Note su Sanremo 2013


Complici i giorni di vacanza carnascialesca, ho potuto seguire tutta la puntata del Festival di Sanremo. La ragione prima che m’ha spinto a seguirlo è ben presto detta, cioè la presenza di Luciana Littizzetto, tra i pochi comici capaci di farmi ridere di cuore, sebbene me l’aspettassi più aggressiva e meno politically correct. Ma, si sa, RaiUno è la tivù repressiva per eccellenza, quando si tratta di far riflettere la gente, perciò anche Lucianina, in confronto all’effervescenza che la caratterizza a Che tempo che fa, è stata eccessivamente morigerata e contenuta. Spero non sia così per le serate prossime venture. Per restare sul piano della satira e della comicità, mi ha profondamente deluso Maurizio Crozza, quantunque anche lui sia tra quelli che mi solleticano il divertimento. Deludente per l’eccessivo spazio della performance, a tratti noioso e ripetitivo nei contenuti, deludente per l’eccessiva importanza concessa, ancora una volta, all’onorevole Berlusconi che probabilmente ha sguinzagliato nelle sale del teatro Ariston quattro figuri, che hanno cercato con urla e schiamazzi di boicottare il comico, in visibile difficoltà almeno per la secchezza delle fauci. Deludente, perché nell’ambito di un festival della canzone è inconcepibile concedere credo ben tre quarti di un’ora alla satira politica, chiunque sia il bersaglio di essa. Si potrebbe obiettare che Sanremo non sia più soltanto il festival della canzone italiana, ma anche espressione del costume e della società. Sia concesso! Proprio per questo, a mio parere, la satira deve avere la capacità di astrarre dalle singole individualità politiche(soprattutto in periodo elettorale) e di colpire i vizi di una società italiana corrotta nell’interezza delle sue componenti civili e politiche. O, se ha a cuore di colpire i singoli, lo faccia senza offuscare il lato ludico della rappresentazione artistica satirica; a tal proposito, mi è sembrata più convincente e riuscita la caricatura crozziana di Ingroia che la pantomima riservata a Berlusconi. Nel primo caso Crozza, attraverso l’iperbole, ha deformato i difetti di Ingroia fino a stravolgerne la fisionomia, tant’è che il fruitore dello spettacolo si è trovato di fronte un altro Ingroia, insomma un prodotto artistico figlio della commistione tra vero e verisimile; nel secondo Crozza ha fatto prevalere l’imitazione, realissima almeno nella percezione che abbiamo tutti o quasi del politico così come è, con l’intento di disgustare lo spettatore e altresì di impedirgli di volare con la fantasia e il gioco pungente della satira di là dal mero dato realistico.
Legittima la coppia gay, ma fuori luogo, salvata però dalla carineria del racconto muto.
Sul versante musicale ho trovato strampalata l’idea degli organizzatori di far presentare agli artisti due canzoni, soprattutto perché raramente le indicazioni delle giurie votanti coincidono con la vita dei pezzi musicali fuori da Sanremo; la doppia canzone mi è sembrata un modo come un altro per rianimare Sanremo e risultare originali a tutti i costi. Deprecabile anche la pratica dei padrini e delle madrine: un riempitivo e niente più.
Tra i pezzi di rilievo segnalo Gualazzi, che pare credere seriamente nella musica.
Detestabile Mengoni, che canta facendo smorfie e stirando le vocali. Nevrastenico.
Mi chiedo, ancora oggi, chi siano la Molinari e Maria Nazionale.
Un liquore?
Una cugina di Gigi D’Alessio o il nome di un’altra ruota del lotto?
Straordinario il coro dell’Armata.

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8 risposte a Note su Sanremo 2013

  1. rosenuovomondo ha detto:

    A me Gualazzi non ha detto molto … però forse è da risentire. Il genere normalmente mi piace. Crozza si poteva evitare per me, più consono ad altre trasmissioni.Anche a me è piaciuto il coro… ma cosa pensi tu che sentendo certe cose da qualche anno in qua mi commuovo? Sarà l’età???

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  2. Ilaria ha detto:

    Anch’io ho guardato il festival solo per la Lucianina, come te non mi perdo l’ultimo quarto d’ora di Che tempo che fa ogni domenica proprio per il divertimento che lei mi dà. Era da anni che non guardavo più il festival e la cosa più strana è che non ti so neanche dire quale canzone mi sia piaciuta di più tra quelle di ieri… sì, quella di Gualazzi è l’unica che il mio orecchio ha distinto nel calderone… e quelle di Simona Molinari le più antipatiche (non sopporto quel genere!). Crozza grande delusione, ma neanche stasera Marcorè mi ha fatto particolarmente ridere… boh, Sanremo spompa i comici!

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  3. Ilaria ha detto:

    P.S.: ma voi avete fatto vacanza per Carnevale???

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  4. laGattaGennara ha detto:

    Maria Nazionale è una neomelodica napoletana, credo abbia recitato in “reality” di Garrone, anche. Mi godo il resoconto, pur avendo la tivù sintonizzata ormai solo su Raimovie o Iris…

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  5. 'povna ha detto:

    Anche io, come è noto, sanremizzo (volevo parlarne già martedì, poi sono stata in altri papi, e altro ancora, affaccendata).
    Conservavo un ricordo religioso degli altri due Sanremo di Fazio, e avevo su questo molte aspettative. Devo dire che ne riconosco (e amo) lo stile che attraverso un finto understatement di fatto scardina – cosa che Fazio fa dalle sue remotissime origini (tipo: chi si ricorda Loretta Goggi in Quiz?!).
    Lucianina è Lucianina, cioè il mio alter ego (sono molte le persone che mi dicono che le somiglio in modi, pensieri e parlate), niente altro da dire.
    Crozza è un anno circa (da Cara Merkel, diciamo, che fu l’ultima ben riuscita, o poco più) che non mi dice nulla. Anzi, no, menzogna: mi scandisce qua-lun-qui-smo da tutti i pori. Penso che gli abbia fatto bene il salutare bagno di umiltà.
    Versante Canzoni: Gualazzi non mi ha detto nulla, come praticamente tutti la prima serata (eccezioni: Silvestri e parzialmente Marta sui Tubi). Molte di mio gusto nella seconda (i Modà, Cristicchi, Gazzè, e gli inarrivabili di Elio). La coppia gay (amici cari di Fairchild, dunque per un grado di separazione pure miei) secondo me era a mettere in scena, consapevolmente e liberamente, una contraddizione tacita che Fazio ha voluto sottolineare: se è in musica (brutta: penso a Tatangelo, per esempio) tutti a dire “diritti”. Ma quando si parla di diritti tutti a dire “A Sanremo non se ne parli, a casa!” (di qui credo anche la scelta del muto, cioè l’anticanzone-urlata per eccellenza).
    La questione della doppia canzone credo derivi dal fatto di mantenere, per motivi contrattuali, il televoto anche le prime due sere sui Big senza fare le eliminazioni pagliacciata delle ultime edizioni.

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  6. melchisedec ha detto:

    @Rose, inevitabilmente certe canzoni si legano a ricordi di come fummo un tempo. O Eravamo.

    @Ilaria, Marcorè come attore ok, come comico fa piangere.
    3 gg.!!! 🙂

    @GattaGennara, già è un traguardo che tu segua Raimovie. Mi pare di ricordare che detesti la tv.

    @Povna, Fazio è diventato noioso, a parte qualche momento. Mai sentito parlare di Marta sui tubi. Ieri sera ho ceduto la seconda parte al sonno: ho spento.

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  7. vnnvvvn ha detto:

    Ho trovato il modo perfetto di vedere il festival, il giorno dopo in streaming sul sito rai: pulito dalle pubblicità e con la possibilità di saltare le canzoni pallose. Ottimo!
    Mi piacciono Silvestri, Cristicchi, Max Gazzè e Elio. Avrei asfaltato Carlà.
    Crozza se non cambiano le facce al governo è nei guai

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  8. melchisedec ha detto:

    @Ottimo, Viv. Cristicchi non è male, invece non ho ascoltato Elio. Causa sonno.

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