Minzioni e finzioni

Non so quale sia la media d’età, ma il fastidio è sicuro; giunti alla soglia dei cinquant’anni, i maschi, mostriamo i primi segni di sofferenza a causa dell’entropia della prostata.

Anche per me giungerà probabilmente questo momento.

Si tratta di un processo entropico esclusivamente maschile, come tutti ben sanno, e credo non ci sia nulla di male ad ammettere di avere qualche problemuccio prostatico. Frequentemente la prostata aumenta di volume e ostacola il funzionamento della vescica a tal punto, che il suo svuotamento non è agevole. Di notte gira e rigira bisogna alzarsi dal letto e andare in bagno per svuotarla.

Credo pure che non sia motivo di vergogna rivelare alla propria partner/moglie/compagna/o che si vive questo problema fisiologico, che oggi nei media viene concepito come disagio psicologico(nell’immaginario maschile lo è, ammettiamolo!); voglio affrontare questo argomento non perché io soffra di prostata, ma perché è terribilmente briosa la pubblicità, che sicuramente tutti in questi giorni avete visto in televisione, di quel marito, che ha superato sicuramente i 50 anni, con la classica pancetta da vita sedentaria di ufficio e ossessionato dalle frequenti minzioni notturne; questi, sera dopo sera, accampa alla moglie delle scuse per non rivelarle di dover necessariamente urinare. Il dato rilevante è il fastidio sospettoso che si vede dipinto sul volto della protagonista; non si comprende se lei sia infastidita dal fatto che il marito si alzi continuamente, impedendole di riposare serenamente, o sia, invece, rosa dal sospetto che lui faccia chissà cosa durante le fughe notturne dalla stanza da letto. Perché mai lui si alza dal letto a intermittenza? Cosa farà mai di notte fuori dal talamo? La cosa più curiosa è che il problema non sarà affrontato e risolto da lui, ma da lei; dallo spot si inferisce che lei stessa va in farmacia e acquista il prodotto miracoloso, che dovrebbe in qualche modo aiutare il povero marito a dosare le minzioni notturne. Mi pare, però, anche uno spot anacronistico, perché oggi credo che tra le coppie ci sia una comunicazione così limpida e chiara, che non c’è motivo di nascondere al partner un proprio problema fisiologico, che talvolta può degenerare in patologia seria. Settant’anni fa, quando certi argomenti erano in qualche modo tabù, sarebbe stato inconcepibile che un catanonno arcaico potesse rivelare alla propria catamoglie di avere determinati problemi, ammesso che ne fosse consapevole. Oggi, che motivo c’è di nascondersi e/o mentire?

Intanto ne ridiamo simpaticamente.

7 thoughts on “Minzioni e finzioni

  1. io mi sono posta invece un altra questione: il problema dell’incontinenza è comune a uomini e donne di una certa età, solo che la pubblicità dei pannoloni (ma, volendo fare un parallelo, anche quella di alcuni prodotti per fastidi ginecologici) ha un target tipicamente femminile, quella del “rimedio” (farmacologico o via consulto medico – non se ricordi lo spot sulla disfunzione erettile, quella dei due fiammiferi) ha un destinatario maschile. dunque agli uomini si propone una soluzione del problema, alle donne solo qualcosa che possa tenere sotto controllo i sintomi (e l’incontinenza femminile nel 90% dei casi si cura con un pochino di ginnastica pelvica, non servono neppure le pillole!). Mi sembra significativo di una cultura ancora molto bigotta e maschilista, per cui la donna deve pazientemente sopportare (col pannolone) problemi che invece potrebbe tranquillamente risolvere.

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  2. Che il mio signor padre a un certo punto avesse problemi di prostata non lo sapeva solo mia madre, lo sapevo anche IO – e non siamo mai stati una famiglia eccezionalmente propensa a parlare dei fatti nostri più privati o grande amate di conversazioni a sfondo medico. Era uno dei tanti fastidi della vita, come la disfunzione cardiaca di mia madre o la mia cronica propensione alle bronchiti, non c’era ragione di tenercelo nascosto – e sto parlando di qualche decennio fa.
    In effetti lo spot è molto carino (l’aria sospettosa della moglie a me sembra del tipo “Ma perché mi racconta tutte ‘ste storie?”, cioè del genere di esasperazione dato dal compatimento verso la stupidità umana – temperato comunque da un solido affetto) ma suona un po’ strano, e non si capisce perché in farmacia debba andarci LEI, che certo non ha problemi di prostata.

    @LaNoisette: non saprei, più che mentalità maschilista mi sembra bieco opportunismo: una bella pubblicità alla ginnastica pelvica sarebbe senz’altro utile a molte, ma i produttori di pannoloni non ne ricaverebbero alcun aumento delle vendite…

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  3. @Lanoisette, grazie per avermi fatto notare questa sfumatura di “trattamento” iniquo delle donne; pare che tutti, in ogni caso e genere, ci siamo bevuti il cervello e ricorriamo al miracolo del prodotto senza avere consultare il medico di base.
    La pubblicità dei fiammiferi è affissa pure nella sala d’aspetto del mio medico di base; carina però, sotto il profilo creativo, mentre mi astengo sul valore semantico del verbo “accendere/rsi”, come se fosse soltanto un problema erotico.

    @Murasaki, anche i miei genitori abbastanza “open”, pur con più di 75 anni, ma per i nonni(uno del 1900, l’altra del 1907)un problema gine/andrologico(etc…)era tabù.
    Dello spot mi sfugge proprio la soluzione affidata a lei, sebbene sia Lei nelle scene precedenti a manifestare fastidio.

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  4. Impensabili per la televisione di qualche decennio fa pubblicità che accennassero a qualsivoglia funzione fisiologica. Il massimo della sfrotatezza era Il confetto Falqui o la dolce Euchessina che si prende la sera, e poi la mattina… Sono un po’ all’antica in questo e non amando la pubblicità, di qualsiasi prodotto, pure sono allibita quando ho udito: “la diarrea ti assale improvvisamente, porta con te xxx e la diarrea passa” o giù di là. Nell’intervento provvidenziale della moglie invece non ho visto intenti antifemministi. Oppure è oramai assolutamente normale, nella mia esperienza quotidiana che spetti a noi donne risolvere i problemi di salute dei familiari? E poi le donne della pubblicità sono onniscienti e onnipresenti: pensate alla mamma di quello che compera cento prodotti quando ne basta uno. E io non mi ricordo nemmeno di quale prodotto si tratta. Sarà che su di me la pubblicità proprio non funziona.

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  5. E’ stato ed è normale, nella cultura italica tutta, che spetti alle donne risolvere il 90% dei problemi, Ornella. In tal senso ciò è iniquo. Il caso della pubblicità ne sembrerebbe l’ulteriore conferma.

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  6. era più schietto e sincero il professor Luciano Onder che indicava prevenzioni, palliativi e rimedi di genere 🙂 ultimamente c’è il senso di incutere terrore occulto da chi promuove medicinali, gli inserzionisti parlano di gengive sanguinanti.. di coliche e spasmi disagevoli, ma anche di pasticche analgesiche da prendere in capsule molli … anche andando in motorino, certo è importante che ci facciano sentire a posto, ma con la testa molto .. molto meno a forza di minchiate ..
    Credo che a volte non sia male cambiar canale al volo …
    Buona settimana caro Prof!
    Ray
    P.S. “ad minchiam” in ricordo del 10° anno dalla scomparsa del Prof. Franco Scoglio)

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