L’ora di Recalcati

Su consiglio di lettura della blogger Povna ho letto il breve saggio L’ora di Lezione di Massimo Recalcati, autore da me apprezzato anche in altre occasioni di lettura. Il libro è strutturato in cinque parti e si conclude con un Epilogo, che di fatto è un sommario di tutta la linea sostenuta dallo psicanalista lacaniano.

Nonostante la pentadivisione, il saggio consta di due parti.

Nella prima, com’è ormai moda consolidata, Recalcati contempla dall’alto della rocca eburnea dello studioso Cassandra le ceneri fumanti della scuola italiana, in cui, a sua detta, tutti gli attori del processo educativo, passivamente, sono fagocitati dal mostro del cognitivismo imperante che abilita molto i nostri giovani alla prestazione nella palestra del capitalismo de-soggettivizzante e poco alla vita dell’individuazione soggettiva e critica. Ne viene fuori un quadro pietoso e quanto mai realistico, una scuola-fantoccio, la cui anima pulsa in un Altrove senza volto, ma non certamente nelle aule degli edifici scolastici: insegnanti sfatti e disfatti dal peso di un ruolo che non scorgono più e che non viene più riconosciuto loro, alunni distratti e difficili da acciuffare se non attraverso le strabilianti megameraviglie della tecnologia più avanzata(la scuola del power point e della lim), che hanno ceduto il posto alla voce e alla presenza dell’insegnante. Una scuola senza volto, un Narciso autocontemplantesi, che solletica i desideri superficiali dell’apparire e del protagonismo, destinato all’assopimento morale di tutti i soggetti coinvolti. Appunto la Scuola-Narciso, storicamente seconda e ancora in atto, costituitasi nel ’68 e nel ’77, dopo la defenestrazione della Scuola-Edipo, quella cioè fondata sulla potenza ossessiva della tradizione, sull’autorità del Padre e sulla fedeltà al passato. La terza, quella di Telemaco, è intravista da Recalcati nel disagio provato dai nostri studenti davanti al caos indistinto e informe della confusione generazionale, un frappè insapore, che impedisce al Telemaco di oggi di scorgere e individuare all’orizzonte i segni dell’Adulto-Ulisse: padri che fanno gli adolescenti, mamme pin up/veline(ma non madri)dominate dal desiderio fallico del Potere, insegnanti/intrattenitori/badanti/ coartati dalla viltà decisionale e intrappolati nel vischio del Burosauro statale.

Nella seconda parte, la costruens, il discorso, sganciandosi dalle maglie della rete lacaniana, diventa narrativo e si fa più interessante che nella prima, perché Recalcati, sulla scorta delle proprie esperienze formative pregresse e attuali e al contempo dando una lettura pedagogica della relazione affettivo-educativa tra Socrate e il discepolo Agatone, propone al lettore un ritratto “ideale”, eppure possibile e reale, dell’insegnante anti-Narciso e anti-Edipo che, in possesso di una solida e pur sempre magmatica conoscenza in fieri, si astiene dal dichiararsi detentore assoluto della Conoscenza/Tradizione e, anziché somministrare agli allievi contenuti preformattati e sempre identici a se stessi, in un riciclo a perdere che si perpetua lungo l’arco dei suoi anni di insegnamento, addita sentieri di formazione e percorsi di conoscenza, si arrampica con loro lungo i fianchi rocciosi dell’inesplorato e dell’esplorabile, instilla dubbi, pone e si pone domande, mette in moto pensieri e mobilita risorse soggettive. È un insegnante che dà corpo alla parola, è parola che si fa corpo, vita, pulsione nella magia quotidiana dell’ora di lezione. Il suo gesto più grande è accompagnare e fermarsi lasciando andare.
Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, mastico le cose fino all’osso..Io parlo a lui che è il mio testimone. Consiglio vivamente il libro a chi ha a cuore la scuola e gli studenti.

8 pensieri su “L’ora di Recalcati

  1. @76SF, ho cercato di fare del mio meglio.

    @Pensierini, ci sono pagine interessanti, come anche aneddoti in funzione pedagogica. Leggilo! Ne vale la “pena”, se di pena si può parlare, quando si tratta di un libro.

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  2. Questo libro mi è stato regalato per Natale da mio padre che apprezza molto Recalcati. Tra l’altro noto che vari amici e colleghi lo stanno leggendo, conto di leggerlo anch’io in questo weekend (quindi il tuo post-recensione lo leggerò a lettura terminata)!

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  3. Credevo di aver già commentato, ma devo essermi sbagliata. L’aveva comprato miomarito un paio di mesi fa, pensando che mi avrebbe fatto piacere leggerlo. Lui non è riuscito a finirlo, e, devo, dire, anch’io l’ho abbandonato presto. Si vede che sto diventando insofferente, e non mi va di perdermi in convoluzioni narcisistiche per ogni concetto che può essere espresso in modo più sintetico. Inoltre, quando leggo di scuola raramente ho l’impressione che la scuola che leggo sia quella che vivo. Ma magari, quando avrò più tempo, ci riproverò.

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  4. @Ellegio, ho letto il libro di Recalcati per due motivi: da anni approfondisco Lacan(ho anche frequentato lezioni di un gruppo di filosofi e psicanalisti)e ho già letto altri testi di Recalcati. Posso ipotizzare pertanto la riluttanza a leggere “L’ora di lezione”, la cui prima parte è ostica. Mito e psicanalisi si intrecciano in un linguaggio da iniziati talvolta. La seconda è più scorrevole.
    Penso che tra i tanti figuri che parlano a vanvera di scuola Recalcati un po’ di autorità l’abbia. Ma sono gusti. Come te anch’io ho la stessa impressione, ma proviene da altri settori.

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  5. Pingback: Bufale di lettura | IL FROMBOLIERE ENTUSIASTA

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