Ricevimenti

Nel corso delle visite in ospedale al parente malato continuo a constatare che ci sono alcune affinità tra la professione del medico e quella dell’insegnante. Non starò qui ad eseguire il compitino “Analogie e differenze tra medici e insegnanti”, tuttavia mi pare degno di attenzione il ricevimento. Proprio così: noi insegnanti riceviamo i genitori degli allievi per fare il punto sulla situazione educativo-didattica dei giovani affidati alle nostre cure pedagogiche, i medici, invece, i parenti (regolarmente autorizzati)dell’ammalato. 

Nella fase della rianimazione, puntualmente alle ore 13.00, a meno che non si sia verificata un’urgenza, uno dei medici, di solito il primario, si materializza nella sala-ricevimenti e sentenzia sulla salute del malato; la regola d’oro del colloquio, che ogni persona educata dovrebbe conoscere, è, in prima battuta, ascoltare il medico, poi è consentito porgli delle domande. Per chi non lo sapesse, i medici siciliani, soprattutto se esercitano potere nelle strutture ospedaliere, sono simili a semidei boriosi con la scienza medica infusa, quindi a ogni domanda storcono la bocca in segno di disgusto per la presunta ignoranza del parente medio siculo, ruotano le orbite in segno di fastidio e, se lo ritengono opportuno, troncano la domanda sulla bocca dell’interlocutore. Nel caso ci si presenti insieme a un altro luminare medico con funzione di sostegno, gli stessi semidei sono pronti a calare le brache e assumono un comportamento amicioso, abbandonano il linguaggio medichese e parlano come mamma li ha fatti. Non diversamente avviene nei reparti diciamo normali; anche in questo caso è il primario, o il vice, a vaticinare brevemente sulle condizioni dell’ammalato e a spendere quattro parole sulla diagnosi e la terapia. In ogni caso, anche un cerebroleso si renderebbe conto che ai medici ospedalieri è in uggia il colloquio con i parenti, ma, d’altro canto, secondo la normativa, spetterebbe al diretto interessato(il malato)apprendere notizie su di sé e sottoporre il medico all’interrogatorio. Ciò non è sempre possibile, vuoi per un impedimento oggettivo, il coma per esempio, vuoi perché le condizioni psicologiche di chi soffre non sono proprio delle migliori. Ma la norma è chiara: il malato ha il diritto di conoscere diagnosi e terapia, appone la firma per i diversi trattamenti, può rifiutarne alcuni e accettarne altri, può tenere per sé le notizie che lo riguardano, quindi il parente ha poco da pretendere dai dottoroni. Proprio questo è il loro punto di forza: ai parenti toccano briciole di notizie. Da qui talvolta, nel caso di un inspiegabile esito fatale della malattia, il ricorso alla procura, l’unica probabilmente in grado di restituire ai parenti quello che la medicina legale ha tolto loro.

6 pensieri su “Ricevimenti

  1. “sono simili a semidei boriosi con la scienza medica infusa”….

    A me di questi signorotti, invece, ha sempre colpito il modo di trattare i pazienti: darti del tu, chiamarti con il nome di battesimo, chiederti che cantanti preferisci, scherzare su cose che non c’entrano nulla
    La ragione sembra nobile, distrarre il paziente da ogni paura facendolo pensare ad altro e sentire a proprio agio (per poi, però, tornare freddissimi e dimenticare tutto a fine turno, o a trattamento terminato…): ma a volte il confine tra comprensiva confidenza/familiarità, e presa per il culo, è piuttosto labile. Approfittando del fatto che il paziente è nelle loro mani ed in condizione di totale vulnerabilità.
    Anni fa un medico, nel corso di un esame piuttosto invasivo, del quale ero terrorizzata, e mi presentavo decisamente agitata, dopo avermi chiesto da quanto tempo ero sposata, mi chiese (e di fronte alle infermiere!) se ero solita “fare le corna” a mio marito…

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  2. io ho la fortuna di non andare in ospedale da dodici anni, da quando mi sono rotta il menisco con complicazioni, ma penso che la situazione sia uguale dappertutto. non sapevo però che i medici non si risentono se ci si avvale della presenza di un loro collega: mi pare un buon segnale, dai! avrei creduto che si offendessero molto per la mancanza di fiducia….

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  3. @Così è, Ornella! Mi dispero assai.

    @Albaplena, ho assistito a diverse scenette di colloquio tra medici di differenti asl su un ammalato in particolare. Apparentemente nessun risentimento tra loro, poi non so cosa sia accaduto dietro le quinte.

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