Tranne qualche caso, in genere, i blogger/docenti, quando parlano di sé nella veste numero due, si autoincensano, narrando mirabilia sulla propria abilità didattica e sulla preparazione nelle discipline che insegnano. Cosa di cui devono andare, in qualche modo, orgogliosi. Tutti credono di essere l’ombelico del mondo dell’insegnamento. Ma il migliore di noi non è esente da almeno un difetto, che, mutatis mutandis, può essere anche un pregio. Io ne ho uno, che con molta fatica riesco a frenare. Avendo, ahimè, una spiccatissima e naturale tendenza a percepire il fluttuare nel vuoto delle palle degli occhi degli alunni appena pronuncio parole, di cui ignorano il significato, che faccio? Digredisco dall’argomento ed esplico, disotterrando radici e ricorrendo ad esempi illustri e non, il significato della parola-suono, perché questa per i ragazzi divenga parola-significato. Il ricorso ad esempi e citazioni mi fa perdere la bussola e raddrizzare l’albero maestro mi costa tanta fatica, perché nel frattempo ho perso il filo del discorso sull’argomento-guida. A questo punto mi vengono in ausilio proprio i ragazzi che solitamente ricordano esattamente da quale punto la traiettoria da lineare è diventata curva e talvolta serpentina. In qualche caso la campana dell’ora, avvoltoio funesto sempre in agguato, segna la fine dell’ora e la conclusione dell’argomento è rimandata all’ora successiva o al giorno dopo, quello scolastico. Quest’anno perciò mi sono proposto di mettere un freno alle digressioni linguistiche(e storiche e culturali), ma sarà molto arduo resistere e desistere.