Streaming democratico

<<Stavano proprio per chiederglielo i ragazzi>> ha esordito sorridente Lady Emme, la tirocinante, al mio ingresso in aula. Invece eccomi qui già fornito di casse e con sotto il braccio il tablet già connesso in rete con una testata giornalistica in streaming, pronta a eruttare scrosci di applausi provenienti da Montecitorio, che hanno franto ripetutamente il silenzio religioso dei miei alunni e interrotto, non senza un mio taciuto nervosismo, il discorso del Presidente Mattarella. Sono occorsi pochi minuti per enunciare le regole dell’ascolto e via con le orecchie sintonizzate sulle povere casse gracchianti, ma potenti.  Dal canto mio mi sono allontanato dalla cattedra, assumendo la stessa posizione di ascolto dei ragazzi, mentre Lady Emme è stata l’unica a guardare anche il video. E giù sui fogli a scrivere, mentre la voce del Presidente, rassicurante e ieratica, catalizzava la nostra attenzione. Quanto hanno scritto i ragazzi! E con quale attenzione, con quale cura! Al termine, imitandomi, si sono alzati e hanno applaudito, mescolando i loro applausi alla pioggia battente degli scrosci in streaming. Fra qualche giorno mi presenteranno un elaborato a metà tra cronaca e tema, giovandosi o del video o del testo del discorso già diffuso dai giornali. Terminato il discorso, ho fatto un breve commento di ricostruzione storica e di contesto, agganciandovi subito la lezione di storia, il travagliato percorso di Atene verso la democrazia, per la quale, ieri come oggi, ha suggerito il Presidente, occorre trovare le soluzioni migliori per realizzarla. Mutano, infatti, i tempi, le persone, le condizioni di vita materiale e spirituale, i contesti e le forme  di espressione dell’umano e il rischio, perciò, di vederla deformata, irrealizzata o nullificata  è sempre incombente. <<L’illusione di concepirla acquisita una volta per tutte è il primo passo perderla>> ho concluso.

6 thoughts on “Streaming democratico

  1. Un discorso denso e toccante. “Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo”. Basterebbe questa frase per eleggerlo a *nostro*, vero, Presidente.

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