Negli ospedali palermitani c’è un sottobosco di animali umani vari: posteggiatore abusivo, venditore ambulante di pane e panelle, finto clochard che chiede soldi perché ha fame, becchino in attesa di cadaveri travestito da ambulanziere, etc..,; quest’estate sto familiarizzando con il Cervello, dove è ricoverato un mio carissimo congiunto. Il Cervello l’ho conosciuto molti anni fa, quando diciottenne donai il sangue al compagno di un’amica e circa dieci anni fa la madre di un mio amico vi trascorse gli ultimi giorni della sua vita. Si trova in mezzo al verde, decentrato rispetto al cuore di Palermo, e ciò forse fa sì che l’impatto con un luogo per eccellenza ricettacolo di sofferenza sia meno forte del solito, ma l’impressione gagliardamente naturalistica scema man mano che ci si addentra tra corsie, sofferenze e tipologie umane. Le più varie, come ho detto sopra. Poche miserie tra le persone e molte nobiltà, per fortuna. Tra i parenti dei malati generalmente scatta una solidarietà, che, se non lenisce le sofferenze, almeno le fa dimenticare per qualche minuto. Di rilievo c’è che ho incontrato conoscenti, che non vedevo da anni, persone che hai dimenticato, se non cancellato. E, invece, te le ritrovi sedute accanto in una sala d’aspetto, le incroci in un qualsiasi corridoio o negli spazi dove consumi velocemente un panino. Per la bizzarria delle coincidenze, gli incontri sembra siano stati cuciti da un sarto letterato, quasi un epigono di Pirandello. Uno è stato anche assai imbarazzante, considerato il tipo di relazione affettiva che intercorreva in quel fu. Il mio proverbiale sangue freddo e un po’ di diplomazia mi hanno comunque salvato. Così come i miei occhiali da sole, grazie ai quali ho potuto schermare la meraviglia soprattutto. Mentirei, però, se tacessi il fatto che la vera salvezza è sempre stata la mia buona educazione. Buona è cosa assai vaga, forse è meglio dire saggia. Defenestrare qualcuno dalla propria vita, o anche l’operazione inversa, ci autorizza forse a maltrattare l’essere umano che c’è in tutti, anche in quelli che riteniamo mostruosi per la sofferenza arrecataci?