Pane al pane

Quella del pane fresco, o caldo che si voglia dire, è una fissa, anzi la fissa dei miei genitori. Frequentissimo il caso che rimanga del pane della sera precedente, ma non si accettano ragioni. Il pane deve essere fresco, anzi caldo. E va acquistato due volte al giorno, quello per il pranzo e quello per la cena. Non sia mai che si mangi a tavola quello raffermo, che poi tanto non lo è. Il pane a lievitazione naturale resiste anche più di un giorno, quindi, considerato che a mezzodì uscire da casa è come chiedere a una forma di burro di accomodarsi dentro un forno a 250 gradi, sarebbe segno di buon senso consumare i resti del pane della cena precedente e procrastinare al tramonto l’acquisto di quello fresco, anzi caldo. 

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Probabilmente tale accanimento-fissa-ossessione dipende dalla privazione subita durante gli anni della guerra, la seconda, o semplicemente i miei genitori sono vittime del consumismo alimentare diffusosi a macchia d’olio già dagli anni ’80. Tutto può mancare, ma non il pane. 

E il pane, proprio oggi, è stato causa di un incontro sgradevole, soprattutto per il modo poco urbano. Ecco i fatti!

Avevo appena acquistato la razione per il pranzo ed ero appena uscito dal panificio, quando due sconosciuti dapprima hanno sgommato a tutto gas per raggiungermi velocemente a pochi centimetri dal marciapiede, poi hanno piantato i freni dell’automobile e, infine, uno di essi, dopo aver dichiarato di appartenere alla guardia di finanza, mi ha chiesto che esibissi lo scontrino. Per un nanosecondo ho ritenuto si trattasse di due malintenzionati, ma, quando l’altro si è diretto velocemente al panificio, mi sono rassicurato. A conferma gli ho chiesto, quindi, di mostrarmi la tessera di riconoscimento, dell’arma chiaramente, e a mia volta gli ho consegnato lo scontrino. Saluti e buona giornata!

I controlli sì, la lotta all’evasione pure, ma sinceramente mi sono sentito braccato.

Ecco, vi dirò molto semplicemente: di questo Stato, che si incarna in ufficiali che lo rappresentano come nei modi sopra esposti, io ho paura.