Una Cornelia di oggi

corneliaAtipico vivermi il tempo degli esami di maturità in una veste nuova, che non è quella del commissario, né interno, né esterno, o del presidente di commissione, ma del reggente della scuola, che accoglie gli ospiti, ascolta genitori infuriati e ragazzi piangenti e appone tante e tante firme. Stamani la nenia delle lamentele e delle proteste per bocciature e sospensioni di giudizio viene interrotta, di tanto in tanto, dall’esultanza dei primi maturi o degli esaminandi, che leggono il voto conseguito agli scritti. Sui volti c’è pure la sorpresa di chi riceve la visita degli ex insegnanti, giunti appositamente per dare un’occhiata all’esito delle prove scritte dei loro ex alunni. Perciò è un incrocio di abbracci, di come sta, di come state e di fate bene. Mi giova questo posizionarmi sulla circonferenza dell’osservazione e dell’ascolto. Parlo, invece, pochissimo, limitandomi a dire qualcosa. Anche con un gesto o con gli occhi. Ieri mi ha scosso la breve orazione di una madre, il cui figlio, per la seconda volta, non è stato promosso. La donna, pur visibilmente scossa, ha tenuto a freno la sua rabbia e con argomentazioni serie ha accusato la Scuola di avere fallito. Non era pensabile che in due anni il suo giovanotto lentigginoso non avesse fatto tesoro degli insegnamenti dei docenti e dello stare insieme ai suoi compagni. Che qualche lacuna non l’avesse colmata. Che, partendo da zero, non fosse giunto anche ad uno stentato cinque. Dopo l’eruzione, non sapendo io rispondere analiticamente sul caso, l’ho invitata a presentare istanza di accesso a tutti gli atti, ma mi ha opposto un energico “no”. Non sono venuta qui per accedere agli atti e per “ricorrere”, ma per dirvi che mio figlio non è un genio e che ha le sue colpe. Altresì voi le vostre. Come madre ce la sto mettendo tutta per aiutare mio figlio a capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Voi gli avete insegnato soltanto a continuare a sbagliare. Volevo che lo sapeste. Perciò non c’è altro motivo, che mi ha indotto a venire qui. Ho voluto che mio figlio, pur stando male, mi accompagnasse e ascoltasse quello che ho detto. Soprattutto per imparare. Voi tenetevi i vostri geni!

“Il fantasma di cui sono il lenzuolo”

Ho inaugurato le letture estive con Geologia di un padre di Valerio Magrelli, Einaudi 2013.
Un’opera atipica, che la quarta di copertina, adoperando il corsivo, e giustamente, definisce romanzo, ma che è inquadrabile in un miscuglio a metà strada tra il diario, il frammento lirico e il metaletterario. D’altra parte il titolo è assolutamente illuminante per comprendere forma e contenuto del libro: a livello strutturale si sovrappongono più generi letterari come fossero strati geologici portati alla luce dalla penna dell’autore e, al contempo, a ciascuno di essi si può associare ora questa, ora quella pagina di vita, che il figlio-autore-narratore ricostruisce sulla figura del padre e sulla relazione affettiva con questi. Ricordi personali, piccoli e grandi eventi familiari, appunti sparsi qua e là diventano per Magrelli materia di narrazione, ma non romanzo, scavo geologico volto al recupero del padre e di quella parte archeopaterna, che sopravvive in lui, ma non modello didattico, dispensatore di saggi consigli sulla problematica relazione padre-figlio. Il tono della narrazione è garbato ed elegante, ma la scrittura è eccessivamente cerebrale fino quasi al compiacimento, orpellata da citazioni letterarie o da riferimenti mitici e mitologici, resi anche attraverso l’uso della personificazione e della metafora, che hanno il sapore scialbo e impersonale dei pasti ospedalieri freddi e asettici. Pur affrontando una tematica forte, Geologia di un padre non mi ha suscitato alcuna emozione, forse perché, di là dalle varie ricostruzioni archetipiche del Padre, si tratta sempre di relazioni duali(padre-figlio)assolutamente soggettive e perciò difficilmente abbinabili alle proprie esperienze di vita. Ho apprezzato, invece, la lingua di Magrelli(contemporanea e “archeo-geologica”al contempo), lo stile asciutto, franto ed ellittico del suo periodare, i frammenti lirici concentrati soprattutto nell’ultima parte del libro, o sub specie citazione altrui, o intratestuale interna, o per il tramite dell’allusione letteraria. Fascinoso il primo capitolo, che indulge assai al macabro(per l’insistenza sulla rappresentazione della morte come liquefazione dell’essere) e però fornisce la chiave di interpretazione di tutto il viaggio-scavo di Magrelli:discesa nel brodo nero dei resti scheletrici, risalita, illuminazione letterario-filosofica.

Le Tracce(2013) con la maiuscola

Evviva!  Finalmente! Finalmente la smettiamo di dire che la prima prova è la più facile e prevedibile fra tutte! I ragazzi hanno lavorato sodo, anche sei ore, curvi sul foglio e alle prese con il dizionario. Dubbi, incertezze, tentennamenti, penne sul banco. Poi si sono sciolti e hanno scritto. Detto ciò, che considero positivo, perché forse stamattina, come rare volte è accaduto, si sono dovuti misurare con se stessi, mi piace spendere superficialmente qualche parola sulle tracce della prima prova. Ho avuto modo di visionarle soltanto intorno alle dodici, fagocitato com’ero da incombenze varie. Quando una delle colleghe, presente con me all’apertura del plico telematico, ha  pronunciato Magris, confesso di essere rimasto frastornato. Ripeto, soltanto dopo le dodici, mentre mangiucchiavo uno scampolo di cornetto, ho letto le tracce. Letto e apprezzato, piacevolmente meravigliato. Per una serie di ragioni, che tenterò di esprimere.

Innanzitutto s’è rotto l’incantesimo, che da anni incatena l’analisi del testo a poeti o narratori diciamo “canonici”, fatta eccezione per l’anno in cui fu proposto un Levi non proprio conosciutissimo.
Evviva! È stato proposto uno scrittore vivente e per giunta con un argomento attuale e universale(il viaggio e le “frontiere”), che dava ai maturandi la possibilità non di ripetere wikipediamente i contenuti letterari studiati, di ricopiarli da una fisarmonica sciorinata di nascosto o da un qualsiasi schermo di un super cellulare megatecnologico di riserva, ma di esprimere criticamente le proprie osservazioni personali su aspetti del viaggio/frontiere ben circostanziati. Negli anni passati(Moratti/Gelmini)erano state proposte tracce letterarie banalotte e dal sapore mocciano, sulle quali la stampa e la rete avevano costruito la trappola illusoria del tototema.
Proprio l’informazione esce sconfitta da questa maturità e, insieme ad essa, il tam tam della rete.
Complimenti, perciò, al ministro Carrozza e ai suoi collaboratori! Ho molto apprezzato anche la scelta di affidare al candidato l’analisi degli aspetti formali del testo, senza le tipiche domandine, a volte idiote e astruse su questa o quella figura retorica o sull’uso di un avverbio anziché di un aggettivo e cose di questo genere. Anche il punto 3 dell’analisi sostanzialmente si appellava al candidato(le sue esperienze in merito di viaggio/frontiere), nel caso in cui non fosse stato in grado di fare riferimento alle opere di Magris o di altri autori del Novecento.
Anche il saggio artistico-letterario(Individuo e società di massa), come la prima traccia, si distende tutto sulle capacità critiche dei ragazzi, chiamandoli a districarsi tra testi non sempre immediatamente fruibili, fra tutti quelli di Pasolini, dello straordinario Montale e dell’amato Canetti, di cui ho proposto un libro(La lingua salvata) ai miei primini.

Mi compiaccio anche del saggio storico-politico(Omicidi politici): il Ministero finalmente “ha scoperto” che nel Novecento non ci sono soltanto i conflitti mondiali, lo Sterminio e i Patti Lateranensi, ma anche gli omicidi eccellenti, che hanno giocato un ruolo decisivo nella vita degli Stati, delle famiglie e dei singoli.
Eccessivamente specialistici il tema di argomento storico(a scelta parlare di due dei paesi del BRICS)e il saggio tecnico-scientifico(La ricerca scommette sul cervello).
Vago, ma interessante il tema generale:evoluzione, cooperazione, coevoluzione. Corposo il saggio su Stato, mercato e democrazia, ma nutro qualche riserva: in quante e quali scuole vengono approfonditi gli argomenti economico-politici? 

A titolo personale, se avessi dovuto scegliere la mia traccia, avrei optato per Magris, con il quale mi piace concludere il post: Alle genti di una riva quelle della riva opposta sembrano spesso barbare, pericolose e piene di pregiudizi nei confronti di chi vive sull’altra sponda. Ma se ci si mette a girare su e giù per un ponte, mescolandosi alle persone che vi transitano e andando da una riva all’altra fino a non sapere più bene da quale parte o in quale paese si sia, si ritrova la benevolenza per se stessi e il piacere del mondo.

C’era pure la luna…

Il teatro Massimo colorato di Pride.

Un momento con gli Almamegretta ai Cantieri della Zisa. Pare suonino sempre le stesse note, però gradevoli, tutto sommato.

Una serata estiva leggerissima, con 25 di temperatura, brezza carezzevole, luna limpida e varietà umana. Pure le famiglie con i bimbi tra musica, mostre, stand e allegria!

10 a 0

Dietro le quinte di ogni scrutinio finale si alimenta, da e tra i professori, un gossip, che ha eguali soltanto nei contenitori pomeridiani della televisione. Si spazia in tutti i campi: dal personale al professionale. Odi inveterati che diventano leggende scolastiche, nomignoli che tratteggiano colleghi abominevoli(quaderni stracciati e gettati via dalla finestra) o, al contrario, buoni ai limiti della scimunitaggine(interrogazioni lette sui libri). Addirittura stamani s’è sfiorato il varietà, infatti una collega, nel corridoio, ha imitato un’altra alla perfezione, nei gesti e nelle parole, riproducendo pure le vocali chiuse e quelle aperte. Complice del super gossip di quest’anno è stato il sistema informatico, che ha rallentato le operazioni, con ritardi fino a due ore, perciò il fancazzismo ha gonfiato storie, parole e battute a livelli elefantiaci. Si vocifera anche di una virago, in preda a bramosia, che avrebbe mostrato intimo piccante allo scopo di scuotere un collega e velocizzare le prove di ginnastica da letto. Personalmente mi sono limitato ad ascoltare, rispondendo soltanto con gli occhi o un’alzata di spalle. Ho conservato la mia energia per lo scrutinio delle mie classi. E ho fatto male. Infatti, sebbene mi fossi promesso di essere diplomatico, ho mandato a fanculo due colleghi; a uno ho spiattellato in faccia che non ha prodotto proprio nulla, né in classe, né fuori(incarichi vari), quindi che, pur avendo il diritto di parlare, avrebbe fatto bene a piantarla con la filosofia della psicologia umana applicata e a rispettare le regole di conduzione del consiglio. Così è stato. Un’altra, una che ha un nome orripilante, ma che si fa chiamare con lo pseudonimo di un’attrice, ha avuto da ridire sulle mie proposte di voto sulla condotta, pretendendo analitici chiarimenti su qualche caso. L’attrice chiaramente è stata accontentata, ma mi dispiace tanto per lei. Tutte le mie proposte, belle e brutte, sono passate. Quindi il finale mi si è profilato più roseo di quanto avessi prospettato. Se fosse una partita, 10 a 0 per me.