I giardini scolastici

Nel percorso da scuola verso casa, diverso da quello di andata, le strade che percorro sono costellate di numerose scuole; in una di queste se ne concentrano addirittura tre! Tutti licei. E tutti con un fazzoletto di terra, che circonda gli edifici perimetralmente. Con tutta probabilità nelle intenzioni degli architetti, o dei costruttori, c’era il sogno di destinare quegli spazi a dei giardini. Una scuola inserita in un piccolo polmone verde desta, infatti, piacere in chi la abita e ne abbellisce le forme squadrate, spesso senz’anima. Invece di fatto quei giardini o sono brulli o interamente ricoperti da erbacce, ortiche e, bene che vada, da fitti cespugli di trifoglio. In qualche caso vi giace abbandonata qualche lavagna sgangherata o dei tronchi di alberi ormai secchi, a cui l’indifferenza generale ha dato il suo colpo di grazia. Né a un custode dal pollice verde, né agli studenti, men che meno agli insegnanti, viene in mente di rimettere in sesto questi potenziali giardini. Poi, paradossalmente, ci capita di entrare in una qualsivoglia classe e di ascoltare una lezione di ecologia o di geografia ambientale e si resta basiti dinanzi a così immane schizofrenia culturale.

9 thoughts on “I giardini scolastici

  1. Che peccato…. le tre scuole di cui mi occupo hanno invece bei giardini, in parte grazie a cure pubbliche in parte private. In una un professore sistema il giardino nel suo tempo libero. Sono tutti giardini molto amati. Adoro percorrere il vialetto di una in particolare, fiancheggiato da alberi alti e al centro di un giardino dove i bambini giocano tantissimo

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  2. @Eppure, Lanoisette e Povna, in dieci anni di permanenza nella stessa scuola non è stata finora irrogata nessuna sospensione. Penso che curare un giardino, nella fattispecie quello della scuola, debba avere un valore estetico ed etico, non diciamo…riabilitativo. Sui proffffff speranze zero.

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  3. Una volta si sarebbe detto : il problema è a monte. Del verde pubblico, in questo nostro disgraziato paese, non cale a nessuno. Basta vedere come viene gestita la potatura degli alberi, nei rari casi in cui non si decide di abbatterli , a colpi di benna, per fare spazio a nuovi condomini.

    Mi prendo in giro da sola, ma mi viene in mente Celentano di cinquant’anni fa.

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  4. Quando ho iniziato ero in un’altra scuola. Niente giardino, ma in un quadratino di terra a fianco del cortile l’itp con cui lavoravo, che abitava molto vicino alla scuola, aveva fatto un orto e installato un po’ di strumenti per rilevazioni ambientali. Erano gli anni in cui andavamo in giro a fare biomonitoraggio degli inquinanti urbani. Ma che freddo fare lezione fuori d’inverno 🙂

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