Itangliano

libri_al_passoL’estate sta finendo e un anno non se ne va, ma comincia.

Premesso che mi hanno assegnato una cattedra congeniale(con, tra l’altro, 10 ore in una sola classe puoi fare il giro del mondo)su un’unica sezione, la mia storica, non dovrò saltellare come un satiro da un’aula a un’altra e le riunioni pomeridiane saranno tutte concentrate in pochi pomeriggi. Se a ciò si aggiunge la saggezza della Capa, che ha tagliato di molto i minuti destinati alle riunioni e che ritiene un non-valore farci stazionare a scuola a friggere aria, ci sono tutti i presupposti per un anno sereno e costruttivo. Certamente non mancano le incognite: i nuovi primini, qualche collega nuovo, le rivelazioni*.

Nell’immediato mancano circa 48 ore all’inizio del mio anno scolastico e, com’è mia abitudine, dedico almeno 10 minuti della giornata alla visita di quei siti web che, direttamente(il sito della mia scuola)o indirettamente(usr, miur, portali vari), possano fornirmi informazioni utili alla gestione di tutto quel mondo che gira intorno e dentro la vita delle classi, perché, ri-petiamocelo con franchezza, se la cornice storica, etica e politica è sgangherata, possiamo almeno preservare il soggetto del quadro, ossia i nostri studenti.

Così stamani mi sono fatto un giretto sul sito del MIUR, ho controllato la posta ministeriale e preso visione delle iniziative didattico-educative. Fra tutte ha destato il mio interesse il progetto “A Scuola di OpenCoesione”, il cui acronimo è ASOC. Ma anche senza acronimo ho avuto difficoltà a comprenderne immediatamente il senso; solitamente il titolo di un testo è anche sintesi del contenuto del documento stesso, non un enigma. E leggendolo, pur afferrandone il senso, ho dovuto più volte consultare la rete.

Eccone un saggio!

A Scuola di OpenCoesione [ASOC] è il percorso innovativo di didattica interdisciplinare rivolto alle scuole secondarie superiori di ogni tipo che promuove attività di monitoraggio civico dei finanziamenti pubblici anche attraverso l’utilizzo di open data e l’impiego di tecnologie di informazione e comunicazione. Il percorso ASOC riunisce in un unico programma didattico educazione civica, acquisizione di competenze digitali, statistiche e di data journalism, nonché competenze trasversali quali sviluppo di senso critico, problem-solving, lavoro di gruppo e abilità interpersonali e comunicative, integrandole con i contenuti delle materie ordinarie di studio. Gli studenti sono infatti chiamati a costruire delle ricerche di monitoraggio civico a partire dai dati e dalle informazioni sugli interventi finanziati dalle politiche di coesione nel proprio territorio (disponibili sul portale http://www.opencoesione.gov.it), comunicandone i risultati e coinvolgendo attivamente la cittadinanza. La didattica si svolge in modalità project-based combinando momenti di apprendimento asincroni tipici dei MOOC (massive online open courses) con attività di facilitazione in presenza guidate dai docenti stessi (precedentemente formati ad hoc), lavoro di gruppo, interazione online con il team che anima il progetto.

Sfoggio e niente più.

Riscriviamolo!

A Scuola di OpenCoesione [ASOC] è il percorso innovativo di didattica interdisciplinare rivolto alle scuole secondarie superiori di ogni tipo che promuove attività di monitoraggio civico dei finanziamenti pubblici anche attraverso l’utilizzo di documenti accessibili a tutti e l’impiego di tecnologie di informazione e comunicazione. Il percorso ASOC riunisce in un unico programma didattico educazione civica, acquisizione di competenze digitali, statistiche e di inchieste giornalistiche, realizzate con gli strumenti della matematica, della statistica e delle scienze sociali, nonché competenze trasversali quali sviluppo di senso critico, problem-solving, lavoro di gruppo e abilità interpersonali e comunicative, integrandole con i contenuti delle materie ordinarie di studio. Gli studenti sono infatti chiamati a costruire delle ricerche di monitoraggio civico a partire dai dati e dalle informazioni sugli interventi finanziati dalle politiche di coesione nel proprio territorio (disponibili sul portale http://www.opencoesione.gov.it), comunicandone i risultati e coinvolgendo attivamente la cittadinanza. La didattica si svolge in modalità progettuale mista, combinando momenti di apprendimento asincroni tipici dei MOOC (corsi aperti disponibili in rete) con attività di facilitazione in presenza guidate dai docenti stessi (precedentemente formati ad hoc), lavoro di gruppo, interazione online con il team che anima il progetto.

Certo così è meno figo, ma più comprensibile.

*Le rivelazioni sono di quelli che hai stimato onesti, corretti e generosi e invece si rivelano pezzi di m…

11 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. 'povna
    Set 12, 2015 @ 10:28:33

    Il burocratese schietto come categoria opacizzante per definizione, invece che semplificativo della comunicazione. Come non concordare, caro Mel?

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  2. roceresale
    Set 12, 2015 @ 11:42:01

    A me ha ricordato la rubrica dell’inserto satirico Cuore, “parla come mangi”. Ricordo che in un’occasione ci trovai anche un estratto dal manuale di letteratura greca in uso al liceo e ce la ridemmo per giorni, sui banchi.
    Ora c’è un po’ meno da ridere…sarà la vecch, ops, responsabilità…

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  3. Ornella Antoniutti
    Set 12, 2015 @ 11:59:24

    A me preoccupa un po’ quel “precedentemente formati ad hoc” che farebbe supporre corsi di aggiornamento con esperti pagati, per cui si potrebbe sospettare malignamente che quel “ad hoc” si riferisca ai docenti più che ai discenti.

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  4. Ornella Antoniutti
    Set 12, 2015 @ 12:01:48

    Per quanto riguarda le rivelazioni, ahimé, sempre ci tocca masticare amaro. 😦

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  5. melchisedec
    Set 12, 2015 @ 17:39:34

    @Povna, burocratese cui si aggiunge l’inserimento di termini diciamo inglesi; forse meglio dire di quel linguaggio che, servendosi dell’inglese come strumento veicolare, pasticcia insieme marketing, economia e capitale.

    @Roce, tra acronimi e sigle si può costruire un abbeccedario comico-satirico.

    @Ornella, i docenti sì. C’è un business intorno alla formazione. Io sono formato, a mia volta formo i formandi e così via da capo. Che poi “formare” vuol dire anche “dare una forma”. Pericoloso.

    La scuola è ormai invasa da esperti esterni, spalleggiati dagli interni.
    Forse sono meno esperti quelli interni?!

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  6. Billy Hunt (@BillyHunt69)
    Set 13, 2015 @ 15:08:37

    dieci e lode caro Prof. – davvero viene il dubbio che qualcuno lo faccia di proposito per mettere in difficoltà il convenuto a leggere, e se spiazza noi, figurarsi un ragazzo…
    Speravo in cuor mio che certe astruse forme burocratiche con le quali avevo dovuto “combattere” in passato per atti pubblici o concessori vari fossero state un pò chiarificate, invece peggio, si sono anche caricate di quegli inglesismi di cui non si dovrebbe abusare così tanto. Riporto un passo di certo Roberto Buttura che in merito a questa problematica mi ha fatto riflettere su quanto questo possa incidere sulla novella creazione di possibili “nuovi mostri”:
    Ecco, nel nostro caso il diluvio di parole e concetti stranieri risponde all’esigenza di connotare una nuova classe che fa tutto giusto, e lo dice in inglese (meglio sarebbe dire in americano), e se qualcosa non va lo addebita in modo generico alla mancata aziedalizzazione, ecc., ecc., ecc., una nuova classe, insomma, profondamente egocentrica, malata di autoreferenzialità, indisponibile al confronto e alla critica, vestale dell’economia e dei bilanci (quando conviene)
    Invece a te, caro Mel, che riesci a dipanare per i tuoi fortunati alunni anche i peggiori intrecci, il miglior augurio per l’anno scolastico in divenire, con te la nave va!
    Ray

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  7. Ilaria
    Set 13, 2015 @ 19:00:05

    Bravo Mel, quanto occorrerebbero interventi simili un po’ ovunque… Burocratese insopportabile a parte, per quanto riguarda l’inglese mi sono data una semplice regola che osservo religiosamente: mai usare in un testo un termine inglese quando esiste il corrispettivo italiano. “Briefing” suonerà anche più accattivante di “riunione” ma… pazienza! 🙂
    Buon inizio, Mel, sarà come sempre interessante seguire l’anno scolastico attraverso le tue esperienze e riflessioni.

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  8. melchisedec
    Set 14, 2015 @ 06:25:53

    @Ray, grazie per il passo riportato, che chiarisce il senso del mio discorso! Da dove è tratto? Mi piacerebbe “incollarlo” al mio post. Ti ringrazio. 🙂

    @Anch’io cerco di osservarla, Ilaria. In genere ne uso poche.
    Ti ringrazio per gli auguri. 🙂

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  9. Billy Hunt (@BillyHunt69)
    Set 14, 2015 @ 14:20:18

    Mel è uno stralcio di una mia recente lettura da questa pagina dove trovi l’articolo completo:
    http://www.societasalutediritti.com/documenti/20042405L'INGLESISMOMALATTIAINFANTILEDELTECNICISMO.htm
    credo che il sig. Buttura sia un giornalista veneto, meglio dirti non so …
    Ray

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  10. Mr.Loto
    Set 14, 2015 @ 18:06:03

    … la prima versione mi ha ricordato i menù dei grandi chef, con nomi altisonanti che, alla fin fine, sono cibi che tutti conosciamo!
    In fin dei conti comunque, mi sembra un buon progetto. Fai un lavoro davvero importante per la società, educare i giovani, ed hai tutta la mia stima! 😉

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  11. melchisedec
    Set 15, 2015 @ 22:14:40

    @Ray, grazie. Molto interessante.

    @Mr Loto, il progetto va bene, ma il testo che lo presenta è odiosamente complicato.
    Grazie per l’attestazione.

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