preparare la corona d’avvento, che va allestita in chiesa, possibilmente nei pressi dell’altare maggiore, a partire dalla prima domenica d’avvento. Essa consta di una corona composta da ramoscelli di sempreverdi intrecciati circolarmente, dai quali svettano quattro ceri, che simboleggiano le quattro domeniche che precedono il Natale; la tradizione è di origine protestante, ma è stata assimilata dal cattolicesimo come parte integrante della ritualità natalizia. Il verde indica la speranza imperitura della fede nel Messia, ecco perché si scelgono solitamente rami di aghifoglie. Tuttavia, in base alle disponibilità del territorio, è possibile adoperare altri vegetali, come potos o muschio verdeggiante. Per i colori dei ceri ci si può scatenare: il classico rosso ceralacca, i quattro colori liturgici(verde, rosso, bianco, viola-rosaceo) oppure tre viola e uno rosa, come nella foto postata qui sotto. C’è chi, oltre ai quattro ceri, ne aggiunge al centro un quinto, bianco oppure dorato.

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Il viola dell’Avvento, infatti, viene spezzato dal rosa della terza domenica d’avvento, denominata appunto “Gaudete”; contrariamente a come credono gli ignoranti, il viola non è il colore del lutto e della sfiga, ma quello del “fare deserto” nel proprio cuore, dedicando un considerevole spazio di tempo alla meditazione e al raccoglimento. Il rosa, gradazione meno intensa del viola, rompe il silenzio del “deserto”, del buio dentro. Nella foto che ho scelto i ceri sono incastonati tra pietre, che sono il segno della nudità della terra, ma anche della saldezza della fede. La pietra-roccia ricorre spesso nella tradizione biblica come richiamo alla stabilità del patto di alleanza tra Dio e l’uomo. La corona è poi sormontata da un drappo violetto tenue, da cui si diramano tre nastri color panna richiamanti per il numero il sistema trinitario.