imageHo macerato abbastanza i dicotiledoni dei miei allievi sulla maniera di Vasari e sul melanconico Tasso; i risultati sono discreti, ma hanno sudato assai per rinvenire nei testi del Sorrentino gli stilemi del manierismo letterario. Mi chiedo fino a che punto sia legittimo parlare di manierismo in letteratura, se non come atteggiamento psicologico saturnino e vittimistico, al massimo come struttura disarmonica del tessuto sintattico del testo, che si abbarbica su diadi oppositive, e, in ultima istanza, come riproduzione forzata del modello illustre classico e rinascimentale, quasi un’anticipazione del grande tema dell’arte che contempla se stessa. Tasso rivela una certa modernità in questo continuo interrogarsi sulla fattura semantico-stilistica dell’opera e sulle possibilità varie della sua ricezione presso i lettori e i piucheretti critici del tempo. Per tale specificità, per la smania dell’editing scrupoloso e in costante fieri, Tasso può essere accostato a quegli artigiani della maniera e dell’affettazione retorica e ampollosa, che la tradizione ha bollato come manieristi. Di cui, tra l’altro, il medesimo poeta fu vittima.