Il termostato

algfx539-84Ho appreso fortuitamente la notizia delle materie selezionate dal Miur per gli esami di maturità di quest’anno; tutto come previsto. Sarò interno e accompagnerò la migliore classe in assoluto(almeno finora!), che la sorte mi abbia dato in dono. Me li sono cresciuti per cinque anni e, sebbene stupidamente veda sui loro volti la stessa espressione di cinque anni fa, tuttavia devo prendere atto che sono diventati donne e uomini. Certo si sono ridotti. In prima erano trenta. Metà non ce l’ha fatta a continuare lo stesso percorso. Otto fuggirono via dopo il secondo mese di scuola, scegliendo altre rotte, quattro nel corso degli anni, qualche non ammesso e uno mi è morto durante l’intervallo. Due tentativi di inserimento da altre scuole sono naufragati. Perciò la classe dei miei maturandi è un piccolo scrigno di gioielli motivati, studiosi, ma non secchioni(che solitamente detesto). Contrariamente ad altre annate, i migliori(tra il 9 e il 10)sono tutti elementi maschili, mentre solitamente eccellono le femmine negli studi umanistici.

Certamente il mio è anche un fallimento, se si considera che la classe si è ridotta all’osso, questo lo riconosco, ma, ahimè, non sono di quei docenti, che va a bussare a casa degli alunni per trattenerli a tutti i costi, né ha remore nello spiattellare in faccia quello che pensa davvero. Con rispetto e garbo, s’intende. Dicevo che me li sono cresciuti per cinque anni; certo a partire dal terzo anno, grazie alla presenza di un nichilista destabilizzatore, i ragazzi si sono sbracati un po’, ma hanno comunque mantenuto intatto il loro habitus di giovani studiosi, interessati, attenti, vivi, goderecci e soprattutto saggi. Saggi, perché mi hanno insegnato molto, nel senso che hanno funto da termostato della mia didattica e del mio vulcanico modo di fare e di essere. Sarà un dolore perderli e non ci voglio neanche pensare. 

Ora confido nei primini di quest’anno. Hanno un brillio negli occhi, che promette bene. Ma devo sgobbare in classe. Anche rubando gratuitamente ore ai docenti assenti.

L’inquilino (Pubblicità progresso)

L’inquilino (Pubblicità progresso).

Bufale di lettura

Félicien Rops , L’entr’acte de Minerve

Libro chiama libro, perciò ho acquistato e letto anche Il professore di desiderio(1977)di Philip Roth, copiosamente citato da Recalcati nel saggio L’ora di lezione. Ammaliato dalle citazioni di tranche del romanzo di Roth, disseminate lungo il saggio, sono caduto nella trappola e ho preso atto che per i miei gusti personali Il professore di desiderio è un libro brutto. Brutto per il contenuto, accettabile per lo stile, dominato da una narrazione autodiegetica, a tratti fastidiosa, che comunque nulla aggiunge alle mirabolanti avventure sessuali dell’americano, di origine ebrea, David Kepesh. All’interno di una struttura narrativa da romanzo di formazione, con incastonati sfoghi epistolari, il protagonista racconta, dall’infanzia alla maturità, la sua duplice formazione, di esperto del desiderio sessuale e di acclamato professore di letteratura. A detta dei critici, si tratta di un romanzo intelligente sul dilemma del piacere(dove lo cerchiamo, perché lo fuggiamo, con quanta fatica giungiamo a una tregua fra il desiderio e la dignità), ma personalmente non sono riuscito ad appassionarmi più di tanto, probabilmente per l’affastellamento magmatico di avventure sessuali di David(prima, durante e dopo il matrimonio, tra l’altro), puntellato da riflessioni più o meno condivisibili sul piacere e intervallato da strampalate sedute psicanalitiche, che costituiscono un inno alla confusione mentale. Il tutto inghirlandato da citazioni dirette e indirette di libri letti da David in omaggio al suo statuto di professore esperto di letterature comparate. Del libro si salvano l’incipit, in cui il giovanissimo David racconta della sua amicizia con Herbie Bratasky, un poliedrico attore-cantante-comico, analitico imitatore della panoplia dei suoni con cui il genere umano emette i propri gas, e, nella parte centrale, la lunga lettera del professore David Kepesh ai suoi allievi, la stessa che Recalcati cita nel suo saggio e che ha funto da cartina acchiappamosche per me lettore deluso.