Incredibile dictu

In questi giorni di ingranamento della marcia scolastica in via di una lubrificazione ormai definitiva della macchina-scuola, il pianeta gravita intorno al sistema degli alunni esodati, ossia i maturati freschi freschi e i laureandi. E protagonisti, roba da non credere, sono anche i loro genitori. Padri e madri mi aggiornano, con le loro visite mattutine o con una telefonata, sui risultati dei test universitari dei loro figli o, incredibile dictu, mi chiedono consigli su come risolvere certe questioni, sostenendo che io conosco più di loro i ragazzi e so come intervenire anche con poche parole.
A volte non credo alle mie orecchie.
Sono lo stesso professore, che cinque o nove anni fa veniva accusato di far partorire ai ragazzi incubi notturni per tema delle verifiche, ansia e timore, senso di inadeguatezza rispetto agli standard da raggiungere e ora eccoli in azione a ringraziarmi e a chiedermi consigli e interventi!
Sono lo stesso professore, antiquato, che usa il gesso, che è a corto di tecniche multimediali, limmesche e diavolerie varie(mi spiace per coloro che scambiano il mezzo con il fine)e che usa metodi da libro cuore e da scuola gentiliana.
Da una parte ne gioisco, dall’altra caccerei tutti a pedate in culo, ma poi subentra l’educatore educato e i propositi cafoneschi rimangono solo propositi.
Mi tocca il ruolo di Teresino di Calcutta, che dà una mano e aiuta chi te la porge.
La messe si è rivelata abbondante: i maturati freschi freschi si stanno immatricolando, alcuni in università di un certo respiro(Sant’Anna, Padova, Milano e Torino, università pontificia), altri in Sicilia; soltanto tre cercheranno un lavoro(?).
Posso ritenermi soddisfatto insomma.
Non riesco, invece, a pronunciarmi sui nuovi primini: tendono a stancarsi e a distrarsi(sbadigli, risatine subito fulminate sul nascere, interventi demenziali). La maggior parte delle ore con loro si impiegano per patteggiare attribuzioni di significati all’esperienza educativa e culturale, che stiamo intraprendendo.
Ma questa è la regola degli inizi, di tutti gli inizi.
Da educatore ottimista credo che verrà fuori il meglio. Certamente è faticoso, ma si sopravviverà.
Intanto ieri mi sono dedicato una passeggiata rigenerante nel percorso palermitano uneschiano.

Carlo V

La cattedrale

La cattedrale

Mezzo angolo di cielo e di nuvole

Carmela e gli altri

ts2464v5-10Notizie come questa mi intristiscono a tal punto da farne un pensiero fisso per una giornata intera o anche più. La morte invisibile di una persona sola(una professoressa), e probabilmente con disturbi della personalità, non so se indotti dai casi della vita, da una predisposizione biologica o da entrambi, ma questo poco conta, ignorata dagli inquilini di una palazzina romana, nonostante il fetore dovuto alla decomposizione del cadavere. Due anni, due anni di invisibilità. E di indifferenza e di prosciutto nei fori nasali. 

La notizia ha dell’incredibile appunto per l’assoluta mancanza di umanità, di incapacità di guardare oltre il proprio naso. Proprio di quelli che, non parenti, non si sono chiesti per due anni che fine avesse fatto la professoressa. Parroco, medico di base, vicini di casa, ex colleghi.

Ma ha anche una certa illogicità relativamente allo svolgimento dei fatti. La decomposizione di un cadavere non è cosa che si possa ignorare. Qualche anno fa, durante un’afosa sera d’agosto, io e i miei amici, proprio per il fetore insopportabile di carogna, scoprimmo con l’aiuto delle forze dell’ordine il cadavere di un uomo deceduto, si seppe poi, 48 ore prima della scoperta. Il lezzo del cadavere era talmente intenso che perlustrammo la palazzina piano per piano, annusando ogni porta. Scovata la fonte infernale, allertammo la polizia. E per Carmela sono trascorsi due anni? Possibile?

La notizia, poi, personalmente mi intristisce, perché si tratta di una collega e di colleghi rimasti in completa solitudine, specialmente dopo la pensione, ne ho conosciuti tanti nel corso della mia carriera. I casi più disperati riguardano gli insegnanti che hanno giocato il loro ruolo di educatori sotto l’equazione scuola uguale vita. Sono infrequenti, inoltre,  i casi di colleghi “felici” e “sereni” dopo che hanno lasciato la scuola. Dopo la festicciola i colleghi in servizio dimenticano i colleghi in pensione. E, quando non hanno qualcuno che affettivamente, e nel peggiore dei casi materialmente, si prenda cura di loro, non sempre concludono bene la loro vita.

Nutro profondo rispetto per i colleghi in pensione; qualcuno viene ancora a trovarci a scuola e ci mostra, gioioso, che la sua vita culturale non si è fermata al di qua delle soglie della scuola. Uno di questi studia ancora, traduce, scrive. Ed è sempre una festa accoglierlo. 

Oggi voglio dedicare questi miei pensierini ingenui proprio a quei colleghi che non insegnano più e che per qualche motivo soffrono di solitudine. Non ultimo il pensiero va a Carmela, la professoressa invisibile.

Modi e tempi e luoghi

C’è poco da dire sul mio inizio a scuola: le aule sono delle fornaci per l’imperversare dello scirocco, il caos organizzativo, causato da chi, pur essendo pagato con soldi dello Stato, non ha ancora ingranato la marcia giusta e, ancora intontito dalla canicola estiva, ha confezionato un orario pasticciato, che ci renderebbe ubiqui nelle aule alla stessa ora, se ne avessimo il potere. Collegi da rendere invidioso Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e colleghi vaganti in cerca di aule e informazioni.

I primini? Che dire? Una massa umana di imberbi, quasi tutti maschietti, da conoscere. Hanno già eseguito una delle prove d’ingresso e hanno occhi interrogativi e un po’ spauriti. 

Come se non bastasse, i colleghi in ingresso. Nutro riserve e osservo guardingo e gelido. Tra tutti,  un giovanotto trentenne, anno più anno meno, che, mentre gli parli, digita, ossessivo, caratteri sul cellulare. Avendo notato il mio disappunto dipinto nello sguardo, ha esclamato: “Non sto facendo i cazzi miei! Ascolto e prendo appunti”. 

Ma uno che arriva in una scuola per la prima volta è lecito che usi la parola cazzo con un collega sconosciuto e per giunta con funzione di responsabilità?

Bella presentazione!

Senza parole.