Macine, cigni & galassie

Non so quale follia, oggi pomeriggio, mi abbia spinto a seguire per circa un’ora il discorso dell’onorevole Letta. Forse senso civico. Forse il tedio barboso che provo leggendo i quotidiani a caccia di notizie sensazionali. Ho preso qualche appunto, per sottolineare scherzosamente qualche sfumatura del suo discorso sotto il profilo linguistico, ponendomi però dalla parte dei miei allievi, come se ne fossero i destinatari. La similitudine contenuta in  “un debito pubblico che grava come una macina” non la capirebbero a primo acchito. La macina appartiene a un mondo, almeno da noi, ormai tramontato. Le macine, quelle belle solide, in pietra, sono forse in mostra presso qualche museo agricolo o al massimo vengono adoperate nei frantoi di qualche sperduto paese di provincia.

Poi c’è il canto del cigno. Anche questo inattuale, a meno che i ragazzi abbiano letto le opere di riferimento o pratichino danza classica. Ma c’è qualcosa che non mi torna. È uno dei cigni del Lago o quello di platonica memoria? O è il cigno di baudeleriana memoria, che s’aggira, alienato, tra i ruderi della vecchia politica?

Poi c’è una bellissima iperbole dal sapore fortemente civile, la galassia del 5 x mille. Questa ce l’hanno familiare i ragazzi, la galassia intendo, anche perché ne adoperano l’aggettivo.

Non so, invece, se i ragazzi possano cogliere la differenza tra “ampiare” e ampliare”, anzi sappiano che il verbo è “ampliare” e che “ampiare” non è registrato sul dizionario. A me pare di avere sentito “ampiare” nel senso di “ampliare”. La Povna mi rassicura però. Quindi prenoterò una visita dall’otorino! 🙂

Poi, cari ragazzi miei, non potreste cogliere -sono sicuro-  la parafrasi del Confiteor, che molti abbiamo imparato al catechismo; la nuova versione è “gesti, parole, opere, omissioni per astensionismo”.

Fra qualche anno, invece, il vostro insegnante di storia potrà dirvi qualche parolina sul patriottico “O si vince o si perde”.

13 pensieri su “Macine, cigni & galassie

  1. Io purtroppo non l’ho sentito tutto, ero ancora a scuola. Ma poi l’ho letto tutto e riascoltato qua e là. Ti rassicuro sul fatto che ha detto “ampliare” (http://www.europaquotidiano.it/2013/04/29/fiducia-il-testo-del-discorso-di-enrico-letta/) – mentre a me, nella versione scritta, ha infastidito il “provincie”, un arcaismo riportato in auge negli anni Ottanta dalla Caripo, che mi sfastidia sempre molto nonostante alcuni dizionari lo accettino. Proprio su questo, tassello divertente, si è sviluppata una discussione tra me e altri politici sul canale telematico del tesoriere radicale. E, a proposito di radicali, ho molto apprezzato Emma che bacchetta Alfano per gli applausi impropri.

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