Avvento ’13

Domani 1 dicembre comincia il periodo di Avvento; com’è mio uso, ho preparato la corona, che consta di quattro ceri(degli anni scorsi), di cui uno rosa per la terza domenica(detta gaudere), sormontati o abbelliti da foglie sempreverdi; in realtà ho adoperato piccole foglie di ficus e dell’edera, così come ho scelto tre ceri dalle tonalità simili(viola, prugna e rosso scuro) più uno rosa.

Le tradizioni mi piacciono, ma mi piace variarle.

Merenda con la storia

Una mia vicina di casa, che io non ho mai visto, se non forse una volta e per giunta di sfuggita, mi ha quasi supplicato di dare una mano alla sua figliola, assistendola nello studio della storia. La ragazzina, Dafne, frequenta la prima media e l’unica materia in cui non riporta voti buoni è proprio la storia. Secondo quanto riferisce la madre, che m’è sembrata sincera, oltre che interessata autenticamente al buon andamento scolastico della figlia, quando arriva l’ora di storia, durante l’interrogazione, cala un sipario di silenzio. Dafne fa scena muta; ripete geografia, scrive sufficientemente bene, studia l’antologia, la professoressa è sempre la medesima, ma non ripete una parola di storia. Dimentica le date importanti, non è in grado di rispondere alle domande della collega o di ricostruire un quadro storico.

La mia risposta immediata sarebbe stata negativa, sia per gli impegni scolastici, sia per la difficoltà di relazionarmi con una bambina appena uscita dalla scuola elementare; non ho saputo opporre un “no”, non me la sono sentita. La mamma di Dafne(mentre parlavamo, ricostruivo un fatto di qualche anno fa)fu l’unica che, in occasione dell’alluvione, offrì le sue braccia a mia madre, aiutandola a spalare il fango. Ho provato uno strano sentimento di gratitudine per questa donna, così ho capitolato. Il tutto nel giro di un fulmine. 

Così, oggi pomeriggio, ho incontrato Dafne. E non mi sbagliavo. Si tratta di una bambina, nonostante frequenti la prima media. Non è stato facile spiegarle in modo chiaro il periodo che intercorre tra la morte di Carlo Magno e l’ascesa di Ottone I; ho dovuto spostare la lancetta dell’orologio storico di qualche secolo, aprendo e chiudendo molte finestre digressive. Dafne ha ripetuto tre volte la lezione ed è riuscita a rispondere alle domande sugli argomenti studiati. Ho notato che tende a dimenticare le date e a sintetizzare al massimo, perciò l’ho richiamata più volte.

PIC2368ONon ho, però, infierito più di tanto. Non deve essere proprio il massimo per una bambina trascorrere una parte del pomeriggio a farsi due palle con Carlo Magno e i suoi discendenti, feudi e capitolari, Ungari, Vichinghi e Saraceni, castelli e borghi, Ottone e i vescovi-conti. Un margine di comprensione credo le spetti. Purché non lo sappia.

Al cielo

Oggi, nel primissimo pomeriggio, questo cielo mi ha incantato, ripagandomi della fatica.

Ora non date la colpa al cielo” (Gavino Ledda, 20/11/13)

D’acqua e panico

Fugacemente e a intervalli ho seguito lo speciale di Mitraglietta su La7, unica tra le tv ad avere dedicato l’intero pomeriggio all’alluvione della Sardegna. Neanche le tv pubbliche, se non nella forma della curiosità morbosa che entra nelle case degli alluvionati, ne raccoglie le lacrime, sbandierandone la disperazione, l’impotenza e il dolore, ne sono state capaci. O non hanno voluto. Mentana, invece, ha reso davvero un servizio pubblico eccellente, ricostruendo e sviscerando tutte le dinamiche legate all’alluvione sarda.

Più di una volta mi sono trovato in mezzo all’acqua e al fango; e l’acqua e il fango, qualche anno fa, sono penetrati al pianterreno della mia casa, imbrattando mobili ed elettrodomestici. Per poco non ci ho rimesso pure mio padre che, per radicata incoscienza, tentava di liberare il marciapiede dalla paccottiglia di spazzatura, che il torrente in piena trascinava con la sua rapina rovinosa. Un’altra volta l’acqua alluvionale è penetrata nell’abitacolo dell’automobile, mentre mi recavo a scuola. Insomma, tutte le volte in cui l’acqua e il fango hanno trionfato, riconosco di essermi trovato in pericolo per incoscienza e per il desiderio violento di mettermi al riparo, giungendo al più presto a scuola o a casa. Si tratta di un’illusione, perché lo spazio che separa dal luogo ritenuto sicuro, aggiunto alla variabile-tempo, può essere fatale. A volte, invece, il riparo è a portata di mano: basterebbe abbandonare l’automobile, cercare un qualsivoglia luogo sopraelevato e attendere. Attendere che la furia dell’acqua freni il suo impeto. Invece il panico per l’invasione dell’acqua e la preoccupazione per chi, come i familiari e gli amici, possa trovarsi in pericolo per la stessa causa spinge a commettere azioni poco sagge, quali attraversare un ponte con un torrente in piena, sfidare pozzanghere e laghi lungo le strade, attraversare sottopassi e altre bravate del genere; a casa, d’altra parte, spalare la fanghiglia da un pianterreno, cercare di proteggere mobili e arredi, mentre intanto la piena giunge furiosa a sommergere il nostro respiro.

Con ciò non voglio trovare alcuna giustificazione al dissesto idrogeologico del nostro territorio, al ritardo dei soccorsi e al cambiamento, in direzione monsonica, del nostro clima, però, talvolta, alla furia dell’evento meteo si somma anche quella dell’irrazionalità e della paura, che fa perdere la testa e la vita.