I genitori di Baylon Simpson hanno proprio esagerato: mezzo consiglio di classe è stato letteralmente tallonato dai due che, con orario alla mano(non vedo altra spiegazione), hanno atteso noi docenti, stazionando davanti al portone o serpeggiando nei paraggi in attesa di zompare addosso allo sfortunato di turno. Alle 13.34, ora in cui le mie gambe hanno varcato la soglia del mondo esterno, mi si è piazzata davanti con la sua acconciatura giallo-urina dalle ciocche terminanti in aggraziati boccoli la mamma di Baylon, che sputava ansia ad ogni parola pronunciata e, più che mai, in evidente difficoltà relazionale. Teneva un braccio nascosto dietro la schiena. Dopo snervanti preamboli, fatti di chiedo scusa e di stima patologica, la signora mi ha violentemente posto tra le mani un dono pasquale. A nulla sono valse le mie rimostranze, e il codice deontologico, ché non c’è motivo perché faccio solamente il mio dovere, non è il caso, mi mette in difficoltà. A nulla. Dalla ricostruzione a posteriori e dalle testimonianze raccolte in mattinata da due colleghi, io, proprio io, sono stato l’ultima vittima della giornata, a cui i due genitori hanno destinato un dono in segno di riconoscimento per il lavoro(dicono)che noi docenti facciamo con il loro Baylon. Ma il dato preoccupante è che Baylon è arrivato a scuola già imparato: i suoi voti oscillano tra l’otto e il dieci, mai impreparato, mai in difficoltà. Sempre lucido, freddo, inespressivo, con gli occhi da pesce di tre giorni. Baylon che sorride a comando, che studia ogni suo movimento. Che c’è sempre, che non riesci mai a cogliere in fallo. Che non parla e non dice. E parla soltanto se interrogato. Il mio immaginario, potete capire, s’è messo a galoppare. Personalmente non credo ai perfettini e al perfettismo, ritengo che sotto ci sia sempre qualcosa da nascondere. Una stranezza di carattere, un disagio, una follia. Cosa ci sarà dietro le quinte? Chi sono padre e madre? Due avvelenatori che si spacciano per professionisti, due serial killer a caccia di docenti motivati? E il ragazzo? Un genio che sperimenta in laboratorio un batterio micidiale per l’umanità? Alla fantasia non c’è limite. Come alla follia.