75′

Alla fine, sono ormai anni che viene proposto alla mia scuola, ho ceduto e, di concerto con il c.d.c, ho consentito ai primini di assistere a uno spettacolo di teatro cosiddetto “civile”, avente come tema la tossicodipendenza, di cui ho l’impressione si parli sempre meno, come se al problema fosse stata messa una pietra sopra. Un monologo di 75 minuti senza pausa, tutto d’un fiato, un condensato di diarismo biografico, informazione scientifica, metodologia storica di accertamento delle fonti(anche orali), che ha pietrificato sulle poltrone tutti gli alunni presenti, non soltanto i miei, cui basta un’occhiata fulminea perché si sedino in un nanosecondo. Manco a dirlo, l’argomento sarà ripreso in classe, probabilmente anche attraverso un compito scritto, sebbene in questa classe io non insegni italiano. A me i 75 minuti sono sembrati un’eternità, tanto che negli ultimi venti ero in preda alle smanie, come se una colonia di formiche mi stesse attraversando a torme il corpo; mi sono dato una spiegazione, arrivando alla conclusione che il pezzo, pur recitato bene, era eccessivamente didascalico. Un “docere” senza immagini “dilettevoli”, che non mi ha fatto entusiasmare più di tanto. Che poi, a mente serena, la dipendenza da sostanze nocive alla salute del corpo e dello spirito, da qualunque parte provenga, quale mordente può avere per il fruitore? Quasi nullo. Eppure i ragazzi sono stati più attenti di me. Uno a zero per loro.

7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. pensierini
    Mar 24, 2015 @ 06:40:43

    Che bravi. Evidentemente, hanno percepito la gravità dell’argomento e si sono fatti prendere. Tu ti sei giustamente sentito meno coinvolto.

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  2. rosenuovomondo
    Mar 24, 2015 @ 06:43:05

    Loro forse osno più colpiti . Come dici tu se ne parla sempre meno, come se fosse un problema rimosso o passato in secondo piano. Per noi invece è stato un argomento di punta della nostra adolescenza, allora veramente propinato in tutte le salse…

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  3. ildiariodimurasaki
    Mar 24, 2015 @ 07:09:23

    Forse perché di teatro ne hanno visto meno? Da bambina mi portarono a vedere Re Lear e poi si scusarono infinitamente perché non era una bella edizione, ma io conservo un ricordo incantato di quello spettacolo.
    E poi per loro drogarsi è una delle scelte possibili, tu più o meno dovresti avere fatto ormai una scelta precisa…
    (Oppure sono solo più pazienti e disciplinati di te!)

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  4. melchisedec
    Mar 24, 2015 @ 17:39:58

    @Pensierini, penso di sì; a volte gli adulti sottovalutiamo la gravità del problema.

    @Rose, a scuola, in tutti gli ordini, era un classico il tema sulla droga.

    @Murasaki, in effetti conoscono pochino di teatro. Positivo il riscontro. Conta questo.

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  5. Ornella Antoniutti
    Mar 24, 2015 @ 18:40:54

    Ricordo una agghiacciante esperienza di questo genere: Giornata della memoria, e conseguente spettacolo teatrale ispirato alla storia di Anna Frank. Pensavo che si trattasse di rappresentazione invece fu una semplice lettura di brani dal diario. Io non reggevo più , i miei alunni impietriti dall’inizio alla fine. Purtroppo, e me ne rammarico, non sono più tornata sull’argomento : avrei dovuto criticare aspramente la scelta del metodo e anche la qualità dello spettacolo.
    Mi scuso per le spaziature sbagliate da qualche tempo wordpres fa impazzire la mia tastiera.

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  6. albaplena
    Mar 24, 2015 @ 21:16:19

    a me sembra che dalle mie parti se ne parli più che a sufficienza, anche perchè è parecchio diffusa con il suo corteo di reati che la rendono ancora più pericolosa: scippi, incidenti d’auto, prostituzione, furti e rapine. ho letto circa un anno fa il libro di Roberto Saviano, ZERO ZERO ZERO, e ti assicuro che leggendo passa ogni eventuale voglia di drogarsi. quello che sta dietro alla produzione di droga nei Paesi dove viene coltivata, è così spaventoso che pare una continua guerra. avevo pensato che gli adolescenti dovrebbero leggere un libro così, brutale e inquietante.

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  7. melchisedec
    Mar 25, 2015 @ 07:04:09

    @Perbacco, Ornella! Mi sembra sia andata meglio a me.

    @Albaplena, infatti l’attore, pur nella mimesi rappresentativa, ha fatto riferimento alla galassia dei reati commessi dai tossici. Non ho letto Zero di Saviano, mi sforzerò di leggerlo. Dico “mi sforzerò”, perché lo trovo retorico.

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