Rendimi le stelle dell’infanzia

Oggi lascio la parola al poeta palestinese Mahmoud Darwish, di cui ho letto qualche poesia; non lo conosco così bene da poter formulare un giudizio estetico argomentato, ma a primo acchito m’è piaciuto subito, perché egli sa tenere disgiunta la semplicità immediata della parola dal pericolo della banalizzazione auto centrata e dall’eccesso degli orpelli retorici.
La poesia proposta è il canto di un uomo in esilio, che aspira a ricongiungersi alla propria terra attraverso la figura della madre, ma è concepibile anche una lettura inversa, se si considera il contesto storico palestinese. Il ritratto della madre è ricostruibile soltanto a partire dai segni oggettivi del suo esistere e dell’esserci nella memoria del poeta con il ricorso sia a immagini concrete(pane, aroma del caffè, scialle, ossa/spalle, erba, capelli, veste, legna, corda, etc…)sia a immagini-sentimento(carezza, morte, pianto, vita, deità, etc…). Di rilievo l’apparente equivoco che si gioca tra il valore ipotetico e quello ottativo dei congiuntivi imperfetti, che fornisce anche la chiave di lettura della poesia: canto d’esilio sì, ma anche riappropriazione da parte del poeta della dimensione infantile attraverso il contatto, interamente memoriale, con i segni della presenza materna. Regressione nel grembo materno? Immaturità dell’uomo-poeta? Lascio quest’interpretazione ai cultori dello psicologismo, godendomi la poesia per la risonanza interiore che è in grado di generare.

Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
della carezza di mia madre
ho nostalgia.
Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita
chè dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi,
dovessi ritornare,
potessi un giorno tornare,
scialle per la tua frangia,
copri le mie ossa con erba
fatta pura al tuo passo
legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
ché io diventi dio.
Divento dio se tocco
il tuo cuore.
Mettimi,
dovessi ritornare,
legna nel fuoco tuo
corda al terrazzo di casa.
No, non so stare senza
la preghiera del tuo giorno.
Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.
(Mahomoud Darwish)

4 pensieri su “Rendimi le stelle dell’infanzia

  1. Mel che dire .. hai già spiegato tanto, la poesia è commovente. io ho percepito il gusto del sogno delle ultime illusioni, che si si invocano o si pretendono per completare l’idea dell’assoluto. Regresso voluto … regresso coatto, o naturale semplificazione sulla via degli anni anziani, eventualmente legittima.
    Ray

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