Il pensiero unico

 

Una ginestra “modificata”, avvistata oggi nell’intervallo-sigaretta

Al via, a partire da oggi, la correzione della prima prova per una delle classi di maturità. Appena giunto alla scuola dei rondoni, avrei voluto cominciare subito a correggere, ma la dea Carta ha avuto la meglio sul buon senso: il president ha voluto a tutti i costi che si mettessero a posto le carte(timbri, firme, assemblaggio delle prove non scelte), perciò ritardo di un’ora sulla tabella di marcia stabilita. I primi sette compiti corretti da tre commissari(io, l’Esteta e la Sposina), poi ho continuato da solo, consultandomi, di volta in volta, con gli altri nel caso di perplessità e dubbi sulla valutazione dell’elaborato; abbiamo discusso serenamente le proposte di voto(le mie, manco a dirlo, volavano basso), limato dove fosse necessario e deliberato in santa pace. Ho apprezzato molto la delicatezza dei membri interni e soprattutto il fatto che nessuno di loro abbia recitato la parte del paladino, che difende a tutti i costi l’indifendibile, perciò, armatomi di buon senso, ho addolcito parte delle mie asperità. Anche il president è stato signorilmente saggio e super partes, dando spazio di parola a ciascun commissario. Ad un certo punto, però, mi sono spazientito: credo di avere corretto per cinque ore sempre la solita solfa. Anche ora non ricordo assolutamente nulla di quello che ho corretto: non un pensiero originale, non un incipit di rilievo, non una chiusa senza “in conclusione”, senza pensiero critico e originale, senza anima, senza fantasia e immaginazione. Mi sembra di avere corretto sempre lo stesso compito, con le stesse formule, con gli stessi connettivi, con le stesse citazioni e con lo stesso pensiero a senso unico, dominato dalla piaggeria e dall’adulazione verso l’ipotetico lettore/correttore dell’elaborato. Le cause ben presto dette: la struttura delle prove ministeriali(la cancrena del saggio breve con assemblaggio di documenti)e la totale mancanza di esercizio alla scrittura nei cinque anni delle superiori. E se si aggiungono le lacune pregresse, il quadro è ancora più drammatico. Meglio è andata sul piano della forma: finora non mi sono imbattuto in orrori grammaticali di varia natura.

Domani mi sa che sarà trasmessa una replica della giornata di oggi. E temo con la stessa virulenza dello scirocco, che imperversa sulla Trinacria in queste ore.

 

15 thoughts on “Il pensiero unico

    • I ragazzi erroneamente ritengono che la posizione ideologica di chi redige le prove coincida con quella di chi corregge, quindi non esprimono ciò che pensano veramente, ma ciò che si concilia con la chiave interpretativa dei testi in allegato. Non a caso ho dato un 13 a chi, unico finora, ha assunto una posizione critica personale e in dissonanza con il miur, mentre voti bassi a chi ha fotocopiato le idee dei documenti senza che abbia espresso un pensiero originale.

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    • Se posso aggiungere una voce alla spiegazione di Mel, è un fenomeno che si ritrova spesso nei temi che, proprio perché forniti di una traccia argomentativa, spesso riflettono un punto di vista abbastanza definito (come è giusto e normale che sia, chiaro, una traccia rematica non solo non esiste, ma annullerebbe ipso facto, ammesso che ancora ne abbia, il senso di formare gli alunni per cinque anni all’argomentazione). Proprio per questo un buon docente di lettere insegna sempre a fare anche il ‘contro-tema’, argomentare cioè la propria posizione in maniera opposta a quanto suggerito dalla traccia.
      Nello stesso tempo, ci sono modi e modi di manifestare ideologia e punti di vista, sia giocando sulla pluralità all’interno della stessa traccia (ciò che per esempio non era in nessuna delle tracce B di quest’anno), sia giocando sulla pluralità delle tracce (ciò che non era nei temi di quest’anno). E’ un po’ la ragione delle perplessità, che ti scrivevo da te, sulla ‘traccia’ scientifica da te proposta.
      Scrivere tracce di temi è una cosa seria e che prevede professionalità – mentre un sacco di gente, ministero e colleghi inclusi, spesso sembra alimentare il dubbio che davvero si pensi che, visto che tutti scriviamo e parliamo, lo possa fare chiunque. Non è così.

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