Tra, monti

E il primo scrutinio, dei maturandi, l’abbiamo velocemente macinato, così come la cena conclusiva di un quinquennio, consumata nel frastuono di un locale affollato, peraltro, di altre scolaresche. Gli studenti ci sguazzano nel caos acustico, come oche in uno specchio d’acqua. Si è respirato soltanto a fine serata, quando ci siamo sganciati dai tavoli e si è sgranato il rosario dei ricordi nostalgici dei cinque anni, si è mimato qualche professore, con annesse bestialità linguistiche e concettuali, lapsus e battute, e poi giù qualche lacrimuccia dagli occhi delle donzelle dal pianto facile, che, giuro, redarguirò aspramente davanti a tutti, se al colloquio si azzarderanno a fare le fontane umane. Io, il groppo in gola, l’ho avuto in classe, durante l’ultima lezione, dedicata all’explicit del sacro poema dantesco. Ora mi aspettano due giorni di pausa, poi l’altra mietitura e poi ancora il copione degli esami di stato.
Intanto mi godo questo tramonto, rinfrescato or ora da un rumoroso temporale estivo. Ecco quello di ieri sera!

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