La cena e il corredo

ts2169v3-48È già elettrizzata Marianeve per domani sera. Un nostro amico comune è riuscito finalmente a organizzare una cena, che promette da due anni, ma per l’impossibilità di riunire tutti quanti gli invitati è stata sempre rimandata. A quanto pare, tutto è pronto. Marianeve si è già data da fare, ordinando il gelato(gusti e quantità)da gustare dopocena e organizzando automobili, conducenti e invitati per la salita in montagna. Si è pure ricordata di contattare un ospite illustre(per lei)sfuggito all’organizzatore della cena e così, per rendersi meno invisa per la sua cocciutaggine di quanto capiti solitamente, mi ha coinvolto nella tessitura della trama serale. Anch’io, perciò, diplomaticamente ho fatto un giro di chiamate e tutto sembra filare liscio. Non bastandole la comunicazione telefonica, con un pretesto banale nel pomeriggio s’è piazzata a casa mia, scaricandomi addosso tutte le sue traversie, ammorbidite però dall’allettamento della cena di domani. Tra queste una minaccia della madre, fresca fresca. Accusata quotidianamente dalla genitrice di essersi lasciata sfuggire una serie di matrimoni illustri, Marianeve rischia di rimanere senza corredo. Sì, proprio senza corredo. La madre, in uno dei suoi sempre più frequenti scatti d’ira, ha deciso di mettere in vendita il corredo di Marianeve, accumulato in tanti anni di sacrifici, sia in termini di fatica personale(un parte del corredo è stato ricamato dalle sue mani)che di denaro(parte è stato commissionato ad altrettante mastre ricamatrici). L’anziana donna sostiene che Marianeve non c’ha messo una lira di tasca propria nell’accumulo di tanto ben di Dio, perciò, essendo il corredo rimasto immacolato nei baule per il fallimento dei fidanzamenti e perciò dei matrimoni, si sente autorizzata a venderlo per almeno ricavarci un lauto guadagno, un modo per risarcirsi economicamente del danno morale causato dal matrimonio mancato. Per la donna, infatti, avere una figlia ancora in casa a quasi cinquant’anni e senza un uomo accanto è un’onta insopportabile.

26 thoughts on “La cena e il corredo

  1. @LGO, ce ne sono ancora nei centri di provincia.

    @Povna, Marianeve ha uno stipendio da fame(600 euro)e, pur arrotondando con un altro incarico, non riesce ad essere autonoma, ma c’è un altro fatto: è proprietaria di un appartamento nella stessa palazzina familiare. Nei piccoli centri ogni famiglia, o quasi, possiede un edificio con tre-cinque appartamenti, che vanno in eredità ai singoli componenti. Non sarebbe stolto prendere una casa in affitto? Questo il ragionamento, ma a costo di sofferenze varie.

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    • Ma, se ha un appartamento proprio, pur nello stesso palazzo, questo comporta vivere con la famiglia nel quotidiano? Non chiedo per polemica, ma per capire le abitudini: qui nella piccola città conosco parecchi amici che hanno i nonni al piano di sotto, ma possono serenamente passare giorni senza varcare le reciproche soglie e di certo le loro vite, pur vicine, scorrono in totale autonomia.

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  2. Nonostante la profonda rabbia che la mamma di Marianeve (inventato o no, è un nome dolcissimo) mi suscita, tutta la situazione mi fa un po’ tenerezza. L’idea del corredo come moneta di scambio per accedere ad un gradino più alto nella vita di una donna mi fa pensare alle donne prima di me, a mia nonna, alla mia bisnonna, ai pochi mezzi a disposizione, alla chiusura, ai sacrifici, alle speranze, ma mi fa pensare anche all’ultimo vero atto d’amore di una madre nei confronti di sua figlia (almeno nei tempi passati).
    A maggior ragione, la vendita di un corredo è uno schiaffo violentissimo e un’umiliazione profonda, quando è una madre a farlo a dispetto di sua figlia.

    Di’ a Marianeve di resistere.

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  3. Resisti, Marianeve , resisti. Un giorno la vecchia madre avrà estremo bisogno di te, e forse col tuo buon cuore tu dimenticherai tutte queste amarezze. Ma lei spero che se le ricordi e sia profondamente umiliata nel suo sentirsi dipendente.

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  4. @Cara Linda, ci sono dei post in cui ho già parlato di Marianeve, mia compagna di giochi infantili, più grande di me di tre anni; il nome è uno pseudonimo(in parte), affibbiatole per il candore niveo della sua pelle.La madre di Marianeve, quasi ottantenne, appartiene a una generazione arcaica, in cui si mescolano ignoranza, attaccamento cieco alle tradizioni, senso dell’onore. Marianeve, in qualche modo, ne è il prodotto, sebbene per alcuni aspetti si sia affrancata da qualche condizionamento. Penso che la madre non lo venderà il corredo, è una reazione alla disubbidienza della figlia.

    @Resisterà, resisterà Marianeve. Ne ha superate già tante. Grazie, Ornella! Se non ci fossi tu ad apprezzare le mie immagini, come farei? 🙂

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  5. La solidarietà con Marianeve ci ha fatto dimenticate il tema della cena, che sarebbe un “luogo” letterario per eccellenza! Ma noi contiamo sul prossimo tuo scritto per apprezzare in modo adeguato la narrazione/descrizione dell’evento!

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  6. E’ che ci dispiace per Marianeve. Che poi deve essere roba molto bella, anche se i corredi delle mie coetanee hanno il grosso handicap di avere i lenzuoli senza angoli. Perché Marianeve non tira fuori il tutto e non lo ADOPERA? Tanto, se si sposa, a comprarsi un paio di lenzuola nuove fa sempre in tempo e le lenzuola usate non hanno mai morso nessuno.
    (Anch’io ho avuto il corredo: la nonna mi cucì con le sue mani sei paia di lenzuola sei, in cotone di ottima qualità con raffinate fantasie, e mi regalò anche un paio delle sue, cotone misto lino con cifre, usate solo per le visite dopo i parti. Tutta roba ormai defunta per il lungo uso, ahimé. Mia madre invece ha sempre avuto una passione folle per gli asciugamani e me ne ha comprati uno sproposito, e qualcuno è ancora vivo).

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  7. @Ellegio, Ornella, mi sono dedicato al cibo ieri sera. Foto niente. Da tempo non gustavo certe specialità siciliane.

    @Murasaki, roba bellissima. Non conosco quella di Marianeve, ma ho potuto apprezzare quella di una cugina di secondo grado, la cui madre le ha fatto confezionare a pagamento lenzuoli, tovaglie e tende. Da perderci la vista.
    E’ tradizione che il corredo si usi solo se ci si mariti, ecco perché Marianene non lo sfiora neanche. Mentalità.
    Interessante la tua testimonianza, innanzitutto alla bellezza.

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  8. quoto murasaki, la penso come lei su tutto. mi si spezza il cuore al pensiero di quelle belle cose inutilizzate per decenni! qui da me il punto a giorno costa un sacco di soldi al metro!!! io ho ancora alcuni cuscini ricamati e traforati dalla nonna e bisnonna croate e perfino da una prima moglie di mio nonno che era ungherese e faceva quei ricami coloratissimi e sgargianti che usano da quelle parti. se la mamma di Maria Neve vendesse quelle cose, mi morderei le mani dalla frustrazione di non poterle né vedere né comprare! qui a Venezia il ricamo sta per morire, sai? alla scuola di Burano credo non ci vada più nessuno, ora i ricami li fanno fare a Taiwan, e le pochissime ricamatrici che ci sono, hanno tutte un’età avanzata. Che peccato!

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  9. tuttavia, se posso dare un’opinione personale, trovo più ragionevole da parte dei genitori mettere via solamente soldi per i figli. Nient’altro, né appartamenti né terreni né corredo. Non si sa dove li porterà la vita, dove li porterà il lavoro, il coniuge. Magari gli servirebbe il denaro corrispondente ad un appartamento al piano di sotto e non l’appartamento stesso! quanto alle lenzuola, sono anche soggette alle mode ed ai gusti: magari certe spose preferirebbero capi meno raffinati ma più funzionali ed attuali nel colore e nella stampa.

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  10. @Ornella, non è che Marianeve sia meno tradizionalista della madre, eh? Anche lei, pur emancipata, è una pietra dura. 🙂

    @Albaplena, soldi sì, case sì, ma più di tutto un’educazione genitoriale che sia per i figli un investimento per il futuro.
    Sui ricami esprimo profonda tristezza. Quando, per celia, propongo alle mie allieve la prospettiva del ricamo mi guardano inorridite. Sarebbero più brave a ricamare fili che parole.

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  11. Peccato, peccato e ancora peccato, soprattutto per le ricamatrici che non ci sono più ma anche per i corredi non adoperati. E Albaplena ha ragione da vendere (e anche Mel): non sappiamo dove può portare la vita. Mettiamo: se ti sposi un Medico Senza Frontiere, un bel corredo ti serve quanto una bicicletta a un pesce.

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  12. @Ilaria e Pensierini, il corredo è(apparterrebbe)di Marianeve, ma lo ha pagato la madre. Un dono revocato. Che mentalità becera quella della madre, eh? Il padre di costei fu podestà regio ai tempi di Benito. Devo aggiungere altro? 😯

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