Scirocco di gennaio

Lo scirocco di questi ultimi due giorni è stato violento. In città cielo opalino. Un grosso ramo spezzato, quasi un albero.

In versione “acqua” l’immagine è più bella.

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Disegno-Numero-6

Non so se sia la mia isolanità a farmi ribollire di fascino attrattivo verso la Sardegna, o per meglio dire verso gli scrittori sardi, o una semplice e pura coincidenza di incontri letterari, che si consumano nell’atto della lettura e nelle fole dell’immaginario. Sta di fatto che ho comprato, per solidarietà, e letto con piacere, il libello Sei per la Sardegna, pubblicato dalla Einaudi, il cui incasso sarà devoluto per la comunità di Bitti, che ha subito danni di una certa gravità strutturale in seguito all’alluvione di poco tempo fa. Si sono mobilitati Michela Murgia, Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga. Ciascuno ha scritto un pezzo letterario, il cui tema richiama, direttamente o velatamente, la Sardegna, i pregiudizi su di essa, la bellezza, l’invasione del capitalismo turistico selvaggio, le tradizioni e via discorrendo. I generi praticati sono molteplici: dal pamphlet al racconto biografico, dal saggio di geografia umana alla prosa poetica, dal libretto di musica al racconto breve. Sei è perciò un miscuglio di generi che, se da un punto di vista letterario necessitava di una revisione meditata e meno irruente, tuttavia è attraversato da una vena di passione viscerale, che lega gli autori alla loro terra. Fra tutti, almeno per i miei gusti, ho trovato interessante la prosa poetico-filosofica di Fois dal retrogusto leopardiano, il racconto breve della Murgia, come sempre abilissima nella poetica della frase-meraviglia e del fulmen in clausula, e infine la biografia di carattere realistico di Abate. Sei non è certo un capolavoro, ma, se si conciliano l’amore per la Sardegna e la causa solidale, penso che valga la pena acquistarlo e leggerlo. 

Il primo di tre in quattro

Lo scrutinio, oggi per me il primo, è sempre un punto privilegiato d’osservazione dei comportamenti umani; da qualche anno spendo pochissime parole durante la discussione sulle proposte di voto e sulle questioni didattiche, acquattandomi come una viperella sotto i sassi, ma pronto a sferrare l’attacco nei due casi-limite, in cui la mia pazienza venga messa a dura prova, ossia il parlarsi addosso, mentre le lancette girano, e l’impicciarsi furbesco nei miei cazzo di voto, a meno che non sia il DS a chiedere delucidazioni. Il primo scrutinio del primo quadrimestre è stato velocissimo e mi sono pure divertito proprio nell’osservazione dei comportamenti e nella registrazione di alcune battute. Dunque, in ordine sparso, si è aperto il seguente siparietto: uno si faceva un solitario incollato davanti al suo portatile, un altro sgranocchiava grissini, offrendoli ai colleghi, una gatta arzilla, ma mezza svampita, mitragliava 286490 parole al minuto, addossando mille colpe alla piattaforma, rea di averle sputato addosso tutti i voti digitati(si sa che la piattaforma ha funzionato strabene), pertanto li ha dettati coram colleghi, una supplente tremebonda che, come una scimmia, ha confermato tutti i voti, che la titolare le ha suggerito al telefono. Ciò detto, abbiamo lavorato sodo soltanto in quattro. Eppure super veloci. E in quattro decideremo a fine anno come comportarci. Non rientra nella mia funzione catechizzare i colleghi su come ci si comporti durante un’assemblea di professionisti, o presunti tali. 

Convergenze

La prossima si preannuncia una settimana fitta di impegni e la parte del leone la faranno gli scrutini quadrimestrali, quindi mi sto rassegnando, sin  d’ora, a trascorrere la maggior parte delle giornate fuori casa. Però il lavoro propedeutico agli scrutini è già bello e pronto, infatti sono occorsi soltanto pochi click, per trasferire i voti dal registro elettronico alla piattaforma. E sono già confezionati anche i giudizi per il recupero. Stamani, invece, quasi a mo’ di controcanto, mi sono giunte notizie non proprio confortanti e da alcuni colleghi e da altre scuole della città: i primi, non avendo l’obbligo del registro elettronico, né lo strumento di supporto, hanno ordinato, a titolo privato, dei registri di carta,registro_medium le altre sono ritornate al cartaceo, dopo avere sperimentato da tre anni il fallimento del registro elettronico. Ora vi dirò che io non sono certamente Steve Jobs o chi per lui, ma non ho finora incontrato alcuna difficoltà nell’uso del registro elettronico, anzi il mio tempo ne ha guadagnato in termini di buon uso. Temo, invece, che sia in atto una campagna di boicottaggio da parte delle case produttrici di registri cartacei, finalizzata a scoraggiare l’uso del registro elettronico, se si pensa che, mentre per l’economia delle scuole il registro virtuale comporta una considerevole fetta di risparmio, per i produttori del cartaceo, al contrario, una perdita economica ingente. Proprio i colleghi di cui sopra li ho visti brigare con i rappresentanti delle case editrici, cui hanno ordinato i registri di carta. Quindi, a mio parere, si sono saldati due interessi convergenti, il conservatorismo bellettristico  dei colleghi e gli interessi economici legati al business del cartaceo. Vedremo chi la spunterà. Non mi è di conforto che dall’anno prossimo la digitalizzazione sarà obbligatoria. Quante volte si è tornati indietro per proteggere gli interessi di parte?