Luminari e lumicini

Da qualche anno, tra novembre e dicembre, bussa puntuale alla mia casella di posta elettronica un’email di invito a un seminario, che salda insieme ricerca universitaria e percorsi didattici scolastici; si tratta di quelle sporadiche iniziative culturali di rilievo, che non riguardano l’orientamento post liceale, nel senso che le facoltà universitarie non sponsorizzano i loro prodotti alle future matricole, ma diffondono, a livello periferico, i risultati della ricerca scientifica più avanzata nella prospettiva di un mutuo scambio tra i due poli della formazione: il risultato atteso e sperato è che da una parte la scuola non perda di vista il rigore del metodo di ricerca e l’università, a sua volta, non si arrocchi sulla torre eburnea delle squisitezze dell’erudizione fine a se stessa. Per non tacere della linfa conoscitiva che solitamente s’immette a scuola tra le aride radici del già fatto e proposto.scansione0003
Nell’ambito del seminario il mio ruolo è(è stato)di far avvicinare i due mondi, l’università e la scuola, i luminari e i lumicini, in modo tale che le sollecitazioni della ricerca scientifica possano tradursi in attività scolastiche e percorsi accessibili ai liceali.
Quest’anno l’invito non è arrivato, perciò, approssimandosi il mese in cui si svolge il seminario, m’è parso naturale chiedere lumi a due dei referenti-responsabili, non tanto perché per investitura potesse essere reiterato il mio incarico di mediatore(a costo irrisorio), ma perché interessato all’iniziativa in qualità di docente.
Anzi, proprio nell’email inviata ai due responsabili, non ho fatto cenno al mio incarico, limitandomi a domandare se e quando il seminario si sarebbe svolto e quale tema avrebbe affrontato. Il sapere in anticipo cosa e quando mi permette, infatti, di infarinare gli allievi e di organizzare la loro partecipazione alla giornata di seminario.
L’email di risposta non s’è fatta attendere, ma mi hanno infastidito il tono e la brevità.
Il seminario si farà, ma la scuola viene tagliata fuori per enigmatiche ragioni organizzative; non mi viene comunicato il tema del seminario, ma mi si rimanda a un freddo link che sciorina una locandina e, colmo dei colmi, mi chiedono scusa per non avermi contattato.
Excusatio non petita…
Mi sono offeso.
E credo non a torto.

5 thoughts on “Luminari e lumicini

  1. Ricordo se non sbaglio che ne parlasti l’anno scorso, anche se non sono riuscita a ritrovare il post. Capisco l’irritazione. Temo che l’università e il mondo della scuola non dialoghino mai, purtroppo. Di fatto, nemmeno in questi seminari. 😦

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  2. Non sono pessimista, Mel, lo sai che non lo sono mai di formazione. Sono realista: credo di conoscere l’associazione (doppia, sigla, direi) cui fai riferimento, e più in generale l’atteggiamento universitario verso la scuola lo vedo, dal lato universitario, da quando ho cominciato a lavorarci (1998). Dunque so di cosa parlo, so che cosa si dice della scuola, so che cosa si dice di questi seminari. Ciò detto, quanto ricorda Pens è verissimo. Ma nell’accademia, almeno a lettere le persone incardinate che in anni recenti davvero hanno dedicato attenzione reale e non mediata (diciamo alla Girard e desiderio trangolare) alla scuola come mondo sentito davvero, culturalmente affine e non inferiore si contano sulla dita di una mano.

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