Femminista ante litteram

Pur con molte riserve, pur riuscendo a mala voglia a contare fino a dieci per non stracciarli, cosa che una volta ho fatto davanti a una classe che rimase sbigottita(e divertita), uso i libri scolastici adottati; di fatto i libri scolastici esistono, gli studenti, o meglio le famiglie, li acquistano ed è corretto usarli, salvando il salvabile. Talvolta, per mancanza di tempo, non riuscendo a strutturarne di miei, assegno gli esercizi di comprensione e analisi, che corredano le pagine antologiche. Detto sinceramente, non verifico a priori la qualità dei quesiti, riservandomi di farlo durante la correzione in classe. Quasi puntualmente, in fase di correzione, ancora prima di raggiungere la seggiola, sedermi, chiamare l’appello e avviare il laboratorio, mani alzate fluttuano nell’aria in attesa di sottopormi all’interrogatorio sui quesiti canismentula, cui i primini non sono riusciti a rispondere adeguatamente. Nello specifico, a proposito di una macabra novella, si chiede agli studenti se la scelta ardimentosa della protagonista costituisca anche una sorta di riscatto delle donne, considerato che il Certaldese destina la sua opera alle donne afflitte dalle pene d’amore e relegate nel loro piccolo spazio domestico. Non è prematuro, cronologicamente e culturalmente, parlare di riscatto delle donne nel secolo XIV? E poi, alle donne di quale ceto sociale Boccaccio destinerebbe le sue novelle? Alle casalinghe del popolo minutissimo alle prese con la pulizia delle masserizie o alle gentili e tanto oneste, che impreziosiscono con la loro grazia spazi cortesi reali e virtuali, strappando sospiri e lamenti a giovani altrettanto adorni di gentilezza? Qual è lo statuto di cotali donne? Narratarie? Reali? Il quesito, in tal senso, è lacunoso. Sinceramente sono rimasto perplesso, però in classe s’è acceso un  dibattito moderatamente(da me)vivace, che ha fornito ai ragazzini un lume fiochissimo di ciò che può voler significare studiare i classici.

9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. pensierini
    Nov 14, 2013 @ 23:30:03

    Certi libri sembrano scritti senza pensare.

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  2. rosenuovomondo
    Nov 15, 2013 @ 06:20:22

    beh pero’ anche solo per aver sviluppato un dialogo tra ragazzi, quel libro è un successo!!!

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  3. melchisedec
    Nov 15, 2013 @ 13:03:23

    @E’ vero. Pensierini.

    @Non c’è dubbio, Rose.

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  4. kappadue72
    Nov 15, 2013 @ 14:56:57

    Il termine canismentula è quello che penso io?
    In quanto al femminismo antelitteram dubito che le donne dell’epoca avessero anche solo il tempo e le energie di pensarci.

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  5. ildiariodimurasaki
    Nov 15, 2013 @ 17:33:52

    Mah. Di questione femminile, volendo, la letteratura si è sempre occupata (Euripide ha dei passi notevoli in proposito, basta pensare alla Medea e allo Ione) ma non certo nei termini contemporanei, anche perché la società era organizzata in modo completamente diverso.
    Nel Medioevo le donne hanno scritto davvero poco, ma molti uomini hanno scritto sulle donne e PER le donne. Le destinatarie del Decameron però erano donne non particolarmente confinate nelle mura domestiche, e Boccaccio non le descrive come tali. Molte delle sue eroine mostrano una notevole capacità di iniziativa e una certa libertà di movimenti, direi – e infatti una tirata come quella di Medea non la pronunciano. La novella lugubre qual era? Quella di Ghismonda e Tancredi? Se è quella, a me sembra che nel suo discorso prima di uccidersi Ghismonda tocchi una grande quantità di argomenti, ma non la discriminazione femminile.

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  6. melchisedec
    Nov 15, 2013 @ 19:51:07

    @kappadue, proprio “quella” 😆

    @Lisabetta da Messina, Murasaki.

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  7. ildiariodimurasaki
    Nov 15, 2013 @ 22:33:50

    E che accidenti di “scelta ardimentosa” sarebbe, quella di Lisabetta? E’ una povera vittima, descritta accuratamente come vittima, svolge onestamente il suo ruolo di vittima e dopo essere stata trattata da schifo da quelle carogne di fratelli dall’inizio alla fine della storia muore di dolore. Alla faccia del riscatto!
    Altro che canismentula, se la canismentula avesse funzionato come quelle domande, la nobile stirpe canina si sarebbe estinta ancor prima di nascere.
    Per inciso, sugli esercizi delle antologie la penso come te, inclusa la fortissima tentazione di stracciare o usare come combustibile le antologie in questione.

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    • melchisedec
      Nov 16, 2013 @ 07:52:51

      Dissotterrare la testa di un cadavere e inumarla in un vaso di basilico a me pare una scelta ardimentosa e qui l’antologia non c’entra niente; dell’aggettivo ardimentoso sono l’io l’autore, Murasaki.

      La questione fa sobbalzare, quando, invece, le autrici dell’antologia legano il dissotterramento della testa di Lorenzo al riscatto di Lisabetta e delle altre donne. Inaccettabile.
      A proposito di antologie, ne sto sperimentando una davvero strutturata bene, che ha scelto una collega di corso.

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  8. ildiariodimurasaki
    Nov 16, 2013 @ 15:39:46

    Dissotterrare il cadavere e prendersi la testa è una scelta interessante. Ma ammetto che avrei trovato più ardimentoso da parte di Lisabetta andare dal podestà e sporgere formale denuncia di ritrovamento di cadavere e/o affrontare i fratelli.
    Di riscatto, comunque, non c’è nemmeno l’ombra, né per Lisabetta né per nessuna, e direi che su questo siamo tutti d’accordo. Esempi di eventuale “riscatto” al femminile nel Decameron ce ne sono, volendo proprio impostare la questione in questi termini, ma non qui!

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