Lanxremo

Ho letto, qua e là, del calo di ascolti di Sanremo, di cui, premetto, ho visto piccoli squarci, non avendo la forza di sopportare le frequenti interruzioni pubblicitarie e la prolissità del programma in sé. Come sono mutati i miei costumi! Da adolescente non mi perdevo neanche una puntata e con i compagni di scuola si gareggiava a indovinare le prime tre posizioni, assegnando dei punti ai cantanti, che si esibivano nel corso delle serate. Oggi, a malapena, conosco i loro nomi, peraltro alcuni a me ignoti. Probabilmente seguirò per intero l’ultima puntata, a patto che si organizzi tra amici un sabato sanremese da trascorrere insieme mangiucchiando e sorseggiando del buon vino. Sarà, tuttavia, un’impresa seguire l’ultima puntata attentamente per via delle intemperanze di Luna, la gatta dei miei amici, le chiacchiere e le critiche dei commensali, che si sovrapporranno alla musica e ai testi.

“Calo” di ascolti, ho esordito. Come mai? Non penso che ciò sia da imputare all’adorabile Littizzetto e alla conduzione volutamente ectoplasmatica di Fabio Fazio. Il nodo è nella struttura composita dello spettacolo, una sorta di lanx satura dei nostri tempi la quale, qualcuno ricorderà, segnò nell’antica Roma, dopo il 365 a.C, funestato da una pestilenza, una produzione, per così dire autonoma, della letteratura mimetica e, successivamente, diegetica dal carattere prevalentemente latino. Dopo la performance dei ludiones etruschi a Roma, giunti appunto in città per scongiurare ulteriori esiti prevedibilmente nefasti per i cives, attori, musicisti e mimi nostrani si specializzarono nella messa in scena di uno spettacolo misto, fatto di squarci sovrapposti, e talvolta sconclusionati, di vita contadina e cittadina, giochi di destrezza, canzoni e gag, che trovarono, ben presto, il sostegno del testo scritto, determinando, peraltro, l’avvio della letteratura latina. La lanx satura segnò, perciò, per i Romani l’esodo da una situazione di crisi e l’inizio del decollo successivo. Il Sanremo di questi ultimi anni somiglia proprio a una lanx satura, un piatto ricolmo di prelibatezze, ma giustapposte e sconclusionate, quasi prive di un filo logico comune, con l’aggravante, per noi, che non usciamo fuori da una pestilenza, ma vi siamo immersi fino al collo; in queste due serate s’è visto di tutto un po’, vuoi anche per la commistione tra gara canora e celebrazioni storiche della Rai, crisi economica e istrionismo politico, bellezza e banalità, poesia e celebrazione storica, però la sensazione che ho provato è di spaesamento e disorientamento e, tra l’altro, ho perso anche il filo del fine per cui, in queste sere, ho premuto il numero 1 del telecomando: gustarmi le canzoni e seguire la gara. 

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