Nidi, baci e sentieri(tracce 2015)

ts1849v3-138Qualche riflessione sulle tracce della maturità di quest’anno.

Premesso che ho esultato di gioia nel leggere il nome di Calvino, sgombriamo subito il campo da fraintendimenti giornalistici. La prima traccia non riguarda Calvino, ma trae spunto da un suo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno(1947, 1964), per guidare lo studente, lo rivela il punto 3 delle consegne ministeriali, a svolgere delle riflessioni intorno al passaggio dal mondo dell’infanzia a quello della maturità. E qui un mio primo arrovellamento: ma si passa dall’infanzia al mondo adulto senza la medietà dell’adolescenza? Pin, il protagonista, è un bambino di 10 anni! A conferma della scelta di un tema, e non di un autore, c’è l’altra richiesta rivolta al candidato, ossia quella di utilizzare altri testi(poesie e romanzi, italiani e stranieri)che raccontano esperienze simili di formazione o di ingresso nella vita adulta. Un mare sconfinato, tra l’altro, che, se attraversato da un congruo numero di letture scolastiche e personali, avrebbe potuto permettere agli studenti di spaziare in lungo e in largo. Così, in fondo, è stato. Tutti i miei studenti hanno svolto in massa “Calvino” e qualcuno, chi davvero sa scrivere un saggio scolastico(pur sempre mera esercitazione retorica imperiale), La letteratura come esperienza di vita. Detto ciò, entriamo nel merito delle consegne. Passi il riassunto sintetico(?)! Passi pure il sentimento di inadeguatezza di Pin! Ma al punto 2.2, quello in cui si chiede al candidato di individuare qualche uso morfologico…etc…particolare, una certo imbarazzo l’ho provato io, ancora prima dei miei alunni. Nitidezza espressiva e stile tendenzialmente asciutto caratterizzano la scrittura di Calvino. Ad essere sincero, ma probabilmente sarà anche la mia ignoranza, non ho notato nel testo chissà quale armamentario retorico, e per giunta strategico, sfoderato da Calvino. Il linguaggio risulta colloquiale e vicino al parlato, il discorso diretto irrompe nella narrazione in terza persona, qualche metafora di immediata comprensione, il ligure carrugio, il familiare scapaccionare, e poi? Anche le ripetizioni non caratterizzano forse il modello colloquiale? Non c’è quesito, poi, che riguardi il contesto storico interno alla trama. Un fiaba e niente più.

Passiamo alla seconda traccia, un saggio dal titolo “La letteratura come esperienza di vita”! Un pasticcio, che mette insieme Paolo tutto tremante baciante Francesca con Borges intervistato, e fin qui sempre di ambito letterario parliamo, con Raimondi e Todorov, cui si incollano Matisse, Van Gogh e Hopper(?). Nobile l’intento, scarso l’impianto.

Segue poi una sfilata di spunti per saggi con pochi documenti, che sinceramente non ho letto approfonditamente, né intendo farlo(anche perché i miei studenti li hanno snobbati), che un po’ di confusione in testa me l’hanno generata. Mi chiedo poi con quale coraggio, se non quello che scaturisce dalla propaganda politica, si possa proporre un tema sul diritto all’educazione attraverso lo spunto offerto da Malala Yousafzai, mentre l’orizzonte educativo è praticamente scomparso dalle scuole italiane a favore di un regime istruttivo e aziendalistico da customer satisfaction. 

Si sarebbe potuto osare di più.

25 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Alidada
    Giu 18, 2015 @ 23:54:53

    più o meno avevo letto le stesse perplessità scorrendo gli stati dei miei ex alunni ora maturandi, scritti su Facebook. E’ difficile per me esprimere un’opinione perché non mi sento all’altezza di entrare così nel dettaglio, so solo che mi ha incuriosito ritrovare Hopper tra gli artisti, ci sta facendo la tesi mia figlia. Buonanotte Mel

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  2. rosenuovomondo
    Giu 19, 2015 @ 06:58:48

    Non sono abbastanza nel mio elemento per cui non sono attendibile nelle mie opinioni, però non mi sono dispiaciuti i temi. Ne avrei svolti volentieri almeno due

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  3. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 08:37:07

    @Alidada e Rose, il mio post è soltanto un modo per riflettere, non esistono prove perfette. Personalmente avrei integrato con altri quesiti la traccia su Calvino, mentre avrei privilegiato l’ambito letterario-artistico nella scelta dei testi per il saggio B1, evitando di inserire testi di saggisti e critici.

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  4. linda
    Giu 19, 2015 @ 09:21:51

    Anch’io non sono in grado di giudicare le tracce, ma a volte sembra quasi che ci sia dell’autocompiacimento (da parte di chi le scrive) e uno sfoggio di cultura che serve solo a confondere i ragazzi… ma posso sbagliarmi, eh!?!

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  5. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 09:57:00

    Non c’è dubbio, Linda.

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  6. lanoisette
    Giu 19, 2015 @ 10:48:04

    secondo me l’analisi del testo di calvino non era per niente banale, soprattutto per il taglio sul romanzo di formazione, che credo sia argomento molto poco trattato in una normale quinta.

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  7. 'povna
    Giu 19, 2015 @ 13:32:46

    L’eccessivo intervallo di tempo tra i documenti proposti nella B1 è stato sottolineato anche dalla Pesciolina nella sua traccia. Sugli altri invece ho avuto poco da ridire (ma oramai si è capito che io e te abbiamo idee diverse sulle tracce, ricordo che l’anno scorso tu trovasti non male delle tracce per me inaccettabili), anzi. E Il sentiero è variegato di metafore che rimandano alla scelta resistenziale, in realtà (che si può leggere, è stata letta, come categoria storiografica forte, a partire da Pavone, ma in letteratura anche da studiosi del calibro di Scarpa o Pedullà, a partire da Pintor, ovviamente, di cui Calvino si configura a tutti gli effetti come erede coetaneo, come romanzo di formazione accelerato).

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  8. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 16:45:53

    @Lo tratto, infatti, al biennio, Lanoisette. Ripeto, per me non è banale, ma trovo fumoso il quesito 2.2, messo lì perché si doveva, ma senza convincimento.

    @Povna, ma nel brano proposto si possono scorgere metafore che rimandano alla Resistenza? Il MIUR ha messo in ombra questo aspetto, mi pare, puntando invece sull’aspetto della formazione.

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  9. 'povna
    Giu 19, 2015 @ 17:54:34

    Il brano è contestualizzato esplicitamente dalla traccia all’epoca della Resistenza, e dunque c’è, tra le informazioni fornite dall’analisi, pur se non direttamente nelle domande, l’invito a prendere in considerazione questo aspetto. La questione del rapporto tra essere piccoli ed essere grandi come quella del rapporto tra Italia fascista (piccoli, sotto tutela) ed essere grandi (scegliere di non rispondere a Salò e di fare il partigiano) è una cosa che, per esempio che ha messo in luce Rebecca, portando a esempio la nebbia finale, e ricordando come la nebbia sia uno dei caratteri che, oltre a essere caratteristica di altro autore resistenziale e partigiano che avevamo letto (Fenoglio), rimandi anche all’idea dell’uscire dalla nebbia delle idee confuse (fascismo) per avere le idee chiare su da che parte stare (scelta partigiana). Tutto questo senza che noi avessimo direttamente tutti in classe (lo aveva inserito solo Teofilo nel percorso di letture personale) fatto questo romanzo. Rebecca si è basata soprattutto su quello che avevamo fatto in storia e, leggendo del contesto partigiano, lo ha applicato all’analisi retorica.

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    • melchisedec
      Giu 19, 2015 @ 18:13:26

      Ma non nel terzo punto, in cui si chiede di istituire un confronto sul tema della formazione e che di solito è anche il luogo della contestualizza zione. L’informazione di cui tu parli è nella didascalia sull’autore, non nei quesiti. A me pare che l’aspetto della Resistenza sia rimasto in ombra.

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  10. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 21:23:01

    Non metto in dubbio gli insigni studiosi calviniani, né voglio negare la presenza del tema resistenziale; ritornando al senso del mio post, ho voluto sottolineare che, secondo me, e non solo, il MIUR, o meglio chi ha strutturato le tracce, ha spostato la focalizzazione dal tema della Resistenza, che anche Calvino nella prefazione successiva al ’47 definisce comunque di “scorcio”, se ricordo bene, a quello della formazione. Anche Lanoisette lo evidenzia nel suo commento. Cito qui Maggiani :”Anche la tematica su cui i giovani sono chiamati a riflettere è più che abbordabile: “Si parla di esclusione, della propria disponibilità verso l’altro. E si può parlare anche di bullismo, un tema che tocca molti giovani da vicino. Anche la tematica dell’inadeguatezza li riguarda: questo è un problema dei giovani di tutto il mondo da millenni. È una questione che affrontano tutte le generazioni, perché si sa che il mondo è dei vecchi. Insomma, è una prova di estrema attualità, si può riflettere e scrivere molto su questo argomento, e i ragazzi sanno di cosa stanno parlando, si tratta di cronaca di vita quotidiana, hanno tutti gli strumenti per farlo. Anzi, sa cosa dico? Spero proprio lo scelgano, anche se non credo che lo faranno in molti”.Il brano propone una riflessione sull’ingresso nel mondo degli adulti: “Se pensiamo all’esame di maturità come a un passaggio, un brano più centrato di questo non ci poteva essere. Anche se, devo dire – specifica lo scrittore – pensando ai ragazzi di oggi, che sono iper protetti, che vanno all’esame di stato accompagnati dai genitori, mi viene da sorridere: spesso trattiamo i nostri giovani come bambini, è interessante che vengano posti di fronte a questo tema, sono incuriosito da cosa riusciranno a scrivere”.
    E Calvino: “Al tempo in cui l’ho scritto, creare una «letteratura della Resistenza» era ancora un problema aperto,
    scrivere «il romanzo della Resistenza» si poneva come un imperativo; a due mesi appena dalla Liberazione nelle
    vetrine dei librai c’era già Uomini e no di Vittorini, con dentro la nostra primordiale dialettica di morte e di felicità; i
    «gap» di Milano avevano avuto subito il loro romanzo, tutto rapidi scatti sulla mappa concentrica della città; noi
    che eravamo stati partigiani di montagna avremmo voluto avere il nostro, di romanzo, con il nostro diverso ritmo,
    il nostro diverso andirivieni…
    Non che fossi così culturalmente sprovveduto da non sapere che l’influenza della storia sulla letteratura è
    indiretta, lenta e spesso contraddittoria; sapevo bene che tanti grandi avvenimenti storici sono passati senza
    ispirare nessun grande romanzo, e questo anche durante il «secolo del romanzo» per eccellenza; sapevo che il
    grande romanzo del Risorgimento non è mai stato scritto… Sapevamo tutto, non eravamo ingenui a tal punto: ma
    credo che ogni volta che si è stati testimoni o attori d’un’epoca storica ci si sente presi da una responsabilità
    speciale…
    A me, questa responsabilità finiva per farmi sentire il tema come troppo impegnativo e solenne per le mie
    forze. E allora, proprio per non lasciarmi mettere soggezione dal tema, decisi che l’avrei affrontato non di petto
    ma di scorcio. Tutto doveva essere visto dagli occhi d’un bambino, in un ambiente di monelli e vagabondi.
    Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo
    ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo…

    Escluso il bullismo di Maggiani, che è una forzatura, ho indirizzato i miei studenti a dare all’analisi proprio il taglio di un personaggio in formazione in un quadro, di scorcio, resistenziale.

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  11. 'povna
    Giu 19, 2015 @ 21:48:39

    A parte il fatto che la Prefazione del 1964 colloca Il sentiero che è resistenziale che più resistenziale non si può, tu mi hai domandato delle metafore e io su quelle ti ho risposto. Poi anche Rebecca negli approfondimenti ha lungamente parlato *anche* di romanzo di formazione. Peccato che, appunto, il romanzo di formazione dell’Italia post II guerra mondiale sia informato dalle ragioni della scelta partigiana che agisce come sparti-acque su quella che Antonicelli definisce “La generazione degli anni difficili”, con ciò andando a creare una sorta di neo-Bildung così come il neo-storicismo farà qualche decennio dopo appunto col romanzo storico.
    Poi, per quanto mi riguarda, che la domanda sia alla 2.2 o alla 3 a me non cale. Io ho insegnato ai miei alunni a rispondere puntualmente a tutti i quesiti, raggruppandoli in maniera organica, ma di certo a legarli tra loro e saper prescindere dalla divisione in punti, pur rispondendo a tutti quanti è per me motivo di plauso, non di biasimo.

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  12. roceresale
    Giu 19, 2015 @ 21:51:35

    Ho sedici analisi di Calvino che mi aspettano martedì. Che le direttive dall’alto sono state ferree, sul calendario delle correzioni. Mi dispiace per quel gruppo di Comeback che si eran specializzati da tempo sul saggio artistico-letterario, ragazzi fragili che erano riusciti a sfangarsela, diciamo così, con il taglio tematico facile di questo ambito (che so, “amore, passione” o “la madre” o ancora “il labirinto” nella letteratura). Che questo a me è parso tanto bello quanto difficile per loro e ho dovuto fare no no con la testa a due o tre di loro, per non farli cadere.

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    • 'povna
      Giu 19, 2015 @ 21:56:14

      Ecco, io però sento “taglio tematico facile” e mi arrabbio (così come sicura si arrabbierebbe la Noise, leggendoti) perché la critica tematica è: a) una cosa per niente facile; b) una cosa seria. Il b1 è il tema più difficile insieme al C di tutte le tracce, e averne dato un taglio sociologico è stato comunque un tentativo intelligente di renderlo abbordabile senza farlo cialtrone.

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      • roceresale
        Giu 19, 2015 @ 22:15:32

        Sono d’accordo su quel saggio, l’ho trovato bellissimo.
        Con facile intendevo, ovviamente, la metodicità con cui alcuni avevano imparato a fare una cosa, ripetuta, per questo sentita da loro più facile.
        Non oserei affermare altro, dal basso delle mie competenze.

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  13. 'povna
    Giu 19, 2015 @ 21:52:14

    Ps. Perdona la vis argomentativa, ma essendo questa parte di Calvino oggetto del mio primo libro pubblicato, nonché di uno degli ultimi saggi (derivato dalle lezioni al St. John’s College, quando vivevo a Cambridge) fa parte, come dire, delle cose che mi sono particolarmente care… 😉

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  14. 'povna
    Giu 19, 2015 @ 21:53:59

    pps. Maggiani è tanto una brava persona, certifico per plurima e reiterata conoscenza diretta, ma quanto a critica letteraria, va beh…

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  15. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 22:07:14

    Povna, ma chi ha espresso biasimo? O chi ha contestato le tue riflessioni? Continuiamo a seguire due strade differenti. Tu, a buon diritto, parli di Calvino, io delle intenzioni di chi ha formulato i quesiti. E in queste intenzioni scorgo che gli autori hanno sottolineato molto il personaggio Pin che entra nel mondo adulto in un contesto storico resistenziale.

    PS:Noto già da qualche tempo che i tuoi interventi nel mio blog hanno un sapore volutamente polemico, idem nelle risposte che fornisci ai miei commenti nel tuo blog. Ed è anche capitato nel blog di altri. Me ne danno conferma anche i silenzi di molti blogger che abbiamo in comune. Contenti voi, contenti tutti. E mi dispiace dire ciò qui pubblicamente. Ma, come dicevo in qualche recente post, ho bisogno di dire ciò che penso. Anche a torto.

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    • 'povna
      Giu 19, 2015 @ 23:04:26

      Di silenzi di blogger in comune non ho traccia, quanto alla polemica, io appartengo a quella visione della comunicazione che vede nelle discussioni, anche accese, un confronto sulle posizioni molto duro, ma non una messa in discussione della persona (non è un caso che in Inghilterra, dove mi sono formata, prima nei seminari ci si insulta, verbalmente, sul quid, e poi si va al pub e tutti i partecipanti pagano un giro di bevuta a tutti).
      Per quanto riguarda i tuoi commenti da me, cito gli ultimi miei di risposta:
      1) “fortunati, anche, diciamolo con onestà!”
      2) “è andata molto bene. E certi tocchi, come Heidegger, sono davvero raffinati, in sceneggiatura.”

      Se li ha ritenuti polemici, non me ne sono accorta, e me ne scuso. Però, francamente, non mi pare, anche ad analizzare con la peggiore acribia.

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      • 'povna
        Giu 19, 2015 @ 23:07:36

        Ah, e il terzultimo: “auguri anche ai tuoi!”. Anche qui non mi pare di vedere risposta polemica. Se poi parliamo come detto di posizioni divergenti, io con le persone che stimo sono abituata a essere britannicamente tranchante nel metodo e nel merito della discussione, come già detto, non certo della persona (anzi, se discuto, è perché penso valga la pena e sia interessante). 🙂

        [Detto questo, se preferisci che non intervenga più, mi astengo con rammarico, ma obbedienza, eh].

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        • melchisedec
          Giu 20, 2015 @ 07:21:52

          Non sono abituato a censurare commenti e autori dei commenti, me ne guarderei bene. Né il mio è un invito all’astensione dal commentare.
          Magari sono troppo visionario io, che vedo dove non c’è e non vedo dove c’è.

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  16. melchisedec
    Giu 19, 2015 @ 22:26:33

    Roce, io 13 Calvino, due B1 e un saggio tecnico(che mi rende allergico). 😦

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  17. roceresale
    Giu 19, 2015 @ 23:10:20

    Anche qua un solo tecnico, ma mi son pentita di averli dissuasi seppur “in codice”… I due documenti meritavano.

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  18. melchisedec
    Giu 20, 2015 @ 07:23:30

    @Roce, “in codice” mi fa immaginare una commissione dove si respira a fatica.

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