Qualcuno apra gli ombrelli

Temporali sul cielo di Palermo e sulle strade corrose dalla noia frenetica dell’oggi. Piove sui marciapiedi, sui tetti, fin dentro al terriccio dei gerani esposti come quadri ai balconi. E le nuvole avvolgono i palazzi di questa città, si scagliano contro la nostra generazione. Non era questo il futuro che avevamo immaginato quando ci affacciavamo al mondo tremanti e carichi di speranza. E questo paese non ci piace affatto. E non ci piace quel tratto di strada che tanti operatori call center sono costretti a percorrere per andare a lavoro. Nessun semaforo a proteggerli dalla velocità delle vetture che spesso sfrecciano incuranti. E quelle strisce raccontano il passo dei tanti precari di questa città. Raccolgono i pensieri che lasciano scivolare appena due minuti prima di entrare in “miniera”. I sogni come sassi che rotolano via lontani sono speranze abortite, embrioni staccati dal grembo della libertà. E piove senza sosta, sta venendo giù il cielo.

Tania no, non era a casa oggi. A lei stamattina toccava il turno alle cuffie. Che non aveva alcuna voglia di alzarsi dal suo letto, di far colazione, vestirsi e scendere per strada. Avrebbe preferito rimanere tra le lenzuola, magari abbracciata al suo amore per definire gli ultimi dettagli del matrimonio, le settimane passano in fretta e giugno è alle porte. E il profumo dell’estate è già nell’aria come un’ipotesi. Una possibilità che non sarà più. Come le sculture che rimarranno ben ancorate alla terra, nonostante tutto e nonostante Tania. E forse non sapeva come vestirsi, il tempo è così strano. Una maglia leggera e una giacchetta di cotone. E poi l’ombrello che è sempre troppo piccolo e la borsa piena di cianfrusaglie da svuotare in fretta e senza far rumore per non svegliare nessuno. Una domenica che profuma di terra bagnata e asfalto. Giù per le scale, l’azienda non ama i ritardi e il badge già tra le mani per non perdere tempo.

Corre Tania e magari non ne ha alcuna voglia. Avrebbe voluto far altro nella vita che non pensare alla delocalizzazione della sua azienda. Ha sempre sorriso tra un pronto e l’altro. Magari immaginando le sue mostre e altre creature da mettere al mondo con le sue stesse mani. Uno stipendio da fame e il coraggio che viene messo a dura prova. Quando a narrarle, queste vite, ci si mette il cuore e il sangue. E non basta mai, non basta, non può bastare. E urla l’articolo 18, urla il suo strappo in nome di un’economia dal volto famelico e aberrante che dissemina morti.

Non uscire da casa Tania, inventa un mal di testa, rimani a guardare la pioggia da dietro le finestre. Non andare, il cielo già piange. E il mare protesta con rabbia. Non muoverti. Se proprio devi, allora rallenta il tuo passo deciso. Per Zeus e per tutti gli dei, nascondete il suo telefonino, le chiavi di casa, fate in modo che scenda dopo, un attimo dopo.

Cammina Tania, sta per arrivare. Piove, il cielo sta cadendo a pezzi. Adesso le sue scarpe sono sulla striscia bianca. Il semaforo non c’è, non c’è mai stato. Da anni percorre quelle strisce. Tra pochi secondi non lo farà mai più.

E adesso giace per terra dopo l’urto e quel maledetto è fuggito senza prestarle aiuto. Dorme sull’asfalto bagnato, mentre la pioggia battente le accarezza i capelli e il volto. Qualcuno apra gli ombrelli sul quel corpo giovane, non lasciamola sola che le nuvole non andranno via.
(Mari Albanese)

Tratto da http://www.ilsitoditalia.com

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2 risposte a Qualcuno apra gli ombrelli

  1. Ornella Antoniutti ha detto:

    Cosa dire? Un altro crudelissimo avvenimento. Che tristezza!

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  2. melchisedec ha detto:

    Mi spiace, Ornella, aggiungere tristezza su tristezza e impotenza. Spero vada in porto il reato di omicidio stradale.

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