“Il fantasma di cui sono il lenzuolo”

Ho inaugurato le letture estive con Geologia di un padre di Valerio Magrelli, Einaudi 2013.
Un’opera atipica, che la quarta di copertina, adoperando il corsivo, e giustamente, definisce romanzo, ma che è inquadrabile in un miscuglio a metà strada tra il diario, il frammento lirico e il metaletterario. D’altra parte il titolo è assolutamente illuminante per comprendere forma e contenuto del libro: a livello strutturale si sovrappongono più generi letterari come fossero strati geologici portati alla luce dalla penna dell’autore e, al contempo, a ciascuno di essi si può associare ora questa, ora quella pagina di vita, che il figlio-autore-narratore ricostruisce sulla figura del padre e sulla relazione affettiva con questi. Ricordi personali, piccoli e grandi eventi familiari, appunti sparsi qua e là diventano per Magrelli materia di narrazione, ma non romanzo, scavo geologico volto al recupero del padre e di quella parte archeopaterna, che sopravvive in lui, ma non modello didattico, dispensatore di saggi consigli sulla problematica relazione padre-figlio. Il tono della narrazione è garbato ed elegante, ma la scrittura è eccessivamente cerebrale fino quasi al compiacimento, orpellata da citazioni letterarie o da riferimenti mitici e mitologici, resi anche attraverso l’uso della personificazione e della metafora, che hanno il sapore scialbo e impersonale dei pasti ospedalieri freddi e asettici. Pur affrontando una tematica forte, Geologia di un padre non mi ha suscitato alcuna emozione, forse perché, di là dalle varie ricostruzioni archetipiche del Padre, si tratta sempre di relazioni duali(padre-figlio)assolutamente soggettive e perciò difficilmente abbinabili alle proprie esperienze di vita. Ho apprezzato, invece, la lingua di Magrelli(contemporanea e “archeo-geologica”al contempo), lo stile asciutto, franto ed ellittico del suo periodare, i frammenti lirici concentrati soprattutto nell’ultima parte del libro, o sub specie citazione altrui, o intratestuale interna, o per il tramite dell’allusione letteraria. Fascinoso il primo capitolo, che indulge assai al macabro(per l’insistenza sulla rappresentazione della morte come liquefazione dell’essere) e però fornisce la chiave di interpretazione di tutto il viaggio-scavo di Magrelli:discesa nel brodo nero dei resti scheletrici, risalita, illuminazione letterario-filosofica.

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