Sepolcri, liberty e apparizioni

Ieri pomeriggio, in occasione dell’annuale appuntamento con i sepolcri pasquali, ho voluto visitare alcune chiese del quartiere Capo di Palermo; il giro è cominciato nel primissimo pomeriggio e ho fatto bene, perché dalle 16 alle 20 ho visitato ben 9 chiese. La tradizione popolare richiede infatti che il numero delle visite sia dispari, ma se avessi avuto l’occasione di visitarne una decima, non mi sarei certamente tirato indietro. La caratteristica delle chiese del Capo è la prevalenza dell’elemento architettonico tardo-rinascimentale e massicciamente barocco e ciò si riverbera anche nell’iconografia agiografica e nelle scenografie del giovedì santo, allestite per il sepolcro, altrimenti detto, in termini ecclesiastici, altare della reposizione. Scattare fotografie non è sempre facile, o perché qualcuno(un prete, una monaca, un sagrestano, un “fratello”)è pronto a storcere il muso e a cazziarti, o per la folla che si avvicenda e si accalca davanti al sepolcro. L’unica chiesa, invece, semideserta dentro e formicolante sul piancito del sagrato è quella di Maria della Mercede; infatti da qualche giorno, ne hanno parlato i media, si dice che da uno dei campanili(sono due)appaia una figura femminile in abiti che richiamano quelli di una monaca, che terrebbe tra le dita un fazzoletto bianco. Qualcuno pensa sia Rita da Cascia, altri la Madonna Addolorata. Fissando attentamente il campanile(come ogni altro oggetto), è inevitabile che si generi un’illusione ottica, nella fattispecie, a mio parere, la fantomatica figura risulta formata dall’intersecazione della cimasa della balaustrata con la parete laterale del campanile; la parte non illuminata del campanile, quella interna, completa l’immagine. Poiché i misteri di questo tipo non mi interessano, altre parole non ci appulcro, mentre mi è sembrato più fruttuoso fotografare l’interno della chiesa, quasi interamente al buio. All’uscita, scese le scale che dal sagrato conducono al mercato, ecco un gioiello liberty del Basile(?), lasciato all’incuria. Mi stupisco che il mosaico non sia stato ancora imbrattato.Dopo la visita alla Mercede, il giro prosegue per Sant’Ippolito, per la Vergine del Paradiso e sant’Agostino. Ecco qualche particolare.

Mi sono poi spostato in un altro quartiere, l’Albergheria; di rilievo la chiesa dei Gesuiti con un sepolcro semplicissimo, che intreccia antico e moderno. Chiudo con il sepolcro più famoso di Palermo, allestito al monastero di Santa Caterina, a due passi da Palazzo delle Aquile.

6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. 'povna
    Mar 29, 2013 @ 15:50:01

    Non ho l’abitudine ai sepolcri, ma le tue foto sono sempre suggestive di un rito ‘teatralizzante’ che è comunque importante anche solo a livello culturale.

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  2. melchisedec
    Mar 29, 2013 @ 18:04:03

    @Molta teatralità, Povna! Che mi attrae e mi respinge nello stesso tempo.

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  3. Billy Hunt (@BillyHunt69)
    Mar 30, 2013 @ 00:24:25

    Ho sentito che Il “pio-volgo” reclama a gran voce la riapertura della chiesa Maria della Mercede. Secondo me ha ragione a prescindere, anche qui nei paraggi, senza alcuna presunta apparizione, ci si dispiace comunque che su più di 20 antiche piccole chiese ne siano attive solo 6 o 7, le altre o sono chiuse perché pericolanti o addirittura sconsacrate.
    Che servizio ci fai caro prof … anche quest’anno ti sei ricordato di farci ammirare i vostri sepolcri, tu pensa che l’impostazione cromatica del mosaico m’ha fatto pensare ad un precursore di Gustav Klimt !

    Un augurio per la Santa Pasqua a venire
    Ray

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  4. pensierini
    Mar 30, 2013 @ 14:55:56

    Belle le foto e molto suggestivi i sepolcri palermitani. Auguri di liete festività.

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  5. Ilaria
    Mar 31, 2013 @ 19:00:12

    Buona Pasqua, Mel, spero che stia riuscendo a riposare, dato che ne avevi bisogno; e grazie per questo splendido tour che hai regalato anche a noi “lontani” con questo post!

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  6. melchisedec
    Mar 31, 2013 @ 20:29:33

    Grazie a voi, cari! Auguri! E serena Pasquetta! O Pasqualino, come si dice in alcune zone di Sicilia. 🙂

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