Travagli, sequestri & Co

Come prima volta da responsabile dei vigilanti a un concorso pubblico non è andata per niente male. Negare di essere stato acciuffato dall’ansia sarebbe da parte mia insincero, e però la malvagia s’è presentata, per fortuna, alla sveglia mattutina, sprimacciando ben bene il guanciale e rendendomi arzillo nello spirito dalle cinque del mattino, e s’è vaporizzata ancora prima che il naso potesse annusare l’aria gelida dei due gradi dell’aurora. L’ho stanata infatti leggiucchiando qualche pagina di Poe e di D’Annunzio in vista di un compito mefistofelico da assegnare ai ragazzi. Poi una doccia calda, caffè a volontà e giù dal monte.

A scuola la macchina organizzativa è stata molto efficiente, sia nella fase propedeutica, sia in quella operativa. Hanno sfoderato la loro abilità due tecnici-amministrativi votati al servizio per la Scuola Pubblica Statale, di quella tipologia di impiegati che risolve problemi e non li pone, toglie ostacoli e prospetta soluzioni, non guarda l’orologio, né esita a sbracciarsi. E, sbracciandosi, non fa il muso, ma sorride gentile. Poi è venuto il momento delle accoglienze liete e oneste del personale scolastico regionale e, appena tutto era pronto, si sono fatti accomodare i candidati nelle aule assegnate. Al varco essi han trovato me a indicare l’ubicazione, ché si sa in questi momenti si è emozionati e non si capisce neanche dove siano la destra e la sinistra; non so quante volte abbia detto “buongiorno” e “accomodatevi nell’aula…”. Nessun intoppo nella fase dell’identificazione dei concorrenti, almeno da quanto riferiscono i colleghi. Durante lo svolgimento della prova inevitabili le stranezze: uno ha consegnato il cellulare ai vigilanti e ha chiesto però di poterlo tenere acceso con vibracall, fornendo come motivazione l’attesa di una chiamata importante(la moglie in procinto di partorire); un altro, nel giro di un’ora, ha terminato il compito e ha chiesto insistentemente di andare via. Al che, con le buone e per il suo bene, a convincerlo che l’esodo avrebbe compromesso un sacco di cose importanti. Gridava di sentirsi sotto sequestro, che noi non avevamo il diritto di sequestrarlo e follie del genere. Un attempato, infine, ha copiato in bella il quesito n.2, ma scambiandolo con il quesito n.3. Non è previsto che apponga dei segni(frecce) sulla bella, perché rischia l’annullamento del compito. Gli si propone di copiare di nuovo, eliminando fisicamente la bella con tanto di timbro e sigla. No, è troppo tardi, lo lascio così. Raffreddate queste incandescenze, la prova è stata svolta serenamente e nel rispetto delle norme. Il cellulare del candidato non ha avuto scosse telluriche, la di lui moglie pertanto non ha partorito e mi sono tolto pure il peso di rasserenare un potenziale papà/docente, non si sa se in fibrillazione più per la prova d’esame che per il travaglio della consorte. O forse tanto quanto.

In ogni caso sempre di travaglio e di parto si sarebbe trattato.

Il politometro

Ho misurato il mio tasso politico sul sito Larepubblica. Il risultato è il seguente, orientativamente. In realtà nutro scarsa fiducia in questi rappresentanti. Andrò ugualmente a votare domenica prossima, cercando di negoziare simpatie di pancia con ragionevolezza. Il mio no, in ogni caso, copre un arco che va dal centro all’estrema destra. Buon voto a tutti!

La tua posizione rispetto ai candidati - Politometro - Speciale Elezioni Politiche 2013 - la Repubblica.it.htm_20130219225741

 

Voluptas

I ragazzini di prima stamani, mentre si deliziavano con un brano sul vampirismo, si sono imbattuti nell’aggettivo “voluttuoso”.

Spiegazione: tipo quelle che si gonfiano il seno o le labbra, vero prof?

Rose a scuola

Oggi ho dovuto rinunciare al giorno libero; a scuola perciò, non come docente, ma come unico collaboratore del DS. Quando ciò si verifica, mi trasformo in un segugio che setaccia ogni angolo della scuola, perché tutto, o quasi, possa filare per il verso giusto. Tipo alunni che gironzolano per i corridoi con merende e bibite acquistate fuori orario ai distributori, docenti smemorati, bidelli impegnati in dolce ozio. Stamani, però, ha catalizzato la mia attenzione un nugolo di extracomunitari, appostati ai due ingressi della scuola, con fasci di rose tra le braccia. Mi sono pertanto premurato di farli allontanare dalla sogliola dei portoni, pregandoli di spostarsi di qualche metro. Un cingalese, sfoderando un sorriso bianchissimo, mi si è avvicinato offrendomi di comprare una rosa. Chiaramente il mio è stato un no abbastanza eloquente, seppure gentile, a cui lui ha sovrapposto un “Ma oggi è San Valentino!”. Poi, capita l’antifona, s’è spostato verso la strada, tentando a tutti i costi di vendere qualche fiore.
Nessuno dei ragazzi però, se ho visto bene, ha comprato una rosa.
E le classi oggi erano piene, contrariamente a quanto avveniva molti anni fa.
Non posso che compiacermene.