Muciddu

Del mio fioraio ho già avuto modo di parlare, come dei gatti che popolano il deposito dei fiori, una catapecchia antidiluviana, che accoglie ben due celle frigorifere e una serie di attrezzi del mestiere. L’aria è irrespirabile: i fiori in cella puzzano, come puzza l’acqua di ristagno dei contenitori, dove restano immerse per giorni le spugne verdi da usare per le composizioni. Il deposito è invero anche un ripostiglio di cianfrusaglie, com’è possibile desumere dalla foto. In un angolo polveroso una cassetta è diventata la culla di quattro muciddi*, che una mucidda ha partorito sabato mattina. Il fioraio sapeva che mucidda era incinta e, quando ha visto movimenti strani e qualche miagolio di troppo, ha predisposto la cassetta-culla sì in un anfratto, ma a pochi centimetri da una finestra, da cui entrano aria e luce. Dei muciddi mi sono accorto soltanto ad acquisto completato; eccoli, mentre poppano silenziosi, mentre Bea, così ho ribattezzato mucidda, è distesa in estasi.

*Non posso chiamarli gatti, il nome “giusto” è muciddu, una parola-onomatopea adoperata in Sicilia per chiamare i gatti e richiamarli producendo con le labbra una sorta di miagolio umano affettuoso. Così li chiamano il mio fioraio e il popolino. Che poi muciddu richiama mouse. Chissà qualche lontana parentela!  

13 thoughts on “Muciddu

  1. @Da coccolarseli, Ornella. 😀

    @Povna, dialettale sì, io ho fatto un volo pindarico azzardato. “Muciddu” è una parola dei nonni insomma, ma sopravvive. “Mucì, mu mu mu, mucì”. 😀

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  2. Secondo me muciddu, più che mouse, richiama moccio, oppure mucillagine, oppure mucchio, oppure muco, oppure mucca, oppure mozzo.

    Secondo me, ben s’intende: secondo me.

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  3. Poche scene sono belle e confortanti come una gatta madre che accudisce la sua bella cucciolata in condizioni confortevoli. E per i gatti va bene qualsiasi nome o parola, basta che sia detta in tono assai sdilinquoso e ammirato ^__^

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  4. @Manlio, il mio è uno strampalato gioco di parole per associazione; “mouse” significa “topo” e non ha nulla a che spartire con “muciddu” a livello di radice, come anche le parole che tu proponi. E’ anche vero, però, che “mu” in indoeuropeo significa, tra altri significati, “emettere suoni inarticolati”. In Sicilia dire “muciddu” ha non solo un valore affettivo, ma anche augurale, nel senso che i muciddi tengono lontani i topini. 🙂

    @Murasaki, non posso che concordare. 🙂

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  5. bellissimi.
    ma, da rompiballe sensibile a certe cose, dico che, se la gatta è randagia, sarebbe il caso di chiamare l’ENPA e provvedere a sterilizzarla, onde evitare che faccia due cucciolate di rnadagetti l’anno…

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  6. L’operazione per sterilizzare la micia in modo adeguato (nel senso di farla senza creare traumi pre e post, con il minimo dei punti necessari, e la cura antibiotica successiva viene a costare sui cento euro. L’ENPA provvede a sterilizzazioni in serie e forse costa meno, ma ho visto gatte decisamente sofferenti, dopo. In ogni caso bisogna aspettare che i “muceddi” siano svezzati e cresciuti.

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