Ieri sera, il mio dopo cena ha preso una piega inaspettata. Ad un certo punto della serata, mentre si discuteva della frase sugli omosessusali pronunciata da papa Francesco, incitato anche dalle posizioni divergenti dei commensali, uno dei presenti ha tracciato il profilo deontologico del presbitero omosessuale. Chiaramente ha parlato della sua esperienza, tant’è che ha esordito affermando iperbolicamente di “essersi fatto” quasi tutti i preti della diocesi di*; finanche il vescovo, a sua detta, informato dai suoi sottoposti, gli è zompato addosso.

Sul presbitero omosessuale e sul rapporto sessuale consenziente consumato intra moenia

Il presbitero omosessuale solitamente è dotato di uno spiccatissimo sesto senso nell’intercettare altri omo intorno a sé; il luogo deputato, in primis, è il confessionale, ma anche le riunioni di gruppo in canonica e i pellegrinaggi. Se è furbo, sceglie con attenzione il soggetto da concupire, quindi, prima di farsi avanti, saggia il terreno con messaggi che perdono di ambiguità gradualmente, fino a quando è sicuro di potere agire in sicurezza e riservatezza.

Il presbitero omosessuale, nella maggior parte dei casi, aspira a un rapporto sessuale selvaggio, ai limiti dell’animalesco; contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, il prete gay non cerca una relazione sentimentale con l’altro, convinto in modo assoluto che l’unica relazione d’amore è quella che intrattiene con Dio, orizzontalmente nell’abbraccio con i fratelli/fedeli, verticalmente nel dialogo speciale con l’Assoluto.

Il presbitero omosessuale fa “lobby” con quelli della sua cerchia, nel senso che è disposto a prestare loro il soggetto/oggetto delle prestazioni sessuali, quasi in una sorta di scambio di complicità, di piccoli favori e convenienze diocesane.

Una delle leggi ferree è che il prete, una volta consumato il rapporto sessuale con un tale, non potrà più ammettere questi al confessionale, insomma si rifiuterà categoricamente di confessarlo.

Il presbitero omosessuale, se non vuole più reiterare il rapporto sessuale con chi comunque gli è piaciuto, sottopone quest’ultimo a una sorta di ricatto morale, legandolo in qualche modo al silenzio e alla riservatezza. Di solito gli fa un dono: un libro, un rosario, un oggetto, che in ogni caso saldi un rapporto di complicità e di “amicizia”.

😯