Furti di tempo e di vita

A causa(e grazie)ai miei impegni familiari mi sono tirato fuori da quasi tutte le riunioni scolastiche pomeridiane. Ho così evitato la peste del collegio di maggio, quello in cui, tra l’altro, si deliberano le adozioni. Non sempre tutti i consigli di classe arrivano pronti all’appuntamento, anche a causa di un modulo-lenzuolo in A3 che soltanto un burocrate bizantino è in grado di capire e che i docenti siamo costretti a compilare. Tra codici, conferme, uso, adozione e sforamento del tetto di spesa c’è da perdere il lume della ragione. Personalmente curo soltanto la parte relativa al codice del libro, il resto lo lascio al personale di segreteria, perché ritengo che a noi docenti spetti il versante didattico del libro, non quello economico. Ho evitato pure l’altra pantomina, il consiglio di classe che precede il collegione, quindi niente verbale, né minchiate varie sui libri in uso. Oggi pomeriggio ho disertato una riunione conclusiva su un malaugurato progetto, di cui mi sono pentito amaramente, mentre mi restano l’ultimo consiglio(scrutinio)e l’ultimo collegio. Al primo non potrò sottrarmi, ma per l’altro confido nella buona sorte. Mi sono stancato di farmi rubare un pezzo della mia vita quotidiana. Un’ora o due di riunione pomeridiana in realtà comportano la perdita di mezza giornata, pertanto ho deciso che, d’ora in poi, difenderò il mio tempo con le unghie e coi denti.

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9 risposte a Furti di tempo e di vita

  1. rosenuovomondo ha detto:

    perchè? fa parte anche quello della professione credo.

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  2. pensierini ha detto:

    Ti capisco, anch’io sto arrivando esasperata alla fine dell’anno scolastico.

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  3. Ilaria ha detto:

    Ti dico solo (mi sembra di averlo già detto tempo fa, ma la cosa vale ancora) che la seconda chiave di ricerca più frequente tra quelle che portano al mio blog è “esaurimento nervoso degli insegnanti”… e ho detto tutto!

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  4. 'povna ha detto:

    Io sono d’accordo con Rose. Ovviamente est modus in rebus, ma io continuo a pensare che il concetto di “perdita” sia molto soggettivo. Sai che la residenza lontano dal luogo di lavoro, che contribuisce alla “perdita”, almeno teoricamente, e lege, dovrebbe peraltro essere autorizzata ancora da nulla osta? E poi stare a scuola al pomeriggio rientra a mio avviso fin troppo poco nel nostro mansionario.

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  5. melchisedec ha detto:

    10 collegi sono pochi, Povna e Rose? 3 a settembre, 2 a ottobre, 2 a dicembre, 1 a gennaio, 1 a marzo, 1 a maggioPiù quello di giugno e siamo a 11? 😯 Senza contare i consigli, i dipartimenti e gli incontri con i genitori.

    @Pensierini, ti capisco.

    @Ci credo, Ilaria.

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  6. 'povna ha detto:

    Mel, dipende molto da quello che avevate da discutere, lo sai meglio di me! Noi ne facciamo meno, indubbiamente. In compenso abbiamo il corso di aggiornamento della Preside di 12 ore in presenza, molto bello, sulle classi difficili. Oppure il corso sulla sicurezza, interessante, lo abbiamo fatto in presenza e non on-line. Oppure, ancora, abbiamo fatto la partecipazione a un bando nazionale piuttosto impegnativo. Perché la nostra scuola ha suddiviso così e più collegi non erano necessari.
    Però so, per esempio, che anni fa, prima che arrivassi io, al momento di istituire l’indirizzo professionale ci furono collegi fiume, su questo. E anche due anni fa, per esempio, visto che erano necessari, facemmo due collegi in più rispetto a quest’anno.
    Quello che provavo a dire non era un’opinione sulla qualità e quantità specifica dei tuoi collegi quest’anno, che come tale, e con le informazioni giustamente essenziali che ci dai, puoi giudicare solo tu – ma un’opinione sul titolo e il contenuto del tuo post, che dal particolare porta a una riflessione più generale. Sulla quale, come sai perché anche da me ne ho parlato spesso, io penso viceversa che a scuola in pomeriggio, come mansionario, ci si stia fin troppo poco (proprio perché, appunto, io credo che il pomeriggio dovrebbe essere devoluto alla scuola, sempre, da mansionario – motivo per il quale restare a scuola cambia il luogo ma non la sostanza dei miei impegni per quella giornata).

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  7. ellegio ha detto:

    Il nostro collegio di maggio sulle adozioni è durato circa 45 minuti. Fissato alle 14:30, al termine delle lezioni, prima delle 15:30 era finito. Questo perché il grosso del lavoro – che per noi, che abbiamo un personale di segreteria ridotto all’osso, prevede anche la compilazione dei moduli, la verifica dei codici e dei prezzi, i conteggi dei tetti di spesa e tutto il resto – era già stato fatto prima, nei dipartimenti, a casa, per i corridoi, un po’ ovunque. E’ un’organizzazione del lavoro che a me per alcuni versi non dispiace – lavoro meglio e sono più efficiente a casa. Detto questo, i momenti di confronto con i colleghi sono vitali. E se con alcuni il rapporto è più stretto e vedersi/parlare/lavorare insieme è più facile, con molti non saprei come fare se non ci fossero i collegi. Non so, spero di essermi fatta capire.

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  8. melchisedec ha detto:

    @Povna, il mio post trabocca di soggettività, non ho, infatti, esteso il mio “straparlare”/sfogo a tutti i colleghi italiani. Penso pure che meno sto a scuola il pomeriggio, meglio rendo al mattino. Troppe pastoie burocratiche. Dal prossimo anno, per esempio, non accetterò la nomina a coordinatore, previa motivata rinuncia.

    @Ellegio, molto chiaro. Da noi ci si confronta in pochi, invece al collegio si litiga assai e si fa ostruzionismo. A fine collegio pochi sanno veramente cosa è stato deliberato.

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    • 'povna ha detto:

      Da noi funziona un po’ come da LGO (con la cui descrizione mi ritrovo): molte cose si fanno e basta, e al collegio si arriva con i documenti già preparati. Però per me il lavoro del mattino vive del mio lavoro al pomeriggio, un lavoro che per me è vitale ci sia anche al pomeriggio, anche nella forma del confronto con i colleghi (se si può – e visto che molti vorrebbero correre a casa, bene che ci siano delle forme di confronto obbligatorio, almeno sono costretti a restare e a parlare con tutti!), che per me è essenziale per capire specchiarci dentro la mia impostazione e me. Se avessi solo il lavoro del mattino, e poi a casa ‘da sola’, non avrei la sensazione di avere completato a 360° il possibile feedback. E’ per questo che – eccezioni dovute a parte, chiaro! – raramente riesco a percepire la “burocrazia” nella sua accezione postmoderna, e prima sempre ne sento assai più la sua accezione nobilmente amministrativa.
      Sul coordinatore, non penso ci rinuncerei. Un po’ perché mi piace moltissimo, e un po’ perché già così sono di fatto coordinatore di tre classi e mezzo su quattro. Tanto vale, allora, che almeno una mi sia ufficialmente riconosciuta! 😉

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