Carmela e gli altri

ts2464v5-10Notizie come questa mi intristiscono a tal punto da farne un pensiero fisso per una giornata intera o anche più. La morte invisibile di una persona sola(una professoressa), e probabilmente con disturbi della personalità, non so se indotti dai casi della vita, da una predisposizione biologica o da entrambi, ma questo poco conta, ignorata dagli inquilini di una palazzina romana, nonostante il fetore dovuto alla decomposizione del cadavere. Due anni, due anni di invisibilità. E di indifferenza e di prosciutto nei fori nasali. 

La notizia ha dell’incredibile appunto per l’assoluta mancanza di umanità, di incapacità di guardare oltre il proprio naso. Proprio di quelli che, non parenti, non si sono chiesti per due anni che fine avesse fatto la professoressa. Parroco, medico di base, vicini di casa, ex colleghi.

Ma ha anche una certa illogicità relativamente allo svolgimento dei fatti. La decomposizione di un cadavere non è cosa che si possa ignorare. Qualche anno fa, durante un’afosa sera d’agosto, io e i miei amici, proprio per il fetore insopportabile di carogna, scoprimmo con l’aiuto delle forze dell’ordine il cadavere di un uomo deceduto, si seppe poi, 48 ore prima della scoperta. Il lezzo del cadavere era talmente intenso che perlustrammo la palazzina piano per piano, annusando ogni porta. Scovata la fonte infernale, allertammo la polizia. E per Carmela sono trascorsi due anni? Possibile?

La notizia, poi, personalmente mi intristisce, perché si tratta di una collega e di colleghi rimasti in completa solitudine, specialmente dopo la pensione, ne ho conosciuti tanti nel corso della mia carriera. I casi più disperati riguardano gli insegnanti che hanno giocato il loro ruolo di educatori sotto l’equazione scuola uguale vita. Sono infrequenti, inoltre,  i casi di colleghi “felici” e “sereni” dopo che hanno lasciato la scuola. Dopo la festicciola i colleghi in servizio dimenticano i colleghi in pensione. E, quando non hanno qualcuno che affettivamente, e nel peggiore dei casi materialmente, si prenda cura di loro, non sempre concludono bene la loro vita.

Nutro profondo rispetto per i colleghi in pensione; qualcuno viene ancora a trovarci a scuola e ci mostra, gioioso, che la sua vita culturale non si è fermata al di qua delle soglie della scuola. Uno di questi studia ancora, traduce, scrive. Ed è sempre una festa accoglierlo. 

Oggi voglio dedicare questi miei pensierini ingenui proprio a quei colleghi che non insegnano più e che per qualche motivo soffrono di solitudine. Non ultimo il pensiero va a Carmela, la professoressa invisibile.

11 thoughts on “Carmela e gli altri

  1. Purtroppo in questo mondo essere ammalati è una disgrazia, e negarlo sarebbe ipocrisia. Essere ammalati e soli è una calamità. Evidentemente l’infermità di questa persona non era solo fisica, e le impediva anche di chiedere l’aiuto di cui abbisognava. Ma la storia del ritrovamento contiene particolari allucinanti. In ogni condominio esiste qualcuno di scontroso, antipatico o maleducato, ma “dimenticarsene” per due anni credo sia veramente inaudito!

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  2. Io sono rimasta sconcertata alla notizia che i vicini, per eliminare l’odore, avevano sigillato con il nastro adesivo la porta dell’appartamento… questo dà la misura della spaventosa distanza tra quanto le persone siano interessate al proprio orticello (sentire la puzza) e quanto siano interessate agli altri (chiedersi cosa diamine sia sucesso se da un appartamento proviene un fetore tremendo e da giorni/settimane/mesi nessuno risponde a campanello, citofono, telefono).

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  3. Abbé, a questo punto che suggeriscano di sparare ai migranti in arrivo mi sembra il minimo…
    Ma nel condominio non c’era nemmeno qualcuno che avesse paura delle infezioni?
    La poveretta avrà anche avuto problemi e disturbi psichiatrici, ma certo là dentro non era la sola…

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  4. le figure come i professori per i quali scuola e vita fanno un unicum, sono presenti anche in altre professioni. Vi sono bancari che, una volta fuori dall’ambiente, si sentono delle nullità o avvocati che una volta in pensione e trasferiti gli ultimi clienti ai colleghi, si trovano in un mondo vuoto. Gli investimenti affettivi si fanno in giovane età, accettando anche i sacrifici connessi (la propria libertà, i propri quattrini ecc.) e ci si crea una famiglia per avere una rete di affetti, una coetanea, un paio di giovani e qualche piccolo bambino, quando si hanno sessant’anni e si va in pensione. Una rete che sostenga dalla caduta nel vuoto, e trattenga dallo sposare la prima ucraina o filippina capace di dire una parola gentile, come hanno fatto tanti anziani. Pensaci, Mel carissimo, davvero.

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  5. del resto l’estate scorsa, in luglio, suppergiù negli stessi giorni, ho letto di due donne morte in solitudine e ritrovate una dopo otto anni vicino a Trieste, dove ho abitato, e l’altra dopo dieci anni in Sardegna, dove vado in ferie. Entrambe erano mummificate. La prima, dopo sette anni è stata scoperta dagli ufficiali giudiziari perché essendo morta non pagava l’affitto e i proprietari le hanno fatto lo sfratto! tanto sono lunghe le procedure di sfratto ……

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  6. Avevo letto stamattina e da altra fonte e c’ero rimasto proprio si sasso … nella fattispecie …mi sembrano abbastanza gravi le posizioni dei medici, ma anche i vicino dovrebbero rispondere di omissione di soccorso oltre alla propria coscienza.
    questo in teoria .. in un paese normale… non questo derelitto…
    solo tanta amarezza .. e il sospiro mescolato alla speranza che Dio o chi per Lui invece non l’abbia affatto dimenticata. No …
    Ray

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  7. @Povna, una storia che pietrifica, molto.

    @Rose, l’uomo che muore è sempre solo in ogni caso, non so che tipo di conforto possa ricevere dagli altri.

    @Ornella, infatti c’è un limite anche alle antipatie.

    @Lanoisette, è una storia di egoismo estremo.

    @Sì, Iome, questa storia è segno dell’indecenza dei nostri tempi.

    @Murasaki, hai ragione. Non era la sola…

    @Albaplena, certamente il discorso si può estendere a tutte le professioni. A me interessano i colleghi soprattutto. Questa è l’esperienza che ho sotto gli occhi. La rete si può costruire a prescindere dalla scelta di compagni/e.

    @Ray, mi piace ” rispondere alla propria coscienza di omissione di soccorso”. Cosi è.

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