Pannolini e punti

ts2209v2-139Mi è giunta voce, supportata da un effettivo mescolamento delle posizioni dei colleghi in graduatoria d’istituto, della possibilità di ottenere a pagamento un titolo di studio, della durata biennale, dispensatore di ben cinque punti(?) da aggiungere a quelli già ottenuti in passato secondo procedure meno venali e probabilmente più decorose del diplomino post laurea a pagamento. Nel mio curriculum ci sono titoli(e punteggi)che mi sono conquistato studiando e pagando esclusivamente una regolare tassa d’esame, ma non ho mai comprato titoli e punteggi, frequentando on line corsi e lezioni fantasma, né sostenuto esami diciamo simbolici. Primo, perché ai miei tempi(mi sono laureato nel ’91) nulla di ciò era ammissibile e concepibile, due perché ho sempre attribuito alla formazione un valore immateriale, ma non per questo meno fondante. Sinceramente l’idea di acquistare punti per la graduatoria d’istituto mi ripugna assai, ma sono un po’ preoccupato. Un collega mi ha fatto retrocedere di una posizione proprio grazie a uno dei diplomini biennali post laurea, per non parlare di quelli che, pur non possedendo titoli culturali, grazie ai familiari, in primis i figli, occupano un posto superiore al mio. Ora io non ho nulla contro i colleghi con prole e company, però un po’ penalizzato mi sento. Ho scelto di insegnare, ho studiato avendo in mente questa precipua finalità, me la cavo abbastanza bene con gli allievi, continuo a studiare, ma retrocedo, sebbene di un solo posto. Non corro alcun rischio di perdita di posto(con conseguente domanda di trasferimento), ma tra pannolini, latte e punti a pagamento, che occhieggiano dalla graduatoria d’istituto, non vorrei ritrovarmi fra qualche anno a sperimentare il batticuore del perdente posto.

Chi ne sa qualcosa di più?

10 thoughts on “Pannolini e punti

  1. Io ci metterei anche i genitori anziani: nella mia scuola credo di essere una dei pochi che non beneficia della l. 104. Di corsi a pagamento ho sempre sentito parlare, io so che la mia scuola di specializzazione non viene valutata nulla, eppure ci sono entrata per concorso, e sono stati due anni di lavoro intenso. E sono l’unica che ogni anno frequenta corsi (veri) di aggiornamento, senza che questo valga nemmeno un punto.

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  2. Non ne so nulla ma sarebbero perfettamente in linea coi tempi che corriamo. Le graduatorie interne, legge 104 a parte, non sono ancora state trattate come situazioni da sfruttare per far far soldini e guerre intestine a enti come Forcom Formez e come coi Pas Tfa Cip e Ciap.

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  3. Lasciamo stare. E parliamo anche del fatto che figlioli, mariti e parenti vari ti danno punti ad libitum, un tanto al chilo, mentre nelle graduatorie interne più di tot punti (22 è il massimo che puoi prendere di diplomi seri, intendo cose come dottorati, diploma di Hogwarts, assegni di ricerca e post-doc, cose serie, insomma e durevoli) non hai in tutta la vita.
    Ah, il familismo, malattia tutta italiana.

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  4. A me la vera indecenza non sembra essere il punteggio per i familiari. La vera indecenza sono i corsi a pagamento più o meno fasulli che valgono quanto una laurea. Così chi può permettersi di spendere…

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  5. Gentili tutti, i dati che ho recuperato confermano che esistono corsi a pagamento, i cui punti consentono un balzo in graduatoria.
    Che poi, se li frequentassimo tutti, conseguendo il massimo dei punteggi(cioè 10 punti), si restaurerebbe lo status quo ante, quindi è anche stupido sul piano razionale. So che ciò è avvenuto già in qualche scuola. Dapprima la corsa ai punti a pagamento e, dopo anni, si è ripiombati nella stessa situazione di prima.

    Relativamente alla 104 so che ci sono casi seri, ma c’è anche chi ne fruisce a uso e consumo personale.

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  6. Noo!!!! Anche quando si è già di ruolo, i corsi a pagamento???
    Da precaria mi è toccato fare ben tre Forcom, a 600 euro l’uno, non per scavalcare qualcuno bensì per evitare di venire scavalcata!
    I corsi (chi li ha fatti lo sa bene) sono stati DEL TUTTO inutili, farciti di nozionismi e disquisizioni incomprensibili, e qua e là c’erano pure degli errori.

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