Acido

Dopo tre anni il recupero dei libri, di cui parlai in un post del 2010, è quasi completo; mancano all’appello i volumi centrali dell’opera, che conto di avere tra circa un mese. Sono, infatti, in attesa di una conferma. Stamani, intanto, la postina mi ha consegnato il piego con uno dei volumi tanto ricercati; si tratta della prima parte, ma mi accontento lo stesso. Il servizio postale, pur avendo io pagato una profumata raccomandata, ha tardato più di quanto m’aspettassi, mentre, a conferma dei mirabilia della rete, la ricerca è stata agevole. Ho trovato, invece, molte porte chiuse, quando per il prestito mi sono rivolto alle biblioteche delle scuole, che me lo hanno negato. Sono state, invece, disponibili per la consultazione, cosa per me inaccettabile per due motivi: avrei dovuto sacrificare metà del mio giorno libero(si fa per dire…)per funghire in scuole lontane dalla mia abitazione e avrei concluso poco, dovendo necessariamente selezionare alcune pagine e scansionarle in pdf o in jpg. Ho ringraziato le scuole per la disponibilità, però mi sono invelenito e così ho appuntato i nomi dei responsabili delle biblioteche e dei ds. Mi sono invelenito, perché ritengo illogico che un impiegato dell’Istruzione, a qualsiasi titolo, neghi il prestito di un libro a un altro impiegato dell’Istruzione. Ho memorizzato, per il fatto che, come ripete spesso mia madre, “munti cu munti unti iunciri mai”(monte con monte non ti incontrare mai). La città, pur capoluogo di regione, è piccola. E ci si conosce e ci si incontra. Prima o poi…se mai…chiuderò io le porte.

12 pensieri su “Acido

  1. Innanzi tutto: bene per la caccia parzialmente risolta! 🙂
    Sul prestito, invece, per una volta (cosa rara) non sono d’accordo con te: da lavoratrice nel sistema biblioteconomico (in Italia e all’estero: sono stata responsabile del prestito di una biblioteca universitaria, della catalogazione di un fondo antico in ISBD(A) e della catalogazione di una biblioteca scolastica) so che la determinazione del prestito (per fortuna, aggiungo) non dipende dalla qualifica dell’utente ma dallo stato del libro e/o dal grado della sua preziosità valutato all’interno del sistema di riferimento catalografico di collezione. In soldoni, se io valuto che un libro, o perché prezioso (rispetto al suo sistema di collocazione e catalogazione e nell’ambito del patrimonio librario dell’ente e/o del privato cui appartiene), o perché in stato non ottimale non è adatto al prestito, stabilisco che non è adatto, punto. Perché salvaguardare la sua fruibilità alla consultazione per tutti è più importante della disponibilità di prestito ad alcuno. Questo perché nessun privato, fosse anche Armando Petrucci in persona, può garantire di non arrecare danni a una unità di patrimonio librario là dove si sia valutato rischio di danno tout court. Capisco che, giustamente, tu ti senta di garantire per te stesso. Ma, altrettanto giustamente, è corretto che una amministrazione pubblica non si possa basare sul tuo contratto di lavoro per garantirti la stessa fiducia. (Se la tua idea era quella di fotocopiare il libro, per esempio, una delle pratiche più deleterie per qualunque patrimonio librario, ecco che la decisione di chiudere al prestito è non solo comprensibile, ma anche salutare).

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    • No, come ti spiegavo, la questione della concessione del prestito di un’opera non è legata soltanto alla antichità o preziosità di prime edizioni cinquecentine o incunaboli. I criteri di biblioteconomia prevedono che il tasso di rischio sia da calcolare rispetto a una serie di fattori che riguardano la consistenza dello stato dell’edizione (es. in Nazionale ci possono essere libri di edizioni paperback assolutamente comuni, ma che non possono essere dati a prestito perché appartengono al fondo degli ex-alluvionati) e anche il suo grado di preziosità rispetto al contesto a) editoriale, b) geografico c) di reperibilità. Per esempio, il tuo caso rientra nel caso a), certamente, come dimostra la fatica da te fatta per rintracciare i preziosi volumi. Non è una Aldina, ma è un fuori commercio che è un certo grado di preziosità per gli estimatori che non si trova più. Corretto e legittimo che le biblioteche (strumenti prima di tutto conservativi) ne concedano la consultazione ma non il prestito, mettendone a rischio la futura reperibilità. Il caso 2 si applica a edizioni che in quel contesto biblioteconomico sono poco diffuse (pur magari essendolo nel contesto geografico di pubblicazione). E’ il caso che sta man mano riassorbendosi, vista la digitalizzazione dei volumi e la maggiore facilità del prestito inter-bibliotecario, anche internazionale (però, per esempio, quando ho riordianto e catalogato il fondo dell’Heidelberg College, non molti anni fa ho consigliato di porre fuori dal prestito libri di case minori italiane, poiché la loro reperibilità in quel contesto era molto limitata). Infine, il terzo caso, riguarda per esempio libri anche molto comuni ma che per un determinato periodo diventano essenziali per una certa comunità. Caso tipico: i libri nei programmi di esame universitari, che molte biblioteche universitarie pongono extra-prestito per un periodo limitato nel tempo (quello dell’anno del corso), perché altrimenti il prestito a uno studente danneggerebbe la consultazione di tutti gli altri).
      La Biblioteconomia è una scienza. Imperfetta, come molte, e forse più di tante. Però ci sono dei criteri in quello che viene deciso, che sono un po’ più pensati di quanto non appaia in superficie.

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  2. Be’, sì, la ‘povna ha ragione. Però anche a me capita a volte di trovarmi nella tua situazione, Mel, e di provare il tuo disappunto! Sono felice che la tua ricerca abbia portato dei risultati… sono soddisfazioni (anche se costose)!

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  3. Quale ti manca? Credo di averne un volumone giù in cantina, ma non ricordo di quale anno (so che è delle elementari, ma c’erano attività che riuscivo a modificare per le medie e per un po’ l’ho usato volentieri). Se ti serve, io non lo uso da tempo, te lo mando. Mi piace pensare che rivivrà, in qualche modo.

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      • Ma certo, quando vuoi. Però… Sono andata a ripescarlo in cantina e ho notato che forse non è proprio quello che ti serve (mi sono fatta ingannare dalle edizioni Atlas). Comunque: è un volumone giallo, per la classe terza, e si intitola “La nuova guida Atlas, Storia, geografia, studi sociali”, coordinatori Giuliana Pandolfi, Gabriele Marognoli. Non xc’è anno di edizione, ma siccome fa riferimento ai programmi dell’85, vedi, è anche fuori arco temporale. In ogni modo, è qui.
        (mi sembra di essere Raffaella Carrà)

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