Tre anni

scansione0007In questi tre anni di collaborazione con la dirigenza della mia scuola i colleghi hanno manifestato più volte, con fatti e parole, la fiducia che nutrono nei miei confronti. Fiducia e affidabilità sono le costanti di riferimento, quando devono sottopormi un quesito di natura contrattuale, mi affidano un’ambasceria, richiedono un documento, comunicano qualcosa via e-mail, espongono un fatto delicato sotto il profilo educativo, etc…; anche la segreteria, tutto il personale, si comporta allo stesso modo. Ultimamente le buste contenenti dati personali, inviatemi tramite gli scansafatiche*, sono intestate a me. Come se…come se l’altro collaboratore, un fiore di persona e di professionalità, che vanta ben 12 anni di collaborazione contro i miei 3, non esistesse. So che “esistesse” è parola grossa, ingiusta e inadatta a spiegare il senso di quello che provo, una sensazione, insomma, d’imbarazzo, tant’è che la frecciata, inaspettata, ha fatto capolino. È stata proprio una chiamata al telefono, proveniente dalla segreteria e avente come destinatario il prof. Melchisedec, a far sobbalzare l’altro collaboratore che, quasi come presa d’atto, ha esclamato “Ormai io non esisto più!”. Non so se in quel momento sis arrossito, ma di sicuro c’è che ho incassato, taciuto e glissato. Ho ritenuto immaturo controbattere e in qualche modo giustificarmi, cosa che sarebbe suonata come excusatio non petita. Ma poi giustificarmi di che? È nel mio habitus mentale svolgere le mansioni in modo inappuntabile, pur consapevole di commettere tanti errori, ed è dovere di un impiegato(pubblico)servire con abnegazione lo Stato. Stato sì. So che per la mentalità comune dominante Stato evoca chissà quali magagne, fannulloneria, inefficienza e quant’altro, ma nel mio piccolo tento di agire per il bene della comunità nella varietà delle sue articolazioni e funzioni. Perciò essere puntuale, far circolare le comunicazioni, vigilare che un ordine di servizio venga eseguito, oleare l’ingranaggio, spesso farraginoso, della scuola non hanno lo scopo di far emergere la mia figura, ma di contribuire, in un’ottica sistemica, al sufficiente andamento del tutto. Mi è parso, quindi, ingrato il contrappunto del collega e per qualche giorno ci ho rimuginato. A mente fredda ho deciso come agire per il futuro: passargli tutte le comunicazioni, anche quelle indirizzate a me(noi), metterlo a conoscenza anche che è entrata una mosca dalla finestra, che Pierino ha pisciato sul bordo del water e che s’è inceppato un foglio nella stampante. Non credo di avere a portata di mano altre soluzioni. Tra l’altro, e in molte occasioni, ho ribadito più volte che sono pronto a lasciare l’incarico o ad accettare serenamente di farmelo rimettere; anzi, il giorno in cui avverrà, per volontà mia o altrui, esulterò di gioia, perché in questi tre anni c’ho perso in salute per la mole di lavoro. E sarò felice di tornare a dedicare tutto il mio cervello agli studenti.

*I bidelli

8 pensieri su “Tre anni

  1. Non so che dirti: a me capita sempre più spesso di sottrarmi agli incarichi scolastici organizzativi, un po’ perché sono convinta di non esserne capace e un po’ per non dover togliere tempo ed energie mentali ai miei alunni. Però nel tuo caso ti consiglio di continuare, perché hai ampiamente dimostrato che il lavoro di collaboratore lo sai svolgere bene e senza nuocere al tuo insegnamento. Il commento del tuo collega era dovuta a consapevolezza dei propri limiti ed amarezza, non credo proprio a risentimento o, peggio, invidia nei tuoi confronti.

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  2. Mi accodo a Pensierini: la scuola ha bisogno di bravi collaboratori, quale tu sei, ed è per questo che il tuo collega secondo me si è espresso in quel modo: era implicitamente un riconoscimento a te e una resa sua… Buon inizio domani.

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  3. sono molto d’accordo la scuola ha bisogno di persone che hanno una idea di persona al servizio dello Stato come quella che hai tu. E non sono molte.
    Io ringrazio ogni giorno per la mia Vicepreside e per l’altro collaboratore del dirigente che ho persone preziosissime e a me care proprio per questa idea di lavoro che hanno.
    Anche per me era un riconoscimento positivo nei tuoi confrotni

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  4. Anche tu, molto sensibile, troppo per certe dinamiche umane. In fondo non lavori per far le scarpe a lui. E lui, anche secondo me, lo sa. Gli fa un po’ male ma lo sa.

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