Malati per scelta

Pare che il provvedimento stia passando sotto silenzio, come se nulla fosse, come se ormai fosse prassi consolidata ledere i diritti della persona/lavoratore. La legge 125/2013, ulteriormente rappresentata dalla circolare n.2/2014 della Funzione Pubblica, introduce delle restrizioni in tema di visite sanitarie specialistiche e affini. 

Per effettuare visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici il dipendente deve fruire dei permessi per documentati motivi personali o in alternativa dei permessi brevi. La giustificazione dell’assenza avviene mediante attestazione redatta dal medico o dal personale amministrativo della struttura pubblica o privata che ha erogato la prestazione (attestazione di presenza). Tale attestazione potrà esser inoltrata per via telematica direttamente dal medico della struttura che eroga la prestazione oppure consegnata al dipendente il quale provvederà lui stesso a presentarla alla scuola di appartenenza. L’attestazione dovrà riportare la qualifica e la sottoscrizione del soggetto che la redige, l’indicazione del medico e/o della struttura presso cui si è svolta la visita o la prestazione, il giorno, l’orario di entrata e di uscita del dipendente dalla struttura sanitaria che ha erogato la prestazione.

Fatta salva la liceità dell’attestazione analitica della visita effettuata dal dipendente, che tanti da tempo invocavamo, si rimane sconcertati per lo slittamento semantico e sostanziale che si realizza a danno del lavoratore, il cui diritto a tutelare la propria salute, nonché a prevenire le malattie, anche attraverso visite specialistiche ed esami clinici, viene ascritto a una generica assenza dal posto di lavoro per motivi personali/familiari. Vero è che il dipendente può ricorrere a dei permessi brevi, che ricordo non possono superare la metà delle ore lavorative giornaliere, ma non sempre è possibile effettuare in poche ore una visita medica, soprattutto se si tratta di un’azienda ospedaliera pubblica. Se si somma il tempo occorrente per raggiungere la struttura a quello per il turno da attendere, per la visita e per il ritorno al proprio posto di lavoro in perfetta puntualità, si riconoscerà che due ore non bastano. In genere noi docenti non superiamo le cinque ore giornaliere di lezione, quindi possiamo aspirare, al massimo, a due ore di permesso e, se si fa mente locale sulle perle urbanistiche di certe città italiane e sull’inefficienza dei servizi di trasporto pubblico, è praticamente impossibile fruire di due ore di permesso breve. Ma ammettiamo pure di vivere nella migliore delle città italiane per servizi ed efficienza e perciò di riuscire in un fiat a concludere tutto in due ore, rimane pur sempre il vulnus al diritto della persona del lavoratore: l’equivalenza motivo personale=visita medica specialistica. Si dà il caso, infatti, che il sottoporsi a una visita specialistica o ad esami clinici prescinda da motivazioni di ordine personale e volontario. O si deve ipotizzare che la malattia di un essere umano, anche nella fase di rischio iniziale, sia frutto di una scelta personale?

Inorridito, scoraggiato, sconcertato, nauseato, disamorato(dello Stato).

3 thoughts on “Malati per scelta

  1. Io ho una reazione ancipite. Il mio lato saldamente progressista inorridisce quanto te. Il mio lato realista prende atto che, così, finalmente, per esempio a maggio, gli sarà dato rivedere a scuola un sacco di colleghi…

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  2. A me lascia indifferente… Anche perchè comunque il medico potrà, se riconosce che una persona sia anche affetto da patologia, fare certificato medico di malattia..e il lavoratore dovrà poi anche presentare il certificato che attesti l’esame o la visita effettuata ai fini della presenza al domicilio per la visita fiscale…
    In sostanza, alla fine rimarrà tutto come prima.

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