Florinatale

Sacra famiglia sub ara

Sacra famiglia 2

Bambinello con angioletti e Bibbia

Bambinello bambolotto

Bambinello regale

Il bouquet realizzato da me per le mie amiche monache: anturium, gypsophila, rami di cotone, palmine, olivo, pungitopo, ficus, rami di fico.

Fissità natalizia

Come sempre, comincio a postare foto natalizie, specie di presepi. Adoro la fissità degli sguardi dei personaggi. Di contro il rapire vorticoso della materia e del tempo.

Vivente

Solitamente il presepe vivente non mi attrae, ma, essendomici trovato dentro, ho scattato qualche foto. Semplice e tenero.

Doni

Una composizione di vischio e pungitopo.

Un grazie di alcuni genitori di ex miei alunni, che ho “curato” per due anni. Adesso i loro figli sono diplomandi. Una mamma mi ha detto: «Lei ha seminato così bene, che mio figlio, in questi tre ultimi anni, ha campato di rendita».

Un cd di Satíe.

Il coppettino di confetti di un allievo, laureatosi in medicina e prossimo a veleggiare verso lidi nordici fuori dallo Stivale.

Sono i quattro splendidi regali che ho ricevuto oggi. Inaspettati ed emozionanti. Così me ne sono tornato a casa più leggero del solito, perché per me il giorno che precede le vacanze natalizie è quello del magone e del groppo in gola; motivo per cui non è mio costume formulare ai ragazzi alcun tipo di augurio, né di natale, né di un buon anno a venire. Né tanto meno gozzovigliare con dolci e panettoni durante l’intervallo. Anzi, dirò di più. L’ultimo giorno si trascorre faticando assai. Ho spiegato così indefessamente, che ora ho un rospetto abbarbicato all’ugola.

La fregola del Natale “culturale”

All’appressarsi del Natale mi seduce la tentazione di filtrare le chiamate telefoniche, bloccandole tutte, tranne le necessarie. Molti conoscenti, in odore d’amicizia, proprio nei giorni che precedono le festività natalizie, vengono posseduti dalla fregola di invitarmi a incontri per così dire culturali e mondani.

Da giorni un ex-collega, con la mania della regia filmica, mi tartassa al telefono fisso per invitarmi alla presentazione di un suo cortometraggio; dell’iniziativa ho saputo grazie a un’amica in comune, a cui ho intimato di cucirsi la bocca, nel caso in cui il regista in erba le chiedesse notizie di me.

Un’ex-alunna realizzerà, sempre negli stessi giorni, una mostra di quadri.

Un mio compaesanello una lettura pubblica di sue poesie con annesso concerto di musica classica.

Un’alunna farà l’attrice in una pièce teatrale.

E poi un gruppo di nostalgici. Dei colleghi, da tempo trasferiti in altri lidi scolastici, che vogliono organizzare una pizza a ridosso del Natale.

Come spiegare loro che sono esausto, trascorrendo fra l’altro gran parte della mia vita a scuola(a parte gli impegni di vita pratica), e che, pertanto, declinerò tutti gli inviti? Semplicemente aumentando il numero degli inviti reali a livello esponenziale, il cui prodotto collide, per ragioni assolutamente logiche, con l’impossibilità di ubiquarmi. Di spiattellare chiaramente come vanno le cose a me proprio non va e mentire mi pare la strada più sbrigativamente percorribile; di questi tempi ci si deve pure vergognare di dire che a scuola(e nel pomeriggio a casa)si lavora assiduamente. Non voglio fregiarmi del titolo di martire della scuola e mi sono pure stancato di difenderla, la scuola. Che gli altri continuino a rappresentarla allo sbando! Io, da parte mia, continuerò a fare agricolamente il mio dovere, ma una buona parola non la spenderò più in sua difesa.